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Intelligenza artificiale, gli italiani la “promuovono” per sanità e ambiente
Il 74% degli italiani si dichiara favorevole all’intelligenza artificiale quando applicata ad ambiti specifici, specialmente nella diagnosi medica e nella tutela ambientale. Il 26% non si fida “in nessun caso”. Presentata la ricerca dell’Osservatorio Ri-Generazione
Gli italiani promuovono l’intelligenza artificiale nella sanità e nella tutela dell’ambiente. Non rifiutano l’intelligenza artificiale ma ritengono che la tecnologia avrà un impatto positivo, nei prossimi cinque anni, soprattutto su salute e ambiente, mentre scuola, lavoro e trasporti sembrano meno influenzabili.
Il ricorso all’intelligenza artificiale è considerato più sicuro nell’ambito della diagnosi medica e nella tutela ambientale; più contenuto il suo impatto nella PA e nei servizi amministrativi o nell’e-commerce. Un intervistato su quattro dichiara di non fidarsi dell’intelligenza artificiale “in nessun caso”. In qualche modo il dato è inatteso: ci si aspettava una percentuale maggiore.
È quanto emerge dall’Osservatorio RI Generazione – Progetto SPRINT di Business Intelligence Group su 1.002 intervistati, presentato ieri alla Camera dei Deputati nel corso dell’evento “Sprint Room – L’innovazione amica delle persone”, organizzato da Sprint- Italia con il patrocinio di Unione Nazionale Consumatori, nell’ambito della Rome Future Week.
Intelligenza artificiale per il bene comune
La fiducia è dunque alta dove l’intelligenza artificiale tocca la vita quotidiana delle persone: in sanità, per diagnosi più accurate e cure personalizzate, e nell’ambiente (tutela di aria, acqua, territorio). In questi settori circa tre italiani su quattro si dicono disponibili ad affidarsi alle tecnologie intelligenti. La diffidenza cresce invece quando l’IA entra in relazione con la burocrazia digitale, i servizi della Pubblica Amministrazione o gli acquisti online, dove prevale lo scetticismo.
Le paure principali degli italiani riguardano l’uso scorretto dei dati personali, il rischio di disinformazione e fake news, la mancanza di regole chiare.
“L’intelligenza artificiale non spaventa gli italiani, purché sia regolata e orientata al bene comune”, sintetizzano i promotori dell’evento.
Innovazione tecnologica e intelligenza artificiale devono essere sviluppati considerando l’impatto sui diritti e sul benessere dei cittadini.
Per il presidente UNC Massimiliano Dona «L’innovazione deve servire davvero ai cittadini e non solo al business. È necessario un cambio di paradigma che riconosca una responsabilità condivisa tra istituzioni, aziende tecnologiche e società civile».
I dati e la narrazione sull’innovazione
L’Osservatorio RI Generazione restituisce una fotografia in parte inedita del rapporto degli italiani con l’innovazione tecnologica. La ricerca, condotta su oltre 1.000 intervistati rappresentativi della popolazione italiana adulta, ha evidenziato che:
- Il 63% degli italiani ritiene che l’innovazione possa favorire una società più giusta e inclusiva, con percentuali ancora più alte tra i giovani (media 3.00 su 4 per i 18-24enni) e i residenti del Sud (2.87 vs media nazionale 2.71);
- Il 74% si dichiara favorevole all’intelligenza artificiale quando applicata ad ambiti specifici, con particolare fiducia verso diagnosi medica (30%) e tutela ambientale (26%);
- Solo il 26% teme la perdita del lavoro a causa dell’automazione, un dato molto inferiore alle aspettative comuni;
- Le vere preoccupazioni riguardano l’uso improprio dei dati personali (44%), la disinformazione (38%) e la mancanza di regole chiare (37%).
Il 26% degli intervistati dichiara di non fidarsi dell’IA “in nessun caso”. Si tratta soprattutto di persone over 65, con basso livello di istruzione e che vivono sole. La maggioranza mostra una “fiducia condizionata” legata ai benefici tangibili dell’IA.

