Alluvione Nepal e Tibet, Legambiente: urgente investire nel monitoraggio delle aree glaciali e deglaciate

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Legambiente, impegnata nella campagna Carovana dei ghiacciai, esprime vicinanza alle popolazioni colpite dall’alluvione e richiama l’attenzione sulla crescente complessità dei rischi nelle aree di alta montagna

Alluvione Nepal e Tibet, Legambiente: urgente investire nel monitoraggio delle aree glaciali e deglaciate

Alluvione Nepal e Tibet, Legambiente: urgente investire nel monitoraggio delle aree glaciali e deglaciate (foto: Legambiente)

Legambiente, con la sua campagna Carovana dei ghiacciai, che da sette anni osserva i ghiacciai alpini in collaborazione con CIPRA Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, esprime la sua solidarietà alle popolazioni colpite dall’alluvione che ieri ha interessato l’area himalayana tra Nepal e Tibet causando morti e dispersi.

“L’alluvione tra Nepal e Tibet, provocata secondo le prime ricostruzioni da una frana o dal collasso di una massa di ghiaccio e dal conseguente enorme rilascio d’acqua, richiama l’attenzione sulla crescente complessità dei rischi nelle aree di alta montagna – afferma l’associazione ambientalista in una nota – e l’urgenza di investire nella conoscenza e nel monitoraggio delle aree glaciali e deglaciate, nella valutazione preventiva dei rischi, in sistemi efficaci di allerta e protezione delle comunità esposte e in politiche di adattamento concrete ed efficaci”.

Le cause e la dinamica dell’evento dovranno ora essere ricostruite con precisione. “Anche il possibile ruolo del cambiamento climatico richiede cautela – prosegue Legambiente -: temperature più elevate possono contribuire a modificare le condizioni di stabilità dei ghiacciai e degli ambienti d’alta quota, ma resta da chiarire quale ruolo possano aver avuto in questo caso”.

Alluvione tra Nepal e Tibet, Legambiente: costruire sistemi di prevenzione e allerta

“Quello che sappiamo con certezza – dichiarano Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia e Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologia Italiana e docente dell’Università Bicocca di Milano – è che la criosfera sta cambiando rapidamente e che, insieme al ritiro dei ghiacciai, cambiano anche le condizioni di rischio. Occorre comprendere le nuove dinamiche, rafforzare il monitoraggio e costruire sistemi di prevenzione e di allerta adeguati alle trasformazioni in corso”.

“Conoscere il rischio non basta – sottolinea Bonardo -: servono politiche di adattamento efficaci e concrete, capaci di tradurre le conoscenze scientifiche in scelte di pianificazione, prevenzione e gestione del territorio, aggiornando infrastrutture, sistemi di protezione e piani di emergenza sulla base degli scenari climatici futuri. La prevenzione deve tenere il passo con la velocità delle trasformazioni in quota dettate della crisi climatica, che non risparmia nessuna montagna”.

Il cambiamento della criosfera va sempre più interpretato alla luce di fenomeni interconnessi, all’interno di quella che viene definita una “crisi a cascata”: le trasformazioni di ghiacciai, permafrost e ciclo dell’acqua possono infatti interagire, modificando la stabilità dei versanti e generando nuovi scenari di pericolo. Secondo Legambiente “diventa quindi fondamentale comprendere queste dinamiche nel loro insieme e rafforzare il monitoraggio continuo e integrato dei territori in trasformazione“.

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