“Fuori dall’Energia Fossile”, Legambiente aderisce alla manifestazione

“Fuori dall’Energia Fossile”, Legambiente aderisce alla manifestazione (foto Pixabay)

Legambiente aderisce alla mobilitazione internazionale “Global Fight to End Fossil Fuels”, dal 15 al 17 settembre, con la campagna italiana “Fuori dall’Energia Fossile” rivolta contro l’ENI, supportando le iniziative in presenza in Italia organizzate dai movimenti che aderiscono alla coalizione.

Sono sei le richieste alla base della campagna internazionale e che Legambiente sostiene: no a nuove infrastrutture a fonti fossili; un rapido, giusto ed equo superamento del sistema energetico esistente; nuovi impegni di cooperazione internazionale per aumentare gli investimenti economici ed assicurare accesso alle energie rinnovabili; stop al greenwashing; perseguire i soggetti inquinanti come responsabili del danno causato; stop all’influenza delle aziende del fossile.

In occasione della manifestazione, l’associazione ambientalista spiega quali sono, secondo il suo parere, le criticità del nuovo PNIEC Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.

Legambiente: PNIEC incentrato sull’energia fossile

Sono – spiega Legambiente – 14 le centrali a gas fossile, più quelle che si approveranno con il sussidio del Capacity market, oltre agli accordi internazionali e a diversi gasdotti, le infrastrutture ritenute centrali dal Governo Meloni e contenute nel nuovo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima per affrontare la transizione energetica e arrivare agli obiettivi di decarbonizzazione.

“Tra nuove centrali ed infrastrutture, interconnessioni con Paesi del nord Africa e non solo, si disegna l’ossatura dell’Italia Hub del gas per l’Europa – denuncia l’associazione – Passando anche per il nucleare e la cattura e lo stoccaggio della CO2″.

Secondo Legambiente, quindi, il nuovo PNIEC si presenta: “poco ambizioso negli obiettivi generali di riduzione delle emissioni entro il 2030 di appena il 40,3% e di gran lunga inferiore rispetto all’obiettivo del 65% necessario per essere in linea con l’obiettivo di 1,5°C; incentrato sul gas fossile, con il rafforzamento di alcune infrastrutture transfrontaliere (come la TAP) e interne (come la Dorsale Adriatica), l’arrivo del rigassificatore di Ravenna, che si accompagna a quello di Piombino, che sua volta verrà spostato in Liguria”.

E poi, ancora, “ingannevole nelle proposte di soluzione per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione quali i sistemi Carbon Capture and Storage (CCS) ed il nucleare; peggiorativo sulla data per la completa uscita del carbone, slittata dal 2025 al 2028; fermo sui sussidi alle fonti fossili per i quali nessun passo in avanti è stato fatto; incapace di affrontare le attuali sfide sociali, come la povertà energetica e la crisi energetica; rischioso per il sistema energetico del Paese rafforzando la dipendenza dalle fonti fossili”.


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