Bambino Gesù: un accesso su quattro al Pronto Soccorso avviene per il caldo

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Durante l’estate il 25% degli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale Bambino Gesù è legato al caldo, per effetti diretti o per complicanze di patologie preesistenti. In città i bambini sono più a rischio per il fenomeno delle isole di calore. Consigli per proteggerli dalle ondate di calore

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Ospedale Bambino Gesù, circa un accesso su quattro al pronto soccorso è legato al caldo (Foto Kamaji Ogino per Pexels)

D’estate un accesso su quattro al Pronto Soccorso dell’Ospedale Bambino Gesù è legato al caldo. Per effetti diretti, come cefalea e colpi di calore. O per complicazione di qualche normale patologia, forme virali e febbrili che peggiorano con il caldo, o per l’aggravamento del quadro clinico di piccoli pazienti fragili o con patologie croniche. I bambini sono particolarmente vulnerabili alle ondate di calore e alle alte temperature, che aumentano il rischio di disidratazione. E soffrono enormemente quel fenomeno che si crea in città, le “isole di calore urbano” con temperature superiori a quelle delle aree costiere o rurali per la massiccia presenza di asfalto, edifici, traffico, unita alla scarsa presenza di alberi, aree verdi, parchi e giardini.

«I bambini non sono piccoli adulti: il loro organismo ha una capacità ancora immatura di regolare la temperatura corporea e questo li rende particolarmente vulnerabili alle ondate di calore, soprattutto nei primi anni di vita e in presenza di patologie croniche o condizioni di fragilità. Per questo la prevenzione e il riconoscimento precoce dei segnali di disidratazione sono fondamentali», sottolinea il professor Alberto Villani, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale, Malattie Infettive e DEA di II livello dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Accessi per il caldo e le ondate di calore

Durante l’estate, dunque, circa il 25% degli accessi al Pronto Soccorso del Bambino Gesù di Roma è riconducibile, direttamente o indirettamente, agli effetti del caldo.

“Nel 5% dei casi si tratta di problematiche strettamente legate alle alte temperature, come colpi di calore, sincopi e disidratazione – spiega l’Ospedale – Il restante 20% comprende invece bambini che arrivano in ospedale per patologie come vomito, diarrea o febbre, condizioni che, in presenza di temperature elevate, determinano una perdita di liquidi più rapida e grave, ma anche pazienti affetti da malattie croniche o particolarmente fragili – come cardiopatici, diabetici, pazienti oncologici o con altre patologie complesse – nei quali il caldo intenso può aggravare il quadro clinico e aumentare il rischio di complicanze, rendendo necessario il ricorso alle cure ospedaliere”.

Consigli per proteggere i bambini dal caldo

I bambini sono più vulnerabili degli adulti perché il loro organismo ha una capacità ancora immatura di regolare la temperatura corporea e una minore efficienza nella dispersione del calore. Nei lattanti e nei più piccoli le riserve idriche si esauriscono inoltre più rapidamente, aumentando il rischio di disidratazione. Dagli esperti arrivano dunque consigli di buon senso ma fondamentali per proteggere i bambini dall’emergenza caldo e dalle ondate di calore. Eccoli di seguito:

  1. Offrire spesso acqua ai bambini, anche se non manifestano sete, aumentando l’apporto di liquidi nelle giornate più calde.
  2. Evitare l’esposizione al sole e l’attività fisica nelle ore più calde, indicativamente tra le 11 e le 17, preferendo luoghi ombreggiati e ben ventilati.
  3. Vestirli con abiti leggeri, chiari e traspiranti, preferibilmente in cotone o lino.
  4. Mantenere gli ambienti freschi e ben ventilati, usando ventilatori o condizionatori ed evitando bruschi sbalzi di temperatura.
  5. Preferire pasti leggeri e un’alimentazione ricca di frutta e verdura, utili per reintegrare liquidi e sali minerali.
  6. Proteggere capo e pelle con cappellino, zone d’ombra e creme solari ad alta protezione.
  7. Prestare particolare attenzione ai lattanti e ai bambini con malattie croniche, che sono più vulnerabili agli effetti del caldo. Nei neonati è importante controllare che i pannolini vengano bagnati regolarmente, perché una riduzione della diuresi può essere il primo segnale di disidratazione.
  8. Riconoscere precocemente i campanelli d’allarme, come bocca asciutta, urine scarse e concentrate, irritabilità, sonnolenza, nausea, mal di testa, crampi o svenimenti.
  9. In caso di colpo di calore, portare subito il bambino in un luogo fresco, rinfrescarlo e fargli bere piccoli sorsi d’acqua.
  10. Rivolgersi tempestivamente al pediatra se il bambino presenta febbre persistente, vomito ripetuto, rifiuta di bere, manifesta segni di disidratazione o peggiora una patologia cronica. Recarsi invece subito al Pronto Soccorso in caso di alterazione dello stato di coscienza, grave difficoltà respiratoria, perdita di coscienza, convulsioni, incapacità di bere o febbre molto elevata dopo una prolungata esposizione al caldo.

Non sottovalutare il caldo nei bambini

«Nei bambini il caldo non va mai sottovalutato – ricorda il dottor Sebastian Cristaldi, responsabile del Pronto Soccorso della sede del Gianicolo del Bambino Gesù – Molte delle situazioni che osserviamo in Pronto Soccorso possono essere evitate con semplici accorgimenti: offrire spesso acqua ai bambini, limitare l’esposizione nelle ore più calde e prestare attenzione ai primi segnali di disidratazione. Intervenire tempestivamente significa, nella maggior parte dei casi, evitare che un malessere si trasformi in un’emergenza».

Le isole di calore in città

I rischi aumentano nelle città. Cemento, asfalto, pochi alberi, impianti di climatizzazione sempre in funzione: la struttura della città, la sostituzione della vegetazione con superfici impermeabili, la presenza di edifici che limitano la ventilazione fanno creare isole di calore urbano con temperature molto elevate. Gli effetti si sommano a quelli della crisi climatica.

Nelle giornate estive l’asfalto esposto al sole può raggiungere temperature comprese tra 60 e 80 °C e questo aumenta il disagio termico e i rischi per la salute delle persone più fragili, a partire dai bambini. È una consapevolezza sempre più diffusa: anche l’emergenza caldo ha un impatto maggiore nelle città, nelle periferie, dove mancano giardini e servizi, fra le persone più fragili e nelle fasce di popolazioni che soffrono quella che è stata chiamata cooling poverty.

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