Potere d’acquisto delle famiglie, Istat: in calo dello 0,9%

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Potere d’acquisto delle famiglie, Istat: in calo dello 0,9% (Foto Pixabay)

Cala il potere d’acquisto delle famiglie. Nel secondo trimestre 2026 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. La propensione al risparmio è stata pari al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Nei dati diffusi oggi, l’Istat evidenzia inoltre che “a fronte di un incremento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente”.

Risulta in aumento la pressione fiscale, pari al 43,5%, più 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel secondo trimestre del 2026, commenta dunque l’Istat, “il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio. In diminuzione è risultato anche il potere d’acquisto delle famiglie”.

Codacons: effetto della guerra in Medio Oriente

Per il Codacons questi dati confermano “l’effetto della guerra in Medio Oriente sulle tasche degli italiani”.

“Il report dell’Istat attesta una sensibile perdita del potere d’acquisto delle famiglie che cala del -0,9% sul trimestre precedente e del -0,4% su anno, nonostante il reddito lordo disponibile sia cresciuto dello 0,4% su base trimestrale e del 2,5% su base annuale – spiega il Codacons – Questo a causa dei pesanti rincari di prezzi e tariffe generati dal conflitto in Iran a partire dal mese di marzo, che come previsto hanno influito sulla capacità di spesa dei cittadini costringendo le famiglie ad intaccare i risparmi per sostenere i consumi: non a caso la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici diminuisce del -1,2% rispetto al trimestre precedente”.

Questi numeri, aggiunge l’associazione, riguardano solo il primo periodo della crisi, perché “la guerra in atto sta portando a nuovi aumenti in tutti i settori, a partire da carburanti ed energia, con la conseguenza che i dati sulle condizioni economiche delle famiglie sono destinati inevitabilmente a peggiorare nel successivo trimestre”.

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