(Foto Pixabay)
L’editoria italiana rallenta nel 2025: vendite in calo e lettura sotto la media europea
Nei primi nove mesi del 2025 il mercato trade (narrativa e saggistica) registra un calo del 2 % in valore e del 2,7 % in copie. Intanto, l’Italia resta fra i Paesi con il più basso tasso di lettura in Europa, con solo il 35 % della popolazione che legge almeno un libro all’anno.
L’editoria italiana vive oggi un paradosso: è tra i Paesi con la più alta produzione editoriale ma con uno dei più bassi tassi di lettura in Europa. Mentre le vendite di libri rallentano e gli editori chiedono nuovi strumenti di sostegno, il mondo del libro cerca un equilibrio tra tradizione e innovazione, puntando su biblioteche, scuole e nuovi lettori digitali per restare competitivo e vitale.
Secondo i dati elaborati da NielsenIQ BookData Panel Market Libri Italia, nei primi nove mesi del 2025 il mercato trade (ossia narrativa e saggistica a stampa) ha registrato:
- una contrazione del 2 % in valore, con vendite pari a 995,3 milioni di euro,
- un calo del 2,7 % in copie, per complessive 68 milioni di libri venduti.
Questi numeri segnano una continua fase di contrazione nel settore, che sarà al centro delle discussioni alla Buchmesse di Francoforte (15-19 ottobre), dove l’Italia sarà paese ospite d’onore con lo Spazio Italia.
Lì verrà presentato il Rapporto sullo stato dell’editoria italiana, curato dall’ufficio studi AIE, che analizzerà anche il tema dei diritti di traduzione e delle strategie per l’export.
Le sfide strutturali: misure di sostegno, biblioteche e Carta Cultura
Secondo il presidente AIE, Innocenzo Cipolletta, il mercato risente della carenza di misure di sostegno significative:
- il calo degli acquisti con la Carta cultura per i neo-diciottenni,
- i ritardi nell’attuazione dei finanziamenti per le biblioteche, che avrebbero un ruolo chiave nel diffondere la lettura.
L’auspicio è che il mercato possa beneficiare già entro fine anno dei provvedimenti previsti: la Carta della Cultura per famiglie con ISEE inferiore a 15.000 €, e interventi mirati alle strutture bibliotecarie territoriali.
L’Italia che legge poco: un confronto europeo
I problemi dell’editoria sono aggravati da una debole abitudine alla lettura nel Paese. Secondo i dati Eurostat del 2022:
- In Italia, solo il 35,4 % della popolazione oltre i 16 anni ha dichiarato di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno — una delle percentuali più basse dell’Unione Europea.
- Al contrario, la media europea vede circa il 52,8 % della popolazione che legge almeno un libro annualmente.
- Sempre in Italia, il 65 % della popolazione sopra i 16 anni non legge nemmeno un libro l’anno.
La classifica europea vede l’Italia superata solo da Cipro (33,1 %) e Romania (29,5 %) per penetrazione della lettura.
In termini di lettori “forti” (che leggono più di dieci libri all’anno), in Italia la quota è circa l’11 %, ben al di sotto della media europea.
Chi legge (di più) in Italia: età, genere e istruzione
I dati mostrano che la lettura in Italia è fortemente influenzata da età, titolo di studio e genere:
- Nella fascia 16-24 anni, circa il 47 % ha letto almeno un libro in un anno.
- Nella fascia over 65, la percentuale scende al 27 %.
- Le donne leggono con maggiore frequenza rispetto agli uomini: in Italia circa il 40 % delle donne legge almeno un libro, contro il 31 % degli uomini.
- Quanto all’istruzione, il 66 % dei laureati legge almeno un libro l’anno, contro il 40 % dei diplomati e solo il 19 % di chi ha la licenza media.
Queste differenze accentuano il divario culturale: chi ha maggiore istruzione tende a essere anche lettore abituale.
Il paradosso italiano: un mercato che vale, ma pochi lettori
L’editoria italiana si confronta con un paradosso: nonostante la ricchezza storica del panorama culturale, vende meno libri e non riesce a mobilitare nuovi lettori.
Il calo del mercato trade, sommandosi al basso tasso di lettura, mette sotto pressione tutto l’ecosistema: case editrici, librerie, biblioteche.
Promuovere politiche strutturali, incentivare l’accesso al libro (soprattutto tra fasce meno lettrici), e sostenere la diffusione digitale e l’innovazione editoriale diventano urgenze non più rinviabili.

