Dal Notariato una guida sull’eredità digitale (Foto Pixabay)

Non solo conti correnti, beni preziosi o denaro. Con l’evoluzione tecnologica e lo sviluppo della vita online, “i confini di ciò che possiamo definire eredità si sfumano, arrivando a comprendere altro in aggiunta ai più canonici immobili, conti bancari, manoscritti o ai beni preziosi contenuti nelle cassette di sicurezza. Ormai infatti esiste una vera e propria eredità digitale composta da dati, account e contenuti social, blog e tanto altro”.

A ricordare che il “dopo di noi” chiama in causa anche la gestione di quella che viene indicata come eredità digitale è il Consiglio nazionale del Notariato, che ha pubblicato sul proprio sito un decalogo aggiornato che tiene conto delle più recenti novità normative. Il vademecum, insieme alle linee guida dedicate alla categoria e allo Studio n. 1_2023 DI “Eredità digitale: inquadramento generale”, sostituisce i materiali diffusi già nel 2012.

Eredità digitale, non c’è ancora legislazione specifica

Come per qualsiasi altro tipo di bene, è dunque opportuno preoccuparsi per tempo anche di quell’insieme di dati, file e contenuti che rientrano nell’eredità digitale. Anche perché il quadro giuridico è incerto e in costante evoluzione.

“Attualmente, in Italia così come in Europa, non esiste una legislazione specifica. Non contate insomma sul fatto che la legge provvederà per voi”, avverte il Notariato.

“È importante, quindi, pianificare il passaggio dell’eredità digitale, anche perché molto spesso le società che danno accesso a servizi, spazi e piattaforme sulla rete internet hanno la propria sede al di fuori del territorio dello Stato e dell’Europa. Ciò significa che, in assenza di disposizioni relative all’eredità digitale, si rischia di incorrere in costose e imprevedibili controversie internazionali”.

Ma cosa rientra nell’eredità digitale? Questa comprende un insieme di risorse offline e online. Vi fanno parte dunque i file, i software e i documenti informatici creati o acquistati dalla persona defunta, ma anche nomi a dominio associati a siti internet. Quando si parla di risorse online invece ci si riferisce a tutte quelle risorse che si vengono a creare attraverso i vari tipi di account, siano essi di posta elettronica, di social network, account di natura finanziaria, di e-commerce o di pagamento elettronico. Anche le criptovalute fanno parte dell’eredità digitale, data la loro natura di beni digitali.

Dalla successione, spiega il Notariato, restano esclusi i beni piratati, i contenuti concessi in licenza per cui si paga un canone, gli account di firma elettronica e quelli di identità digitale. Neanche le password fanno parte dell’eredità digitale e affidarle a qualcuno non significa attribuire automaticamente le risorse cui esse danno accesso.

Si può comunque investire una persona di fiducia del cosiddetto mandato post mortem, affidando le credenziali d’accesso con istruzioni chiare su cosa fare in caso di decesso, come ad esempio distruggere i dati in tutto o in parte, o consegnarli a soggetti opportunamente indicati. Il mandato post mortem è ammesso dal nostro diritto per dati e risorse digitali con valore affettivo, familiare e morale come foto, immagini, video personali.

Si può disporre dei propri diritti e interessi digitali attraverso il testamento, che rimane “lo strumento più idoneo per risorse con valore economico e non solo”.

Fonte: Notariato

Online sul sito del Notariato il decalogo completo.

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