Saldi estivi e prodotti tessili, l’80% dei vestiti non viene riciclato

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Continua a crescere il consumo di prodotti tessili ma la raccolta differenziata è poca. La prevenzione comincia dall’acquisto. Ecotessili in vista dei saldi estivi: comprare quello che serve, leggere l’etichetta, scegliere la qualità e la possibilità di riparare

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Saldi estivi, prodotti tessili e shopping sostenibile (Foto Pixabay)

La valigia di vestiti degli europei diventa sempre più grande e pesante. Allo stesso tempo, si riempie e si svuota a una velocità maggiore: prodotti tessili a basso e bassissimo costo vengono continuamente acquistati, indossati poco e scartati altrettanto velocemente. Moda veloce, ultra fast fashion e rifiuti tessili: un circuito esplosivo. In vista dell’avvio dei saldi estivi, arriva l’appello di Ecotessili, il consorzio di produttori tessili del Sistema Ecolight: continua a crescere il consumo di prodotti tessili ma la raccolta differenziata arranca e l’80% dei vestiti non viene riciclato.

Verso i saldi estivi

«La prevenzione dei rifiuti comincia al momento dell’acquisto, non quando si getta una maglietta».

Così il Consorzio, che guarda appunto all’imminente arrivo dei saldi estivi. È ormai conto alla rovescia: in quasi tutte le regioni inizieranno sabato 4 luglio, con l’eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano. Un appuntamento atteso dai consumatori: per quasi tutti gli sconti estivi rappresentano un modo per rinnovare il guardaroba ma per il Consorzio “le occasioni di risparmio rischiano di alimentare una produzione insostenibile di rifiuti tessili”.

19 kg l’anno di prodotti tessili

Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ogni cittadino europeo compra 19 kg di tessuti l’anno, fra cui 8 kg di abbigliamento e 4 kg di calzature. È una valigia di prodotti tessili che diventa sempre più grande: nel 2019 l’acquisto medio di abbigliamento, calzature e tessili per la casa ammontava a 17 kg, saliti nel 2022 a 19 kg. 

Gli europei insomma comprano e scartano vestiti, calzature e tessuti a una velocità sempre maggiore. E questo rappresenta uno spreco di risorse e una fonte di pressione sul clima e sull’ambiente dovuto all’uso di materiali, al consumo di acqua e suolo, alle emissioni di gas serra, a sostanze chimiche e microplastiche. A fronte di questa crescita, che anche per l’Italia vede un consumo procapite di 19 kg annui di prodotti tessili, la gestione del riciclo e del fine vita intercetta volumi bassi. Le rilevazioni Ispra indicano infatti che l’80% dei tessili non viene conferito nella raccolta differenziata, escludendo questi materiali da qualsiasi percorso di riciclo.

La sostenibilità inizia dall’acquisto

«Quando si parla di sostenibilità nel tessile, l’attenzione si concentra spesso sulla fase di produzione o sul riciclo di un dato prodotto. In realtà una gestione sostenibile non inizia quando una t-shirt o un paio di sneakers vengono gettati, ma nel momento stesso in cui vengono acquistati – osserva Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili – Una parte importante della sfida si gioca nelle decisioni quotidiane di ciascuno di noi, a partire dagli acquisti. I saldi possono essere l’occasione per acquistare in modo più consapevole, privilegiando capi da utilizzare a lungo».

I consumi dei prodotti tessili richiedono dunque uno shopping sostenibile.

Per Ecotessili sono quattro le regole fondamentali da rispettare:

  • Comprare con reale necessità: acquistare solo ciò che serve davvero e che si prevede di utilizzare a lungo.
  • Verificare la qualità: controllare con attenzione la solidità dei materiali e il livello delle finiture.
  • Leggere l’etichetta: prestare attenzione alla composizione dei tessuti, ricordando che i capi in multimateriale sono complessi o impossibili da riciclare.
  • Scegliere la riparabilità: preferire articoli che possano essere facilmente riparati, modificati o riadattati in futuro.

Alla fine del ciclo, diventa fondamentale il riciclo corretto dei prodotti tessili, seguendo le linee guida del proprio Comune di residenza.

«La raccolta differenziata è il passaggio chiave per consentire il recupero dei materiali e alimentare l’economia circolare – conclude Dezio – Il primo passo resta però una scelta d’acquisto responsabile. Tutto ciò che compriamo perché realmente necessario, se utilizzato a lungo e conferito correttamente a fine vita, riduce drasticamente la quantità di rifiuti generati ogni anno».

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