Caldo estremo, l’afa soffoca le periferie. Campagna contro la cooling poverty

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Parte da Napoli la seconda edizione della campagna “Che caldo che fa!” di Legambiente contro la cooling poverty. Il caldo estremo colpisce di più nelle periferie, dove non ci sono aree verdi e servizi adeguati, e fra i cittadini in povertà energetica

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Caldo estremo, l’afa soffoca le periferie. Campagna contro la cooling poverty (Foto Legambiente)

Il caldo estremo colpisce cittadini e quartieri in modo disuguale. Ha un impatto maggiore sulle periferie, dove mancano infrastrutture, servizi, aree verdi e ombreggiate. È disuguale l’impatto sui cittadini più vulnerabili, che non possono permettersi le spese energetiche per case più confortevoli. Da Napoli parte la seconda edizione della campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste” di Legambiente.

Parte dalla considerazione del caldo record che si sta abbattendo in questi giorni sull’Italia ma che ha già contato, fra fine maggio e giugno 2026, 21 bollettini di livello massimo d’allerta per diverse città (Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Milano, Perugia, Rieti, Roma e Torino). Secondo uno studio dell’Imperial College London su 854 città, l‘Italia è il Paese europeo più colpito dal caldo estremo, con ben 4.597 vittime registrate nel 2025. E il caldo estremo rischia di moltiplicare le disuguaglianze fra cittadini e quartieri.

Crisi climatica, caldo estremo e cooling poverty

A causa della crisi climatica, le temperature estive urbane raggiungono livelli critici in diverse città e superano per giorni i 40°C. Questo fenomeno è aggravato dall’effetto isola di calore urbana che rende le città più calde rispetto alle aree circostanti (anche di 4°C) a causa della cementificazione, della scarsa presenza di aree verdi, della presenza di impianti di condizionamento e della densità abitativa e di veicoli a combustione.

Questa disuguaglianza è la cooling poverty (povertà di raffrescamento), una povertà energetica legata all’incapacità di mantenere una temperatura confortevole in casa, con aria condizionata, climatizzatori, ventilatori, e negli stessi spazi pubblici, nei quartieri e nei servizi, che non sono progettati per una temperatura più fresca. Mancano insomma spazi verdi, alberi e ombreggiature, rifugi climatici, giardini, pensiline, materiali edilizi adeguati.

E in questo scenario le periferie a basso reddito, denuncia Legambiente, sono l’anello più debole del caldo estremo e sono schiacciate dall’impossibilità di mantenere una temperatura confortevole. Tutto questo in un contesto in cui la povertà energetica è oggi una delle sfide sociali ed economiche più rilevanti per l’Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2024 oltre 2,4 milioni di famiglie – circa il 9,1% del totale – vivevano in condizioni di povertà energetica, con un’incidenza più elevata tra i nuclei con minori e nei contesti caratterizzati da maggiori fragilità socioeconomiche.

 

Immagine Legambiente

 

Che caldo che fa! Si parte da Napoli

Legambiente ha dato il via da Napoli alla seconda edizione della campagna Che caldo che fa!, realizzata in collaborazione con il partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico – RSE S.p.A. e della Croce Rossa Italiana. Questa mattina c’è stato un flash mob nel cuore di Napoli mentre, nelle prossime settimana, la campagna proseguirà nelle periferie delle principali città italiane – Milano (30 giugno, Giambellino), Terni (10 luglio, Quartiere Italia- Piazza della Pace), Roma (14 luglio, Alessandrino), Torino (22 luglio, Barriera) e Bari (30 luglio, San Paolo).

Nella tappa di Napoli, osservato speciale è stato il quartiere di San Pietro a Patierno, nella periferia nord napoletana. Dai 18 scatti termografici realizzati nelle ore più calde (11:00-14:00) in 36 punti di interesse (spazi pubblici, aree verdi, servizi essenziali, infrastrutture grigie e blu) su circa 1 km² emerge che ben il 64% (25 punti) risulta direttamente esposto al sole. Nell’area giochi del Parco IV Aprile la temperatura della pavimentazione massima è stata di 63,9°C mentre in via Casoria si è registrato un picco di temperatura ambientale di 36,5°C. Nei luoghi più ombreggiati, invece, la temperatura superficiale crolla del 61% e quella ambiente del 25%.

 

 

 

Intervenire per città più fresche

“Contro il caldo estremo che si manifesta già da inizio estate – spiega Mariateresa Imparato, Responsabile Giustizia Climatica Legambiente – non bastano misure emergenziali. A più di due anni dall’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è tempo che il Governo stanzi le risorse affinché i comuni possano adottare azioni concrete per città più fresche e giuste. Lo continuiamo a ribadire con la seconda edizione della nostra campagna, ricordando che ciò è possibile solo attraverso una presa di coscienza delle amministrazioni locali e interventi concreti su verde urbano, ombra, spazi pubblici, acqua accessibile, mobilità sostenibile, welfare climatico e riduzione delle isole di calore. Senza lasciare indietro nessuno e mettendo al centro la tutela delle persone, a partire dalle fasce di popolazione più a rischio, specie nei quartieri più fragili, come bambini e anziani”.

Il monitoraggio si è svolto l’11 giugno in 11 luoghi chiave di San Pietro a Patierno fra cui parchi, piazze, comune, Asl, ufficio postale. Quasi tutti i servizi essenziali del quartiere sono completamente esposti al sole. Fra questi 2 studi medici su 3, una farmacia su 2, l’unico ambulatorio e centro analisi, l’ufficio postale, il CAF, l’unico supermercato presente, la quasi totalità dei negozi alimentari e dei punti di ristoro, oltre a tutti i centri sportivi e i luoghi di culto censiti. 9 fermate del bus su dieci sono prive di pensiline. Presenti solo 3 fontanelle mentre parchi pubblici e aree verde sono in stato di incuria o chiusi.

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