Osservatorio Stili di mobilità: 3 italiani su 10 costretti a rinunciare a spostarsi

Osservatorio Stili di mobilità: 3 italiani su 10 costretti a rinunciare a spostarsi (foto Pixabay)

Osservatorio Stili di mobilità: 3 italiani su 10 rinunciano a spostarsi

Secondo quanto emerso dall’Osservatorio Stili di Mobilità, il 30% della popolazione è costretto a rinunciare a spostamenti, sacrificando opportunità di lavoro, studio e visite mediche. Legambiente: “La mobilità è un diritto. Necessari più treni, tram, bus elettrici, biciclette e percorsi ciclo-pedonali per tutti”

In Italia la limitata disponibilità del trasporto pubblico e la scarsa accessibilità ai servizi di prossimità ostacolano gli sforzi per ridurre l’uso dell’auto privata, i cui costi (acquisto e carburante) sono aumentati: infatti, ben tre italiani su dieci hanno dovuto rinunciare negli ultimi anni a opportunità di lavoro (28%), di studio (17%), visite mediche (19%) o spostamenti per piacere e relazioni (25%). Sono alcuni dei dati emersi dalla terza edizione del rapporto dell’Osservatorio Stili di Mobilità, realizzato da Ipsos e Legambiente, in collaborazione con Unrae e presentato oggi a Roma.

Stili di mobilità in Italia

L’indagine è stata condotta su scala nazionale e nelle città di Milano, Torino, Bologna, Napoli e Roma, nell’ambito della Clean Cities Campaign. In particolare, le città più colpite da una condizione di precarietà nella mobilità sono Napoli, con il 34% dei cittadini che non sempre riesce a spostars,i e Roma con il 33%, mentre a metà strada si trova Torino, con il 28%. Invece, nelle città di Milano e Bologna, generalmente più benestanti e con un’elevata offerta di mobilità sostenibile ed elettrica, il livello di precarietà si attesta intorno al 20-21%.   

I nuovi dati dell’Osservatorio rivelano, inoltre, che ogni settimana gli italiani trascorrono in media sei ore in viaggio. Il 64% dei viaggi si svolge a bordo di un’auto e moto di proprietà, con una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, compensata dall’aumento dell’uso medio dei mezzi pubblici e dell’auto elettrica (sia privata che a noleggio), passato dall’11 al 13% al giorno.

Rimangono stabili, invece, gli spostamenti a piedi, in bici o in monopattino elettrico, che ammontano al 22% del tempo di viaggio. Inoltre, diminuiscono del 10% circa gli spostamenti nei giorni festivi, i primi ad essere sacrificati da chi fatica a tirare la fine del mese – osserva Legambiente.

Nelle città, la mobilità sostenibile prevale a Bologna e Milano, con rispettivamente il 49% e il 48% degli spostamenti a piedi, in bici, con i mezzi collettivi o condivisi; mentre il 40% e il 45% avviene in auto e moto a combustione. Anche a Torino (51%), Roma (54%) e Napoli (55%).

 

Bike sharing (foto Pixabay)
Bike sharing (foto Pixabay)

 

Precarietà nella mobilità, le cause

Secondo l’analisi di Legambiente, le cause della situazione di precarietà fotografata dall’Osservatorio di stili di mobilità sono da ricercare soprattutto nell’assenza di alternative all’uso dell’auto privata per via della distanza dai servizi essenziali, come le strutture scolastiche e mediche nelle vicinanze, e nelle carenze dei trasporti pubblici, come la mancanza di fermate con orari poco convenienti, e l’assenza di servizi di sharing. Incidono anche le condizioni economiche delle famiglie, che rendono difficile sostenere i costi del carburante e le distanze eccessive senza alternative all’auto.

Tuttavia, tra tutti i tipi di precarietà analizzati, il dato che preoccupa maggiormente riguarda il 7% delle persone in condizione di estrema mobility poverty, ossia coloro che non hanno mezzi pubblici o in condivisione di prossimità, né la possibilità di acquistare un’auto in famiglia.

Ma si trovano in condizioni di precarietà – se pur meno estreme – gli intervistati che denunciano un elevato costo del carburante rispetto al reddito (9%), coloro che lamentano l’assenza di alternative all’auto privata e/o l’impossibilità di cambiare il mezzo obsoleto (8%) e, infine, coloro che evidenziano elevati costi dovuti alla necessità di percorrere in auto elevate percorrenze quotidiane (8%).

“Sono proprio le città con una maggior offerta di mobilità sostenibile, attiva o elettrica, quelle che permettono di spostarsi e cogliere al meglio le opportunità di lavoro, di studio e di favorire la cura e le relazioni. Dove non ci sono stazioni, piste ciclabili e fermate sopravvive solo chi può permettersi auto sempre più care e benzina a 2 euro al litro – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. – Solo una capillare ed efficiente offerta di trasporto pubblico può garantire opportunità di mobilità e la correzione di alcune disparità sociali, soprattutto nei centri urbani, nelle aree metropolitane e in quelle più periferiche”.

Per una mobilità veramente sostenibile e inclusiva, Legambiente propone, quindi, “di accelerare il passo su più direzioni: implementazione di autobus elettrici, miglioramento dell’accessibilità ai trasporti pubblici collettivi, creazione di zone a 30 km/h, promozione dei veicoli elettrici ed espansione dei percorsi ciclo-pedonali”.

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