Mal’aria 2022, allerta smog. Legambiente: codice rosso per Torino, Milano, Padova

Mal’aria 2022, allerta smog. Legambiente: codice rosso per Torino, Milano, Padova (Fonte immagine: Pixabay)

Ricoveri ospedalieri, perdita di benessere, impatti indiretti sulla salute e, quindi, riduzione dell’aspettativa di vita. Sono i fattori che determinano il costo sociale dell’inquinamento atmosferico, una spesa che in Italia ammonta a una media di 1400 euro per ogni cittadino, equivalente a circa il 5% del PIL. In Europa, invece, la stima è più bassa e si aggira intorno a quota 1250 euro per una percentuale del 3,9%.

Lo rivela lo studio “Costi sanitari dell’inquinamento atmosferico nelle città europee, connesso con sistema dei trasporti”, diffuso nella giornata di oggi dalla società di consulenza CE Delf, che ha preso in esame 432 città europee, in 30 Paesi (27 paesi UE più Regno Unito, Norvegia e Svizzera).

L’indagine, a cui collabora anche Legambiente, si riferisce ai dati 2018 ed è commissionato dalla ONG Alleanza europea per la salute pubblica (European Public Health Alliance – EPHA).

Inquinamento atmosferico, Roma, Milano e Torino tra le città con i costi maggiori

Secondo i dati emersi dallo studio, Roma, Milano e Torino sono tra le prime 25 città europee per costi sociali in assoluto, mentre ben 5 città italiane sono nella top ten per costi pro capite (Milano seconda dopo Bucarest, seguita dal terzo posto di Padova, al sesto Venezia, al settimo Brescia e al nono posto Torino).

 

Traffico e inquinamento atmosferico
Traffico e inquinamento atmosferico

 

Costi che si alzano all’aumentare del numero di automobili in strada e del tempo trascorso nel traffico. Nonostante le difficoltà oggettive di valutazione, l’indagine riesce a stimare la connessione diretta tra costi dell’inquinamento dell’aria, dovuta a smog, emissioni PM10 e N20, e l’aumento dei costi sociali per gli italiani.

“Un aumento dell’1% del tempo medio di percorrenza per recarsi al lavoro aumenta i costi sociali delle emissioni di PM10 dello 0,29% e quelli delle emissioni di NO2 anche dello 0,54%. Un incremento dell’1% del numero di autovetture in una città aumenta i costi sociali complessivi di quasi lo 0,5%”, evidenzia lo studio diffuso da CE Delf.

“L’altissimo tasso di motorizzazione di Roma causa un inquinamento atmosferico che soffoca la Capitale, tra le peggiori città d’Europa per i costi sanitari assoluti – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio.- La mancanza di una rete forte e diffusa di trasporto su ferro, con pochi tram e pochissime metropolitane sta dando questi pessimi risultati. Per la qualità dell’aria di Roma e delle città, ci vuole un rilancio in totale sicurezza del TPL, il sostegno a tutta la mobilità nuova, da quella ciclabile alla micromobilità elettrica; il tutto per abbattere il numero di veicoli circolanti, a partire da un blocco progressivo ma incessante dei Diesel che ora sembra essere completamente dimenticato”.

I costi legati alla pandemia

Secondo lo studio, i costi potrebbero essere ancora più alti se calcolati includendo i costi correlati alla pandemia COVID-19. Le comorbilità sono un elemento preponderante nella mortalità di pazienti affetti da COVID-19 e fra le più importanti vi sono quelle associate all’inquinamento atmosferico. Da diversi documenti di ricerca si evidenzia che la scarsa qualità dell’aria tende ad aumentare la mortalità di pazienti affetti da COVID-19”.

Lo studio sottolinea, pertanto, che “i costi sociali di una scarsa qualità dell’aria potrebbero essere maggiori rispetto a quanto stimato in questa ricerca”.

“Il costo dell’inquinamento, aggravato quest’anno alla pandemia Covid-19, è particolarmente pesante per i redditi più bassi: l’inquinamento, come il Covid colpisce tutti, ma chi è più povero fatica a mitigarne gli effetti ed accedere alle cure – ha affermato Andrea Poggio, responsabile mobilità Legambiente. – I governi nazionale e regionali devono adottare al più presto politiche pubbliche per mobilità e riscaldamento ad emissioni zero. Servono mezzi pubblici elettrici, bici e auto elettriche condivise, serve agevolare e promuovere la mobilità ciclo-pedonale in città . Serve il superbonus (110%) se ben speso per ridurre l’inquinamento da riscaldamento”.

“Non servono – conclude Poggio – proroghe ai permessi di circolazione dei veicoli diesel più inquinanti, non servono bonus per l’acquisto di auto di proprietà a combustione. Iniziare a ridurre a zero, o quasi, l’inquinamento deve divenire una priorità nazionale del Recovery plan italiano”.

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