Virus respiratorio sinciziale, pediatri: estendere la prevenzione ai 24 mesi per i bambini fragili
FIMP, SIP e SIN raccomandano di estendere la somministrazione dell’anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale nel secondo anno di vita per i bambini più fragili
Virus respiratorio sinciziale e prevenzione (Foto Pixabay)
Il virus respiratorio sinciziale è un rischio che non riguarda solo i primi mesi di vita. Il rischio di ricovero correlato all’infezione da virus respiratorio sinciziale, una delle principali cause di ospedalizzazione dei neonati, non si esaurisce nella prima stagione invernale in cui il neonato è più esposto all’infezione, ma rimane alto anche nel secondo anno per i bambini nati prematuri e in presenza di particolari condizioni cliniche di fragilità.
Per questo la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno elaborato il documento congiunto ‘Prevenzione del VRS: raccomandazioni per la prima e la seconda stagione di vita’, per estendere la somministrazione dell’anticorpo monoclonale nella seconda stagione epidemica anche ai bambini sotto i 24 mesi nati prematuri prima delle 32 settimane di gestazione, oltre a quelli che presentano condizioni di vulnerabilità clinica (come gravi malformazioni tracheo-bronchiali congenite, fibrosi cistica con segni precoci di compromissione polmonare, displasia broncopolmonare o malattia polmonare cronica, sindrome di Down). Il documento è stato presentato nei giorni scorsi, al congresso nazionale scientifico FIMP, per l’avvio della campagna di prevenzione contro il VRS dal primo ottobre.
La prevenzione contro il VRS: estenderla al secondo anno per i bambini fragili
I lattanti possono essere protetti da VRS in due modi: ricevendo gli anticorpi trasmessi dalla mamma vaccinata in gravidanza oppure ricevendo un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione dopo la nascita.
La proposta dei pediatri (QUI: Documento-congiunto_FIMP_SIP_SIN_02-10-2026) si basa sulle evidenze riportate dall’American Academy of Pediatrics (AAP), che mostrano la correlazione tra prematurità e rischio di ricovero per VRS. Nei bambini sotto i 2 anni il tasso di ospedalizzazione è 3 volte maggiore nei bambini nati prima delle 29 settimane, rispetto ai nati a termine (25 casi ogni 1.000 vs 8 ogni 1.000). Attualmente la protezione da VRS del lattante a rischio, che nella seconda stagione conserva una specifica indicazione, avviene attraverso la somministrazione di un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione, come Nirsevimab.
“Sul VRS bisogna superare l’idea che il rischio riguardi esclusivamente i primi mesi di vita – hanno detto i presidenti delle società scientifiche Antonio D’Avino (FIMP), Rino Agostiniani (SIP) e Massimo Agosti (SIN) – Estendere la protezione al secondo anno di vita per i bambini più fragili, prevedendo il richiamo durante la seconda stagione invernale, significa tradurre le evidenze scientifiche in una prevenzione realmente mirata al rischio clinico. Per questo raccomandiamo ai Decisori di includere all’interno delle attuali strategie di immunizzazione la somministrazione dell’anticorpo monoclonale nella seconda stagione epidemica”.
In Italia l’organizzazione della prevenzione da VRS è demandata alle Regioni. I neonati che nascono durante la stagione epidemica (dal 1° ottobre al 31 marzo) vengono immunizzati nei Punti Nascita, mentre i nati tra il 1° aprile e il 30 settembre possono ricevere l’anticorpo presso gli ambulatori dei Pediatri di Famiglia o i Centri vaccinali, sulla base dei singoli modelli organizzativi regionali. Ma le differenze regionali spesso determinano disuguaglianze significative nell’offerta di prevenzione.
“La prevenzione contro il VRS non può dipendere dal luogo o dal momento in cui nasce un bambino – aggiungono i presidenti delle società scientifiche – Riteniamo prioritario definire strategie di immunizzazione chiare e uniformi a livello nazionale, fondate sulle evidenze scientifiche oggi disponibili e capaci di garantire equità di accesso su tutto il territorio. Il VRS rappresenta un banco di prova importante: abbiamo oggi strumenti efficaci per proteggere i bambini e il Servizio Sanitario Nazionale deve creare le condizioni affinché questa opportunità raggiunga tutti coloro per i quali è indicata”.
