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Deforestazione, WWF: considerare tutti gli ecosistemi “mangiati” dai consumatori europei

Per arginare la deforestazione bisogna intervenire sui consumi europei e includere in una futura legge non solo le foreste, ma anche tutti gli ecosistemi “mangiati” dai consumatori europei. La produzione di soia, ad esempio, usata soprattutto come mangime animale, è una delle principali cause di distruzione di natura in Sud America.

Secondo una nuova ricerca commissionata dal WWF, un cittadino europeo consuma in media circa 60 kg di soia l’anno, le cui coltivazioni prendono il posto di foreste, savane e praterie in Sud America.

Il WWF chiede dunque di intervenire sulla legge che l’Europa sta discutendo, prendendo in considerazione il peso dei consumi non solo sulle foreste ma anche su altri ecosistemi come savane, praterie, zone umide.

I consumi e la deforestazione

Di cosa stiamo parlando? Lo scorso novembre la Commissione europea ha pubblicato una proposta di legge per minimizzare l’impatto dei consumi europei sulle foreste del pianeta. Questa proposta, dice il WWF, è un buon inizio per fermare la distruzione di natura causata dai consumi, sebbene alcune lacune quale l’inclusione di altri ecosistemi oltre alle foreste vanno colmate.

L’associazione sostiene da tempo la necessità di una legislazione europea contro la deforestazione. Attraverso la campagna #Together4Forests, WWF e altre 160 ONG ambientaliste hanno mobilitato 1,2 milioni di persone nel dicembre 2020 per chiedere una nuova legge europea chiara ed efficace. La Commissione europea ha quindi presentato una proposta di legge per minimizzare la deforestazione e il degrado forestali causati dai consumi dell’UE. L’attuale proposta lascia però senza protezione ecosistemi come savane, praterie e zone umide.

 

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Dalla Commissione europea regole per prodotti deforestation-free

 

Il peso dei consumi sulle foreste, e non solo

«Il consumo europeo di prodotti legati alla deforestazione rende l’Europa complice di una terribile devastazione. Quello che i cittadini europei mettono in tavola, infatti, ha impatti “nascosti” talmente forti da mettere a rischio interi ecosistemi», ricorda oggi il WWF.

Su 33,9 milioni di tonnellate di soia importate in Ue nel solo 2020, oltre 20 milioni provengono dal Sud America. Commissionata dal WWF, la nuova ricerca intitolata “Mapping the European Soy Supply Chain” (“Mappare la catena di approvvigionamento europea della soia”) evidenzia come il 90% della soia che viene consumata dai cittadini europei sia l’ingrediente “nascosto” dietro al consumo di altri prodotti come carne, uova, latte o yogurt.

«È necessario prendere consapevolezza del peso dei nostri consumi non solo sulle foreste, ma anche sulle praterie e le savane, distrutte a tassi persino più elevati delle stesse foreste per fare spazio all’agricoltura, con impatti catastrofici non solo sulla biodiversità, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita – dice Isabella Pratesi, Direttore Conservazione del WWF Italia – Per soddisfare i bisogni di oggi, derivati da un modello intensivo di produzione animale assolutamente sbagliato, distruggiamo sistemi naturali che hanno un valore impagabile per il funzionamento della biosfera. Quando finalmente ci saremo accorti della distruzione prodotta – anche in termini di nostra salute – dagli allevamenti intensivi che si reggono sull’uso della soia, chi ci ridarà le foreste perse? Nessuno. Molte sono semplicemente irriproducibili».

Deforestazione, le richieste del WWF

L’Europa sta discutendo una nuova legge con lo scopo di ridurre l’impronta dei consumi europei sulla deforestazione. Il prossimo appuntamento è il 17 marzo, quando i ministri dei paesi europei dovranno esprimersi sulla bozza della normativa europea per arginare la deforestazione.

In vista di questo nuovo passaggio, il WWF chiede di inserire nella legge altri ecosistemi che vengono convertiti per produrre le materie prime destinate ai consumi europei, come zone umide, savane, torbiere. Chiede di includere altre commodities, come gomma, mais, allevamenti di salmoni (nutriti con mangimi a base di soia) e di considerare anche i derivati e i trasformati (come la cioccolata per il cacao, i mobili e carta per il legno) che derivino da materie prime a rischio di deforestazione, conversione o degrado ecosistemico.

Chiede di considerare i diritti umani, evitando che i prodotti legati alla violazione dei diritti entrino nel mercato Ue, e di avere misure sanzionatorie.

La proposta di legge della Commissione europea, dice ancora il WWF, «presenta molti punti di forza. Limita, però, il proprio ambito di applicazione alla sola protezione delle foreste, rimandando di almeno due anni la potenziale inclusione di altri ecosistemi. Viene di fatto ignorata l’attuale espansione delle attività produttive agricole su zone umide, savane e praterie, con il rischio di trasferire su questi ecosistemi tutta la pressione causata dalla produzione di soia e altre commodities una volta che verranno proibiti altri fronti di espansione».

«Questa legge dovrà impedire a qualsiasi prodotto, realizzato in modo legale o illegale, collegabile comunque alla trasformazione degli ecosistemi, di entrare nei mercati dell’Unione europea, riducendo il nostro impatto sulla biodiversità e sul cambiamento climatico», dice Eva Alessi, Responsabile sostenibilità del WWF.

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