Caro carburanti, gasolio sopra 2,2 euro al litro in autostrada. Stangata sulle partenze estive

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Questa mattina il gasolio sfonda la soglia di 2,2 euro al litro in autostrada. Benzina ai massimi da maggio. Non si ferma la corsa dei prezzi dei carburanti. Si stima una stangata da 700 milioni di euro fra luglio e agosto

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Caro carburanti, stangata sulle partenze estive (Foto Pixabay)

Non si ferma il caro carburanti. Sulle vacanze degli italiani, e più in generale su tutti gli spostamenti privati, incombe la corsa dei prezzi dei carburanti, che continua sulla scia dei forti rialzi delle quotazioni petrolifere internazionali. Il risultato è che sulla rete stradale gasolio e benzina raggiungono i livelli massimi da mesi. In autostrada il gasolio sfonda la soglia psicologica dei 2,2 euro al litro mentre sulla rete ordinaria supera i 2,1 euro al litro. La benzina è sopra i 2 euro al litro in autostrada.

Il conto che gli automobilisti saranno chiamati a pagare sarà una stangata che rischia di arrivare a 700 milioni di euro fra luglio e agosto, stima Confesercenti. Intanto il pieno diventa sempre più caro. E i Consumatori chiedono un intervento sulle accise che, al momento, non sembra però all’orizzonte.

I prezzi dei carburanti di oggi

Oggi Staffetta Quotidiana evidenzia che il diesel a 2,14 euro/litro è al massimo dal 15 aprile, la benzina a 1,96 al massimo dal 28 maggio.

Questa mattina, 23 luglio, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,957 €/l per la benzina (+8 millesimi rispetto a ieri), 2,141 €/l per il gasolio (+17), 0,744 €/l per il Gpl (-1) e 1,586 €/kg per il metano (+5). Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 2,048 €/l per la benzina (+8), 2,213 €/l per il gasolio (+17), 0,879 €/l per il Gpl (invariato) e 1,593 €/kg per il metano (+1).

Escalation senza sosta

“Una escalation senza sosta che aggrava di giorno in giorno la stangata estiva sugli italiani, col pieno di gasolio che costa 13 euro in più rispetto a inizio luglio”, evidenzia il Codacons.

“Rispetto al 3 luglio scorso, quando è scaduto il taglio delle accise, il gasolio è rincarato di 25,9 centesimi, portando un pieno di diesel a costare la bellezza di 13 euro in più, mentre la benzina nello stesso periodo è aumentata di 15,4 centesimi, +7,7 euro a pieno. In autostrada il gasolio è salito di 24,5 centesimi, +12,2 euro a pieno”.

Per l’associazione il Governo “non solo continua a tergiversare, ma guadagna in modo immorale cifre astronomiche grazie a Iva e accise che pesano per oltre il 50% sui listini dei carburanti in Italia – prosegue il Codacons – L’unica misura possibile è uno sconto sulle accise che il governo deve adottare subito con apposito decreto, sconto da applicare almeno fino a fine agosto per salvare le vacanze degli italiani”.

Al momento però non c’è alcun nuovo taglio delle accise in vista. Ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rispondendo a chi gli chiedeva, a margine del question time alla Camera, se visto l’aumento dei prezzi dei carburanti sui livelli di marzo ci sarà un nuovo taglio delle accise, ha detto che “C’è il meccanismo delle accise mobili, quando entrerà in funzione lo valuteremo. Risorse da destinare a nuovi interventi? Al momento non le ho”.

Intanto i prezzi corrono. “È grave che il ministro Giorgetti anche oggi (ieri ndr) prenda tempo, con una dichiarazione, che stando a quanto risulta sulle agenzie, appare misteriosa e poco chiara – ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – L’impennata dei prezzi è a dir poco preoccupante: in autostrada il gasolio supera i 2 euro il 5 luglio, i 2,10 euro il 16 luglio e domani c’è il serio rischio che varchi i 2,2 euro. Nella rete stradale supera i 2 euro il 15 luglio e i 2,10 il 21 luglio. Una grave escalation. Che aspetta il Governo a tagliare le accise?”.

Per l’UNC con il gasolio a 2,2 euro al litro, “record storico”, il taglio “dovrebbe essere di almeno 30 cent, 36,6 cent con l’Iva al 22%, così che il gasolio possa tornare a valori analoghi ai livelli pre-crisi, attestandosi a 1,847 euro”.

“La crisi di Hormuz presenta il conto alle vacanze”

Tutto questo alla vigilia degli spostamenti estivi, che si intensificheranno a fine mese e nella prima settimana di agosto. L’automobile, spiega Confesercenti, rimane il principale mezzo di spostamento delle vacanze di prossimità.

Le ripercussioni sulle spese turistiche (leggi: il taglio dei consumi) preoccupa Confesercenti per la quale “la crisi di Hormuz presenta il conto alle vacanze degli italiani: il rincaro dei carburanti seguito al riacutizzarsi del conflitto potrebbe determinare, nei soli mesi di luglio e agosto, una maggiore spesa per famiglie di circa 700 milioni di euro. Una stangata alla pompa che rischia di sottrarre risorse ai consumi turistici nel momento più importante della stagione”.

Secondo l’Ufficio economico Confesercenti, la crisi di Hormuz ha portato a far crescere i prezzi di circa 12 centesimi al litro in una decina di giorni, per un aggravio di 140 milioni di euro solo per questo periodo. Se i prezzi dovessero mantenersi sugli attuali livelli, l’impatto complessivo tra luglio e agosto raggiungerebbe i 700 milioni di euro per le famiglie e le piccole imprese che si riforniscono sulla rete ordinaria. Senza contare l’impatto in bolletta dei maggiori consumi elettrici legati alle ondate di calore.

L’associazione chiede dunque “interventi di contenimento dei prezzi”.

Sostiene il presidente di Confesercenti Nico Gronchi: “Benzina e gasolio sono spese difficilmente comprimibili, soprattutto d’estate, quando si intensificano gli spostamenti. La maggiore spesa per il pieno dell’auto o del camper, i possibili rincari di voli e traghetti, gli eventuali supplementi carburante e l’aumento delle tariffe del trasporto turistico ridurranno inevitabilmente le risorse che i vacanzieri potranno destinare a consumi, ristorazione, shopping, con un forte impatto negativo per i sistemi economici territoriali. Bisogna dunque agire subito per contrastare la fiammata attuale dei carburanti, ma anche tracciare una strada per il futuro. Gli interventi emergenziali, da soli, non bastano: serve una strategia per ridurre la vulnerabilità strutturale del Paese agli shock energetici”.

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