Buoni fruttiferi postali, l'8 novembre l'udienza per l’ammissibilità della class action

Buoni fruttiferi postali, l'8 novembre l'udienza per l’ammissibilità della class action

Rimborsi buoni fruttiferi postali, Confconsumatori: evitare di intasare i tribunali

Confconsumatori ha scritto al Mef, alla Cassa Depositi e Prestiti e a Poste Italiane per chiedere che vengano applicate le disposizioni dell’Abf sui rimborsi per i buoni fruttiferi postali della serie Q/P, senza che le associazioni si trovino costrette ad intasare le aule di tribunale

“La scelta di Poste Italiane di non rimborsare i consumatori, nonostante le numerose vittorie ottenute davanti all’Arbitro Bancario Finanziario, costringe a intasare i tribunali“. Lo afferma Confconsumatori, che ha scritto al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alla Cassa Depositi e Prestiti e a Poste stessa per chiedere spiegazioni in merito alla mancata ottemperanza alle decisioni dell’Abf sui rimborsi dei frutti tra il 21mo ed il 30mo anno, per i buoni postali fruttiferi della serie Q/P.

Buoni fruttiferi, la battaglia di Confconsumatori

Confconsumatori aveva avviato quasi un anno fa la battaglia “Buono tradito” per assistere i numerosi consumatori che chiedevano aiuto all’associazione.

Dopo decine di vittorie in sede Arbitrale relativamente alla mancata erogazione dei frutti tra il 21mo ed il 30mo anno, per i buoni della serie Q/P  – l’ultima dello scorso 10 maggio del collegio di Bari n. 11971/21, che ha accolto le ragioni di un associato di Confconsumatori di Reggio Calabria – , Confconsumatori esprime biasimo rispetto alla decisione di Poste di non rimborsare quanto disposto dall’ABF, l’arbitro della Banca d’Italia.

 

buoni fruttiferi postali

 

“Consola il fatto che – spiega Confconsumatori – dopo tante pronunce dell’Abf rimaste inascoltate, adesso anche alcuni Tribunali aderiscono alle indicazioni dell’arbitro. Di recente il Tribunale di Benevento ha condannato al pagamento degli interessi anche sugli ultimi 10 anni di durata del buono, secondo quanto scritto a tergo del documento contrattuale che Poste ha consegnato ai propri cliente, inducendoli così a credere (in buona fede) in una fruttificazione poi negata dopo 30 anni”.

Confconsumatori – prosegue l’assoziaione – è, dunque, costretta a suggerire ai propri associati, che hanno ottenuto pronunce positive da parte dell’Arbitro Bancario Finanziario presso Banca d’Italia, di far valere i loro diritti economici dinanzi ai Tribunali.

L’associazione ha chiesto, dunque, ufficialmente, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alla Cassa Depositi e Prestiti, oltre che a Poste Italiane, di conoscere i motivi per cui un ente pubblico si sottragga volontariamente alla decisione di Banca d’Italia, una scelta che – sottolinea – “andrà ad intasare le aule di giustizia“.

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