Povertà assoluta, Consumatori: un record e una tragedia economica (Foto Pixabay)

La povertà assoluta in Italia è ormai al record storico, è una tragedia economica, restituisce l’immagine di un paese disuguale, con fasce di popolazione sempre più fragile e un lavoro che non salva più dall’impoverimento. Sono desolante, ma anche allarmate, le reazioni dei Consumatori davanti ai dati odierni dell’Istat sulla diffusione della povertà assoluta in Italia.

Nel 2023 sono oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta. Stabile il dato relativo alla povertà, che interessa circa 5,7 milioni di individui, il 9,7% sul totale degli individui residenti. La povertà fra i minori è allarmante e riguarda quasi 1 milione e 300 mila bambini e ragazzini, il 13,8% del totale, il valore più alto dal 2014.

 

Povertà assoluta, Istat: colpisce quasi 1 milione e 300 mila minori (Foto Pexels da Pixabay)

 

La tragedia della povertà assoluta

Le famiglie in povertà assoluta sono l’8,4% del totale, un valore “stabile” rispetto al 2022.

«Si tratta di dati drammatici e vergognosi, non degni di un Paese civile! – commenta il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – La povertà assoluta, infatti, non resta affatto stabile, ma peggiora, raggiungendo un primato sia rispetto alla percentuale delle famiglie in povertà assoluta, l’8,4%, che supera il precedente primato del 2022 quando era 8,3%, sia rispetto al numero di famiglie, 2 mln e 217 mila contro 2 mln e 187 mila del 2022, sia rispetto al numero di individui, 5 milioni e 693 mila, che batte il dato del 2022 quando erano 5 mln e 674. L’unico valore apparentemente stabile, è la percentuale di individui poveri, 9,7%, ma solo grazie agli arrotondamenti, visto che nel 2023 è in realtà 9,73% mentre nel 2022 era ferma a 9,69%. Insomma, mai così tanti poveri assoluti nel nostro Paese».

La povertà in Italia, aggiunge il Codacons, si conferma una tragedia economica.

«2,2 milioni di famiglie e 5,7 milioni di cittadini in condizione di povertà assoluta sono numeri indegni di un paese civile – afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi – I dati Istat attestano come nel 2023 non ci sia stato alcun miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, e sul banco degli imputati c’è il caro-prezzi: l’inflazione alle stelle che ha caratterizzato lo scorso anno ha inciso in modo evidente sui redditi delle famiglie, mantenendo i livelli di povertà a valori ancora elevatissimi».

Federconsumatori: famiglie costrette a rinunce, anche sulla sanità

Non consola che il dato sia presentato come stabile rispetto al 2022. Sono cifre allarmanti, ricorda Federconsumatori, enormi, e fotografano un disagio sempre più radicato. Il disagio significa che le famiglie tagliano sulle spese e fanno rinunce pesanti, perché riguardano cibo e salute.

L’Osservatorio Federconsumatori, spiega l’associazione, continua a registrare sacrifici e rinunce sul fronte dei consumi. Ad esempio con una riduzione del consumo di carne e pesce stimata nel 16,9% e con lo spostamento verso il consumo di tagli e qualità meno costosi e meno pregiati. Le famiglie seguono la ricerca sempre più assidua di offerte, sconti, acquisti di prodotti prossimi alla scadenza, un’abitudine che ormai riguarda quasi un cittadino su due. C’è un aumento dell’11,9% degli acquisti presso i discount.

“A questo si aggiunge la rinuncia alle cure: secondo il recente rapporto dalla Fondazione Gimbe – ricorda Federconsumatori – sono 4,5 milioni gli italiani costretti a tale rinuncia, di questi circa 2,5 milioni rinunciano per motivi economici. Problemi che riguardano fasce sempre più ampie della popolazione, a testimonianza dell’impoverimento dei ceti medi e del dilagare del fenomeno del lavoro povero. Ci troviamo in un Paese disuguale, ma la priorità del Governo non sembra affatto essere orientata a ridurre o eliminare queste disuguaglianze”.

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