Benessere psicologico degli adolescenti, ragazze più esposte alla pressione estetica

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Secondo l’indagine di Food For Fine, progetto di Terre des Hommes sui disturbi alimentari, per gli adolescenti il corpo è uno dei luoghi principali del disagio

Benessere psicologico degli adolescenti, ragazze più esposte alla pressione della perfezione

Benessere psicologico degli adolescenti, ragazze più esposte alla pressione della perfezione (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/stocksnap-894430/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=2557396">StockSnap</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=2557396">Pixabay</a>)

Per un adolescente su quattro il corpo bello è “magro”: è quanto emerso dall’indagine realizzata dalla Fondazione The Bridge all’interno di Food For Fine, progetto di Terre des Hommes Italia sui disturbi alimentari. L’indagine, dal titolo “Alla ricerca della perfezione: il benessere psicologico degli adolescenti lombardi raccontato da ragazze e ragazzi”, è stata condotta nelle scuole secondarie di secondo grado delle province di Milano, Monza, Como, Varese e Lecco, e ha raccolto le risposte di 415 studenti e studentesse e 69 insegnanti.

Come spiegato da Terre des Hommes Italia “emerge il ritratto di una generazione per cui il corpo è uno dei luoghi principali del disagio: qualcosa da misurare, correggere, allenare e controllare, nel tentativo di avvicinarsi a un modello di perfezione spesso irraggiungibile. Immagine di sé, pressione estetica, confronto con gli altri ed esposizione ai contenuti social sembrano incidere in modo significativo sul benessere degli adolescenti, con un impatto particolarmente forte sulle ragazze“.

Benessere psicologico degli adolescenti: pesa la pressione estetica

Secondo l’indagine, “magro” è il termine più citato tra le parole associate all’idea di “corpo bello”, con 94 occorrenze. Un dato che certifica come, per un adolescente su quattro, la magrezza sia associata all’idea di bellezza.

Solo il 20% associa il corpo bello alla salute. Inoltre il 77% degli studenti dichiara di praticare attività fisica e, tra le motivazioni principali, il piacere di praticarla si affianca quasi alla pari al desiderio di migliorare o mantenere la forma fisica, indicato da circa il 60% dei ragazzi.

Il divario di genere è uno degli elementi più evidenti emersi dall’indagine. Le ragazze – spiega Terre des Hommes Italia – riportano livelli di benessere più bassi rispetto ai coetanei maschi in tre dimensioni su quattro: soddisfazione corporea, serenità nel rapporto con il cibo e benessere psicologico.

Il dato più marcato riguarda il rapporto con il proprio corpo. Tra le ragazze l’indice di soddisfazione corporea si attesta a 2,47 su 5, ben al di sotto della soglia di problematicità fissata a 3. Tra i ragazzi lo stesso indice si ferma a 2,99, un valore comunque fragile, ma molto più vicino alla soglia. La distanza si ritrova anche nel benessere psicologico. Per le ragazze l’indice è pari a 2,87, quindi sotto soglia, mentre tra i maschi arriva a 3,29.

Il rapporto con il cibo

Secondo quanto emerso dall’indagine il rapporto con il cibo è positivo per molti adolescenti. Il 59,5% lo associa a parole come “pizza”, “sapore”, “fame”, mentre il 54% richiama il piacere, con termini come “buono”, “felicità”, “sfizio”. Accanto a questa dimensione, però, emerge un dato più problematico: per il 20,5% degli studenti il cibo si lega a disagio, ansia, paura o sfogo.

In altre parole – spiega Terre des Hommes Italia –  per circa un adolescente su cinque il cibo non è solo nutrimento o piacere, ma anche un terreno emotivamente difficile. A questo si aggiunge un ulteriore 13,7% che associa il cibo al controllo del peso, alle calorie, al grasso o alla dieta.

Inoltre circa un adolescente su due afferma di conoscere coetanei che utilizzano integratori o sostanze per accelerare il dimagrimento o migliorare il proprio aspetto fisico, ma solo il 18% ammette di farne uso direttamente. Su questo punto, un ruolo importante sembra svolgerlo l’esposizione ai contenuti social. Gli adolescenti che dichiarano di vedere con maggiore frequenza contenuti su diete o integratori riportano infatti punteggi più bassi in tutte le dimensioni misurate dall’indagine: soddisfazione corporea, serenità nel rapporto con il cibo, benessere psicologico e funzionamento quotidiano. Chi vede “molto spesso” contenuti su diete e integratori presenta un quadro di benessere più fragile.

“Questi dati ci dicono che, per molti adolescenti, il corpo è diventato un terreno di fatica, confronto e controllo: non parliamo solo di alimentazione, ma di immagine di sé, autostima, pressione estetica, social network e modelli di perfezione spesso irraggiungibili – commenta Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Fondazione Terre des Hommes Italia ETS. – Il dato sulle ragazze, in particolare, ci chiede di intervenire presto. La scuola è un luogo fondamentale per intercettare questi segnali, ma non può essere lasciata sola”.

Benessere psicologico tra gli adolescenti: serve più formazione per i docenti

La seconda parte dell’indagine ha coinvolto 69 insegnanti lombardi. La scuola – spiega Terre des Hommes Italia – emerge come uno dei primi luoghi in cui il disagio adolescenziale diventa visibile. Il 92,8% dei docenti dichiara di avere osservato un aumento della difficoltà di concentrazione negli ultimi anni. Seguono gli episodi depressivi, indicati in crescita dall’85,5% degli insegnanti, e gli attacchi di panico, rilevati in aumento dal 79,7%. Quasi 7 insegnanti su 10 hanno avuto in classe casi sospetti o diagnosticati di disturbi alimentari negli ultimi tre anni.

Ma, accanto alla percezione di un aumento del disagio, emerge una difficoltà specifica nel riconoscere e affrontare i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Quasi il 50% degli insegnanti ammette di conoscere “poco” o “nulla” il tema, mentre solo il 5,8% dei docenti ha ricevuto formazione sul tema per iniziativa della scuola. Il 39,1%  del campione dichiara di essersi formato per iniziativa personale, mentre ben il 50,7% dei docenti dichiara di non aver ricevuto alcuna formazione.

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