Prevenzione suicidio, esperti: costruire una rete di protezione intorno ai giovani
In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, neuropsichiatri e medici chiedono di intervenire prima che la sofferenza dei giovani diventi emergenza. Al Bambino Gesù le consulenze neuropsichiatriche in Pronto Soccorso sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025: 445 riguardano autolesionismo e tentativi di suicidio
Salute mentale, l’era del disagio: riguarda sei italiani su dieci (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/sasint-3639875/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1822702">Sasin Tipchai</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1822702">Pixabay</a>)
Per prevenire autolesionismo e tentativi di suicidio fra i giovani bisogna intervenire prima che la sofferenza diventi emergenza. In Italia, nei giovani fra i 15 e i 29 anni, il suicidio è la terza causa di morte, la seconda fra i maschi. Un fenomeno rilevante ma difficile da stimare è quello dei tentativi di suicidio. Nell’infanzia è un evento raro ma “pensieri di morte, ideazione suicidaria e comportamenti autolesivi possono comparire già in età scolare e rappresentano importanti indicatori di vulnerabilità da non sottovalutare”.
In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che ricorre domani, le istituzioni scientifiche che si occupano di bambini e adolescenti chiedono di costruire ambienti capaci di intercettare le situazioni di vulnerabilità, abbattere lo stigma che impedisce di chiedere aiuto, attuare una prevenzione che sia responsabilità condivisa e coinvolga genitori, scuola, medici. In Europa, forme di autolesionismo coinvolgono un adolescente su cinque: è un fenomeno diverso ma va intercettato perché rappresenta un fattore di rischio, soprattutto fra gli adolescenti.
Superare il silenzio
“Cambiare la narrazione del suicidio” è il tema della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, che pone l’accento sulla necessità di superare la cultura del silenzio e del pregiudizio per promuovere maggiore apertura, comprensione e supporto. Domani a Genova questo messaggio sarà al centro del convegno organizzato congiuntamente da SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova e Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Il convegno, dal titolo “Il suicidio in età evolutiva: dalla clinica al trattamento”, riunirà esperti nazionali per approfondire i fattori di rischio e di protezione, l’identificazione precoce dei soggetti a rischio, la gestione delle situazioni di crisi e i percorsi di presa in carico tra ospedale e territorio.
«La prevenzione rappresenta lo strumento più efficace per contrastare il comportamento suicidario, che si sviluppa attraverso l’interazione tra vulnerabilità biologiche, fattori emotivo- relazionali e ambientali – sottolinea la Prof.ssa Elisa Fazzi, Presidente SINPIA, già Ordinario dell’Università di Brescia e Membro Corrispondente Straniero dell’Accademia Francese di Medicina -Dobbiamo imparare ad agire promuovendo la salute neuropsichiatrica fin dalle prime fasi della vita, rafforzando tutte le competenze di regolazione emotiva e relazionale, creando intorno ai bambini e agli adolescenti una rete di adulti capaci di ascoltare e di riconoscere i segnali di rischio, in famiglia e nella società. Parlare di benessere neuropsichiatrico e chiedere aiuto devono diventare comportamenti normali, non qualcosa di cui vergognarsi».
Autolesionismo per un giovane su cinque
Autolesionismo e rischio di suicidio sono fenomeno distinti ma gli atti autolesivi non vanno sottovalutati. Circa un adolescente su cinque in Europa, dicono le società scientifiche, attua comportamenti autolesivi non suicidari. Spesso sono tagli, ustioni ed escoriazioni di vario grado inflitti in maniera ripetuta.
“Autolesionismo e suicidalità sono fenomeni differenti ma correlati: secondo i dati disponibili, chi mette in atto comportamenti autolesivi presenta una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nel corso della vita. Per questo l’autolesionismo deve essere considerato un segnale di sofferenza da intercettare precocemente, senza minimizzarlo e senza attribuirgli automaticamente un’intenzione suicidaria”.
Sono comportamenti che riguardano soprattutto l’adolescenza. E fra i principali fattori di rischio rientrano depressione, autolesionismo non suicidario, precedenti tentativi di suicidio, bullismo e cyberbullismo, consumo di sostanze, conflitti familiari, isolamento sociale e difficoltà nelle relazioni con i coetanei. I fattori di protezione sono supporto familiare, senso di appartenenza alla scuola, resilienza individuale, relazioni positive con i pari e disponibilità di adulti significativi. È proprio su questi elementi che, secondo gli esperti, occorre investire.

Aumentano le richieste di aiuto fra bambini e adolescenti
I dati dell’Ospedale Bambino Gesù parlano di un aumento delle richieste di aiuto. Un fenomeno che va letto senza fare allarmismo ma con la consapevolezza che il problema esiste ed è in crescita.
«L’aumento delle richieste di aiuto emerge anche dall’esperienza clinica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – afferma Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Le consulenze neuropsichiatriche effettuate in Pronto Soccorso sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025. Nello stesso periodo, gli accessi per autolesionismo, ideazione suicidaria e tentato suicidio sono passati da 12 a 445. Questi numeri ci dicono che la sofferenza psicologica di bambini e adolescenti arriva sempre più spesso fino all’emergenza. Non dobbiamo alimentare allarmismi, ma nemmeno minimizzare i segnali di disagio: l’autolesionismo, il ritiro, la disperazione o le frasi sul non voler più esserci vanno presi sul serio. Chiedere a un ragazzo se pensa alla morte non gli mette in testa l’idea del suicidio, ma può offrirgli l’occasione di raccontare la propria sofferenza. La prevenzione significa intervenire prima che quella sofferenza diventi un’emergenza, ma anche garantire che quando un ragazzo o una famiglia chiedono aiuto trovino servizi capaci di offrire una risposta tempestiva e adeguata».
Per rispondere alle richieste di aiuto dei più giovani e delle loro famiglie, la Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù ha attivato la linea telefonica “Lucy” 06.6859.2265 per le consulenze psicologiche urgenti, attiva tutti i giorni 24 ore su 24.
