Vacanze, Adoc: turismo mordi e fuggi a prezzi sempre più alti
Il caro vacanze accorcia il periodo di ferie. L’inflazione turistica cambia le abitudini di vacanza e spesa degli italiani. Adoc: ecco i rincari su spiagge, hotel e consumi alimentari
Vacanze sempre più brevi (Foto Vika Glitter per Pexels)
C’era una volta il mese di vacanza. Qualcuno poteva partire per settimane, concedersi una villeggiatura lunghissima, andare al mare e programmare la montagna. Ora le vacanze degli italiani sono sempre più mordi e fuggi: non più dieci giorni ma una settimana, non più una settimana ma cinque giorni, spesso un fine settimana lungo con l’idea di fare il bis e la speranza di organizzarne due.
Il caro vacanze accorcia il periodo di ferie degli italiani, evidenzia l’Adoc, che ripercorre l’andamento di spese costantemente al rialzo. I prezzi aumentano per il mare, per ombrelloni e lettini, per gli algoritmi dinamici che orientano le prenotazioni e per i piccoli consumi quotidiani. Senza contare gli abusi, che vanno denunciati: i divieti di portare in spiaggia cibi propri e acqua imposti da alcuni lidi sono illegittimi.
Una semplice giornata al mare
L’inflazione turistica ha rimodellato le abitudini di spesa delle famiglie. Le vacanze diventano brevi. A fronte di prezzi da capogiro. Secondo uno studio dell’Adoc, per una giornata al mare ad agosto con ombrellone, parcheggio, pranzo al sacco e pochissimi extra, una famiglia di quattro persone spende da un minimo di 90-120 euro fino a superare i 600 euro nelle destinazioni più rinomate o se si scelgono ristorazione servita e attività ricreative.
Ombrellone e lettini affittati sulla spiaggia? Il costo medio per una settimana di noleggio di un ombrellone e due lettini si attesta a circa 250 euro. La tariffa giornaliera risulta in media sui 37 euro, a cui vanno aggiunto spese quali il parcheggio. Questo va da 5 a 15 euro per le zone meno gettonate a 20-30 euro per le località più battute. Ci sono differenze territoriali forti e prezzi legati alla “esclusività” delle destinazioni turistiche e balneari. Adoc spiega che in località come Forte dei Marmi (Versilia) si arriva a 550 euro per la quinta fila; in Costa Smeralda (Sardegna) l’affitto giornaliero di un gazebo con servizi accessori oscilla stabilmente tra i 350 e i 400 euro; si raggiugono picchi di 800 euro nelle strutture di lusso a Capri o a Portofino.
Prenotare l’hotel
Hotel al mare, in agriturismo, in montagna: la variabilità dei prezzi è grande. L’analisi delle disponibilità estive sulle piattaforme di prenotazione come Booking.com e Airbnb, spiega Adoc, evidenzia tariffe elevate a causa dell‘introduzione capillare degli algoritmi di “dynamic pricing” (prezzi dinamici basati sulla domanda in tempo reale). Qualche esempio riportato dall’associazione:
- Hotel 3 stelle: una settimana ad agosto per una famiglia di quattro persone varia in media tra i 2.200 e i 3.800 euro. Le regioni del Sud e le Isole registrano gli incrementi stagionali più alti (+5,4%), trainati dalle mete campane e sarde. Positano e Amalfi toccano minimi di 3.800 – 4.200 euro per il solo pernottamento e prima colazione.
- Agriturismi: tradizionalmente sono considerati una scelta economica. Quest’anno però segnano tariffe medie comprese tra i 170 e i 220 euro a notte, con picchi di 350 euro in Toscana e Umbria per le strutture dotate di piscina e percorsi benessere.
- Family Hotel in montagna (Trentino-Alto Adige): le tariffe settimanali per 4 persone variano notevolmente a seconda della categoria. Si passa da una fascia base di 800-1.200 euro per appartamenti in residence e b&b senza servizi accessori, fino a pacchetti “All-inclusive family resort” compresi tra i 2.200 e i 5.500 euro a settimana.
Se si viaggia con un amico a quattro zampe, il supplemento applicato dalle strutture ricettive varia dai 15-25 euro al giorno per gli hotel standard, fino a 80 euro nelle strutture di lusso con pet-menu e servizi di dog-sitting.
Il gelato si è rimpicciolito
Non si sfugge ai rincari sui consumi quotidiani, sul panino o sul gelato comprato in spiaggia o nelle località turistiche. Sono consumi colpiti da un aumento dei prezzi e spesso da shrinkflation, quella “sgrammatura” che riduce la quantità del prodotto a parità di prezzo. Negli anni i consumatori l’hanno sperimentata su tante voci, dai biscotti ai detersivi, dai prodotti per la cura persona a prodotti alimentari vari – yogurt, snack, biscotti, fette biscottate, salse pronte, formaggi confezionati. Non potevano dunque mancare i gelati. Secondo alcune analisi, la porzione del gelato su stecco si è ridotta da 120 a 100 ml, con un prezzo aumentato del 14%. Il gelato in cono, invece, si è rimpicciolito dell’8%, mentre il prezzo è cresciuto del 15%.
Il costo del gelato artigianale, evidenzia Adoc, ormai supera i 30 euro al kg nelle grandi città d’arte e nelle località turistiche. Un cono piccolo oscilla tra i 3,00 e i 3,50 euro, con picchi di oltre 5 euro nei centri storici ad alta densità turistica.
La shrinkflation colpisce i prodotti venduti in supermercati e chioschi: il gelato industriale confezionato ha registrato, rispetto allo scorso decennio, una riduzione media del volume delle porzioni del 15-18% a fronte di prezzi costantemente ritoccati all’insù (un multipack di marca tocca una media di 5,50 euro).
Nei mini-market turistici la spesa dei vacanzieri anche per consumi alimentari quotidiani rischia la stangata. Un panino veloce acquistato nei chioschi vicino alle spiagge, rileva l’Adoc, costa in media 8-9 euro, mentre una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo può essere prezzata tra i 2,50 e i 3,50 euro.
