Gli rubano le credenziali e comprano bitcoin, Abf: diritto al rimborso (Foto Pixabay)
Gli rubano le credenziali e comprano bitcoin, Confconsumatori: diritto al rimborso
L’Abf ha riconosciuto il diritto al rimborso di 4.500 euro a favore di un consumatore romano vittima di una truffa che sfruttava il nome di Poste Italiane. Confconsumatori Roma: assenza di colpa se si è vittima di condotta fraudolenta
Rubano le credenziali con una serie di messaggi che sembrano autentici. E usano 4500 euro sottratti dal conto per acquistare bitcoin. Il risparmiatore, contattato da un falso operatore che si spacciava per Poste Italiane, è riuscito a ottenere il rimborso rivolgendosi all’Arbitro Bancario e Finanziario (Abf) attraverso Confconsumatori Roma.
L’Abf, spiega l’associazione, ha riconosciuto il diritto al rimborso di 4.500 euro a favore di un consumatore romano truffato telefonicamente da un falso operatore di Poste Italiane. Dopo averlo raggirato, i malviventi erano riusciti a compiere 27 operazioni fraudolente volte all’acquisto di bitcoin, ma con l’assistenza dell’associazione l’uomo è riuscito a far valere i propri diritti.
L’architettura della truffa
La truffa era ben architettata. A ottobre il risparmiatore aveva ricevuto un sms – che sembrava provenire da Poste Italiane – che lo informava che il suo conto era stato sospeso per mancata procedura di sicurezza. Allo stesso tempo, aveva ricevuto anche un’email che lo avvisava che gli assegni postali ordinari in dotazione al conto corrente erano stati annullati. Questi messaggi si inserivano in conversazioni autentiche avvenute con l’intermediario e questo fatto aveva ingannato il consumatore. Questi inoltre, lo stesso giorno, aveva ricevuto anche una chiamata da un numero identico a quello dell’intermediario: al telefono, un sedicente operatore, attraverso più chiamate, gli aveva fornito alcune istruzioni per evitare il blocco del conto.
Dopo aver ricevuto un messaggio che gli riconfermava la riattivazione della carta e la modifica dei massimali, il consumatore insospettitosi aveva verificato il proprio conto corrente e si era reso conto che mancavano 4.500 euro. A quel punto, ha chiesto all’intermediario di essere rimborsato; non essendo riuscito a definire la controversia attraverso il reclamo, con l’assistenza di Confconsumatori ha deciso di promuovere una procedura davanti all’Arbitro Bancario Finanziario.
Abf: diritto al rimborso
Dalla valutazione dell’Arbitro, spiega Confconsumatori, “è emerso che l’intermediario non è riuscito a dimostrare di avere attivato i sistemi di sicurezza necessari a prevenire l’attivazione e l’utilizzo dell’app di home banking su un dispositivo mobile diverso da quello del cliente. La normativa prevede infatti che sia l’intermediario a dover provare di avere attivato “autenticazione forte del cliente” quando viene compiuta qualsiasi azione, tramite un canale a distanza, che può comportare un rischio di frode nei pagamenti o altri abusi”.
«L’Arbitro Bancario e Finanziario – dichiara l’avvocato Barbara d’Agostino, Presidente Confconsumatori Lazio – ha nuovamente riconosciuto un principio fondamentale e precisamente la totale assenza di colpa quando si è vittima di una condotta fraudolenta, e ha oltretutto riconosciuto in modo chiaro l’obbligo degli enti, che forniscono servizi di pagamento, di garantire l’autenticazione forte del cliente (Strong Customer Authentication – SCA) richiedendo l’uso di almeno due dei tre fattori seguenti: 1. Conoscenza (qualcosa che solo l’utente conosce, come una password); 2. Possesso (qualcosa che solo l’utente possiede, come uno smartphone); 3. Inerenza (qualcosa che caratterizza l’utente, come l’impronta digitale). Il Collegio ha riconosciuto che la responsabilità dell’operazione fraudolenta grava sull’intermediario e che la vittima di furto ha diritto a ottenere il rimborso dell’importo condannando quindi Poste Italiane al rimborso delle somme illegittimamente sottratte dal conto corrente».

