Emendamento RSA, Cittadinanzattiva: inadeguato e ambiguo (Foto Pixabay)
Cure ai malati gravissimi, Cittadinanzattiva: emendamento RSA inadeguato e ambiguo
L’emendamento RSA approvato in Senato prevede che “sono a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle attività di rilievo sanitario anche se connesse con quelle socio-assistenziali”. Le criticità per i malati gravissimi e non autosufficienti
«Le persone non sono divisibili in centri di costo». Così Cittadinanzattiva interviene sul recente emendamento RSA sulle prestazioni sanitarie: questo prevede che a carico del sistema sanitario resti solo la quota sanitaria della retta delle Rsa.
L’associazione fa riferimento all’emendamento n.13.0.400 a firma Cantù approvato nei giorni scorsi dalla 10° Commissione del Senato, nell’ambito della discussione del ddl 1241 recante «Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria».
L’emendamento modifica l’art.30 della L.27/12/1983, n.730, prevedendo che “Sono a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle attività di rilievo sanitario anche se connesse con quelle socio-assistenziali“.
In pratica l’emendamento, come spiega un approfondimento su Vita, intende definire “la separazione delle spese socio-assistenziali di rilievo sanitario dalle spese sanitarie, scorporandole dal budget della sanità pubblica” e ridefinendo così la divisione dei costi fra Stato, enti locali e famiglie. Ma per i pazienti gravi, in caso di grave non autosufficienza, le prestazioni sanitarie e assistenziali sono strettamente interconnesse e indivisibili (si parla di nutrizione, igiene personale, mobilizzazione).
Per le associazioni dei pazienti il diritto alla salute è a rischio. Così Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo Anffas e Coordinamento nazionale famiglie con disabilità Confad a Vita: «È anticostituzionale, in contrasto con quanto previsto dai Lea, ignora la Convenzione Onu sui diritti delle persone e della disabilità, rende potenzialmente problematica la realizzazione del decreto legislativo 62/2024 in materia di disabilità».

Emendamento RSA, le criticità
«Con l’emendamento appena approvato si rischia di guardare il dito e non la luna – dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – L’argine che si tenta di mettere risulta sia inadeguato a risolvere una materia tanto complessa, quanto ambiguo nel modo in cui è stato costruito. Non risolve le incertezze sui casi in cui le prestazioni sanitarie e quelle socio-assistenziali risultino non separabili, e non risulta chiaro se preveda per i cittadini uno svantaggio o un vantaggio in termini di massima copertura possibile per le spese da parte dello Stato. Sulla questione si è aperto un ampio dibattito pubblico che rischia però di non produrre alcun passo in avanti rispetto ad una materia che meriterebbe una vera riforma come previsto dalla legge 33 del 2023 sull’assistenza agli anziani non autosufficienti, rimasta lettera morta».
L’emendamento, spiega Cittadinanzattiva, sembra nascere con lo scopo di arginare le conseguenze, sulle casse del SSN, delle ultime sentenze con cui alcuni Tribunali, e da ultimo la Corte di Cassazione, hanno accolto i ricorsi di pazienti ospitati in RSA, o di familiari, per chiedere la restituzione della quota a loro carico, sostenendo che la gravità della patologia rendesse prevalente il carattere sanitario delle prestazioni, anche di quelle socio-assistenziali.
Si tratta di una giurisprudenza, prosegue l’associazione, a sua volta favorita da una normativa precedente incompleta e poco chiara che attualmente prevede che la quota «alberghiera» (vitto, alloggio e altri servizi), pari al 50% della retta, sia a carico dei pazienti o delle loro famiglie, che possono richiedere un contributo al Comune sulla base dell’indicatore ISEE. Solo per i ricoveri per i trattamenti estensivi di cura e recupero funzionale a persone che necessitano di elevata tutela sanitaria con continuità assistenziale e presenza infermieristica h24, la copertura a carico del SSN è pari al 100% per un periodo di norma non superiore a 60 giorni.
«La residenzialità e la semiresidenzialità richiedono da tempo una ampia riforma – continua Mandorino – che sia finalmente in grado di disegnare un’assistenza adeguata ai bisogni sempre più complessi dei pazienti, spesso affetti da patologie ingravescenti come demenza o Alzheimer. Una riforma che incida su tutti i profili dell’assistenza, dal modello organizzativo, alle politiche del personale impiegato (che sempre più spesso migra verso gli ospedali e che andrebbe invece incoraggiato a rimanere), alle risorse pubbliche dedicate, che devono necessariamente essere reperite. Una riforma tanto estesa da non poter essere garantita da singole sentenze di tribunale, né da un emendamento scritto in modo ambiguo e che peraltro tocca un aspetto estremamente specifico della questione. Una riforma che già era prevista dal PNRR e che abbiamo atteso invano per quattro anni. Chiediamo dunque alle istituzioni di agire in una ottica interistituzionale e di affrontare il tema in modo organico, perché le persone non sono divisibili in centri di costo».


Auguro a chi ha scritto l’emendamento una buona dose di karma, nel senso che bisogna viverle certe situazioni, per poterle conoscere e permettersi di legiferare!! Ora il nostro governo è tutto concentrato su armi e guerra, e si disinteressa della Salute pubblica, della Scuola, ecc. Come se, di fronte alla bomba atomica, potessimo metterci a giocare a carte col loro kit di sopravvivenza per 72 ore!!! Fosse per me li manderei tutti a lavorare nei lavori socialmente utili, per una bella immersione di vita vera!