Centri estivi, la stangata. Adoc-Eures: in media 179 euro a settimana
I centri estivi hanno costi da stangata per le famiglie. Secondo un’indagine Eures-Adoc le tariffe sono aumentate del 27% in tre anni. Per due figli e otto settimane di attività servono oltre 2700 euro
Centri estivi, la stangata (Foto Aleksandar Andreev per Pexels)
Finita la scuola, iniziano le vacanze. E con esse la stangata dei centri estivi. Con la fine delle attività scolastiche molte famiglie sono alle prese con la difficile organizzazione familiare, e per chi lavora e non può contare su una rete familiare di sostegno, il ricorso ai centri estivi è quasi obbligato. Ma se l’offerta abbonda, e le attività sono ampie e diversificate, tutto questo si traduce in costi sempre più alti. Secondo un’indagine Adoc-Eures sui centri estivi, le tariffe sono aumentate del 27% in tre anni. Il costo medio settimanale a tempo pieno è salito quest’anno a 179 euro per bambino. Significa che per sei settimane e un figlio, una famiglia arriva a spendere oltre mille euro. I costi raddoppiano se in famiglia ci sono due bambini. Se bisogna coprire otto settimane di centri estivi per due figli, si sforano i 2700 euro.
La scuola, le vacanze e i centri estivi
Dai centri estivi passano dunque anche le disuguaglianze. Perché se è vero che si discute da tempo della pausa scolastica italiana – si aggira da 10 a 14 settimane, contro una media di 6-8 settimane registrate in Germania, Francia o Regno Unito – è pur vero che la soluzione non può essere soltanto nell’idea dell’aprire di più le scuole. Non con queste scuole, che già a maggio diventano roventi e che prima avrebbero bisogno di investimenti strutturali e un ammodernamento climatico degli edifici per poter diventare luoghi aperti per un periodo dell’anno più ampio.
Le famiglie che lavorano e non hanno una rete parentale vicina sono costrette a investire somme ingenti di denaro nei centri estivi privati per poter conciliare i tempi di vita e di lavoro. Una vera e propria stangata è quella del 2026.
La stangata dei centri estivi
Secondo i dati del Monitoraggio annuale realizzato dall’Osservatorio Eures-Adoc attraverso la metodologia della mystery client su circa 200 strutture private in otto grandi città (Milano, Torino e Bologna per il Nord; Roma e Firenze per il Centro; Napoli, Bari e Palermo per il Sud), la tariffa media nazionale a tempo pieno è salita a ben 179 euro a settimana per bambino.
Questo significa, spiega l’Adoc, che otto settimane di frequenza costano mediamente 1.432 euro per un solo figlio. Se i minori sono due, si arriva a una stima di 2.764 euro per due mesi di centro estivo.
L’aumento tiene conto del fatto che il 40% dei centri estivi censiti non applica alcuna riduzione tariffaria per i fratelli e, laddove lo sconto è presente, raramente supera il 10%, fermandosi a una media del 7%. Neppure il ricorso al tempo ridotto, che esclude il pranzo e si limita alla fascia mattutina, alleggerisce davvero il peso economico, comportando una spesa media nazionale di 119 euro a settimana che, nelle regioni del Centro Italia, sale fino a 130 euro.
L’impennata dei prezzi dal 2023 al 2026 supera le dinamiche inflazionistiche. A fronte di un’inflazione nazionale pari al +2,7% su base annua, il costo medio settimanale dei centri estivi è aumentato del 3,5% nell’ultimo anno e del 27% nell’ultimo triennio, traducendosi in 38 euro in più a settimana per ogni singolo bambino. Ci sono poi le differenze territoriali: i costi sono più alti a Nord, dove la spesa media settimanale a tempo pieno tocca i 196 euro, seguita dal Centro con 185 euro e dal Sud con 143 euro.
I campus estivi
Ci sono poi i campus estivi, non conteggiati nel monitoraggio dei costi per non alterarne l’esito. Sono infatti organizzati dalle principali Federazioni Sportive Nazionali, o da queste riconosciuti, rivolti a giovani atleti e famiglie con una capacità di spesa medio-alta.
“Si tratta infatti di proposte – si legge nel dossier di ricerca – rivolte a un’utenza che può sostenere un costo medio compreso tra 100 e 150 euro al giorno, equivalenti a circa 600–900 euro a settimana a cui devono aggiungersi i costi di trasporto per raggiungere la località sede del campus e per il successivo rientro. Questi centri estivi si caratterizzano per un’elevata qualità organizzativa e tecnica: sono infatti campus ufficiali federali, spesso ospitati in centri sportivi nazionali o strutture convenzionate, con la presenza di istruttori certificati, tecnici federali e staff multidisciplinari”.
Le disuguaglianze e le fragilità
Per la presidente nazionale Adoc Anna Rea “sostenere costi così alti significhi creare barriere d’accesso discriminatorie a danno esclusivo dei genitori, in particolare di chi lavora a tempo pieno, non ha una rete di supporto familiare o laddove il carico di cura è sostenuto principalmente dalle madri. Vi è inoltre il rischio reale di una lunga interruzione della fase di apprendimento, che isola i minori più fragili a casa, spesso davanti a tablet o cellulari”.
I centri estivi offrono attività sempre più diversificate, da quelle ricreative a quelle sportive, alle attività culturali e artistiche. Le famiglie non cercano un “parcheggio” o un’area di sosta assistenziale per poter andare a lavorare, ma pretendono educazione, attività culturali, stimoli e socializzazione per la crescita formativa dei figli. In tutto questo, spiega Adoc, la risposta delle istituzioni è insufficiente.
“Il “Piano Estate” del Ministro Valditara è un palliativo che non risolve il problema alla radice, poiché le scuole aperte e i fondi stanziati non riescono a coprire l’enorme richiesta, lasciando scoperti la maggior parte dei territori e dei periodi di chiusura. Anche l’offerta dei centri estivi comunali o convenzionati, regolamentata in modo frammentario dai singoli Comuni con agevolazioni ISEE (come i bandi e i contributi attivati a Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Firenze), risulta del tutto insufficiente rispetto alla domanda e incapace di coprire l’intero arco dei tre mesi di stop delle lezioni”.
La scuola e la crisi climatica
È proprio in questo vuoto che dai centri estivi passano anche le disuguaglianze e si allarga la forbice sociale, perché evidentemente le famiglie più vulnerabili e con minori possibilità economiche rimangono escluse dalle attività, o da gran parte di esse. E i progetti di apertura estiva della scuola? Le aule scolastiche, ricorda Adoc, sono torride già a maggio. La scuola si deve adattare e riorganizzare davanti alla crisi climatica, con impianti di climatizzazione e spazi verdi che la rendano vivibile tutto l’anno.
L’Adoc chiede allora un pacchetti di interventi che comprende la totale detraibilità dei costi dei centri estivi nel modello 730; un potenziamento strutturale dei servizi pubblici e convenzionati ad alta valenza educativa; una revisione complessiva del calendario dell’anno scolastico; un piano straordinario di investimenti sul personale scolastico; l’ammodernamento strutturale e climatico degli edifici scolastici, affinché la scuola sia un luogo aperto, sicuro, salubre e vivibile in tutti i mesi dell’anno.
“Le famiglie – rivendica Adoc – hanno diritto a servizi strutturali di qualità e non a semplici risposte emergenziali o a promesse mai mantenute”.
