Tartarughe marine, le minacce: ruspe sulla spiaggia e inquinamento luminoso

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tartarughino entra in mare

Tartarughe marine, le minacce: ruspe sulla spiaggia e inquinamento luminoso (Credit Legambiente)

Migliaia di piccole tartarughe hanno iniziato il loro viaggio verso il mare, spesso con la protezione di volontari che hanno fatto turni notturni e transennato i nidi trovati sulle spiagge. In tutta Italia, nel corso dell’estate, sono circa 358 i nidi di tartaruga marina individuati. Un rallentamento naturale, dopo il boom degli ultimi anni – nel 2025 erano stati trovati e protetti oltre 700 nidi sui litorali italiani. Il rallentamento è fisiologico perché la Caretta Caretta non depone le uova tutti gli anni. Ma la dinamica naturale, ribadiscono dal progetto Life Turtlenest, si scontra con minacce reali. Quelle più diffuse, e meno considerate, sono la presenza di ruspe sulle spiagge con la pulizia meccanica degli arenili e l’inquinamento luminoso.

 

Foto Legambiente Life Turtlenest

 

Italia, habitat prezioso per le tartarughe marine

Life Turtlenest è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE e coordinato da Legambiente, volto al miglioramento della conservazione della tartaruga marina comune (Caretta caretta) in Italia, Spagna e Francia. Svolge attività di monitoraggio, messa in sicurezza dei nidi, ricerca scientifica e campagne di informazione e sensibilizzazione.

“Il trend delle nidificazioni resta positivo, nonostante questo calo, e i numeri lo confermano: quest’anno abbiamo registrato 358 nidi, quasi il triplo rispetto al 2022 – ha detto Stefano Di Marco, coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente e Project Manager di Life Turtlenest – È un dato che conferma quanto le nostre coste continuano a essere un habitat prezioso per la Caretta caretta. Non basta contare i nidi, dobbiamo creare le condizioni perché possano essere protetti e arrivare alla schiusa in sicurezza. La vera sfida, quindi, è mettere in campo soluzioni concrete e costruire una rete sempre più forte sul territorio. Amministrazioni comunali, stabilimenti balneari, operatori e cittadini devono diventare parte di un’unica alleanza per la tutela della biodiversità”.

 

 

Italia, habitat prezioso per la tartaruga

L’Italia rimane una delle principali aree di nidificazione di tartarughe marine del Mediterraneo occidentale (con oltre 700 nidi contati nel 2025, circa 600 nel 2024 e più di 400 nel 2023). Il fenomeno sembra essere favorito sia dal cambiamento climatico con il progressivo riscaldamento delle acque, che dall’arrivo di nuove femmine della specie che, ogni anno, esplorano le coste. Il clima è una realtà che non può essere ignorato e, spiega Sandra Hochscheid, Ricercatrice della Stazione Zoologica Anton Dohrn, partner scientifico di LIFE TURTLENEST, “il caldo estremo registrato durante questa stagione ha persino messo a rischio alcuni nidi, riducendone il successo di schiusa e rendendo talvolta necessario intervenire con sistemi di ombreggiatura per proteggere le uova da temperature potenzialmente letali per il loro sviluppo”.

La distribuzione della nidificazione di Caretta Caretta vede al primo posto la Sicilia con circa 164 nidi trovati durante l’estate, seguita da Calabria (circa 70), Puglia (53) e Campania (43). Inoltre, sono stati censiti 18 nidi nel Lazio,13 in Sardegna, 8 in Toscana, 4 in Basilicata, 3 in Abruzzo e 1 in Liguria. Un’altra tendenza è il progressivo spostamento delle tartarughe marine verso le coste settentrionali.

Le minacce: ruspe e trattori, inquinamento luminoso

Oltre a queste tendenze, si conferma anche il danno che le attività umane arrecano alle tartarughe marine e alle aree di nidificazione della Caretta Caretta. La minaccia più trascurata è la pulizia meccanica delle spiagge.

“Ruspe, pale meccaniche, trattori e cingolati continuano a percorrere le spiagge durante la piena stagione riproduttiva, distruggendo gli habitat e, nei casi peggiori, i nidi prima ancora che vengano individuati – spiegano dal progetto – Il danno non è solamente ambientale, ma rappresenta anche una violazione di legge (art. 12 Direttiva Habitat 92/43/CEE, recepito da art. 8 DPR 357/1997), che vieta la distruzione o il danneggiamento deliberato di siti di riproduzione o di aree di sosta”.

C’è poi l’inquinamento luminoso, che disorienta i piccoli e disturba le femmine nidificanti, che selezionano la spiaggia anche in base all’oscurità. A Marina di Ascea, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, è stato così inaugurato il primo impianto di illuminazione pubblica turtle friendly: lampioni schermati, a spettro caldo, orientati verso il basso e progettati per eliminare la dispersione luminosa verso l’arenile durante il periodo riproduttivo.

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