Videogiochi, le autorità di tutela dei consumatori vogliono difendere i diritti dei giocatori
La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori ha avviato una serie di azioni europee su diverse società di videogiochi per di rafforzare la tutela dei diritti dei giocatori. Nel mirino valute virtuali, loot box e tecniche ingannevoli
Videgiochi e tutela dei diritti dei gamer (Foto Yan Krukau per Pexels)
Proteggere i diritti dei “gamer”, gli utenti dei videogiochi. È l’obiettivo dell’azione congiunta lanciata nei giorni scorsi dalle autorità europee di tutela dei consumatori. La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC) ha infatti avviato azioni coordinate a livello dell’UE su nove società di videogiochi, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei diritti dei giocatori (i cosiddetti “gamer”).
Trasparenza sulle valute virtuali in-game
Con queste azioni, spiega una nota, la rete CPC sta dando seguito ai principi chiave sulle valute virtuali nei videogiochi, una serie di orientamenti sul diritto dell’UE in materia di tutela dei consumatori che promuovono la trasparenza e l’equità nell’uso delle valute virtuali all’interno dei videogiochi (“in-game”).
L’obiettivo delle iniziative è quello di “garantire prezzi chiari e trasparenti, non inserire costi occulti, non forzare acquisti indesiderati di valuta, fornire informazioni chiare prima dell’acquisto, rispettare il diritto di recesso, utilizzare termini equi e comprensibili e proteggere i consumatori vulnerabili”.
Questo significa mostrare il prezzo reale degli oggetti di gioco. Fare in modo che i giocatori non si sentano obbligati a comprare una quantità eccessiva di valute virtuali per fare progressi nel gioco. I giochi devono inoltre avere garanzie adeguate a tutti i consumatori, compresi gli utenti vulnerabili come i bambini.
I temi: valute virtuali, loot box, tecniche ingannevoli
In una nota congiunta, la rete CPC premette che “mira a promuovere un mercato europeo dei videogiochi dinamico e competitivo, in grado di offrire un contesto favorevole alle imprese”.
Tutto questo nel rispetto dei diritti dei gamer. “Allo stesso tempo, la rete CPC si impegna a garantire la tutela dei diritti dei consumatori che giocano ai videogiochi, con particolare attenzione ai minori e ad altri gruppi di consumatori vulnerabili – prosegue la nota – Il settore dei videogiochi raggiunge milioni di consumatori in tutta Europa e genera ricavi significativi. Esiste un ampio consenso tra accademici, difensori dei consumatori e giocatori sul fatto che alcuni modelli di business e alcune pratiche di progettazione dei videogiochi danneggino i consumatori, in particolare i gruppi vulnerabili come i bambini”.
“Queste pratiche – prosegue la nota – sono associate a determinati utilizzi delle valute virtuali, delle «loot box» e a tecniche ingannevoli quali, tra le altre, timer di conto alla rovescia fuorvianti e affermazioni infondate di scarsità. Alcuni videogiochi esortano direttamente i bambini a effettuare acquisti, nonostante un divieto esplicito previsto dalla normativa dell’UE in materia di tutela dei consumatori. I consumatori di tutta Europa dovrebbero poter giocare e interagire con i videogiochi senza essere indotti con l’inganno a spendere più denaro o dedicare ai videogiochi più tempo di quanto desiderino”.
Fra i videogiochi esaminati ci sono Diablo Immortal e Call of Duty Mobile, Candy Crush Saga, Minecraft, Showdown 1896, Clash of Clans e diversi altri.
