Booking.com, Antitrust avvia istruttoria per possibili pratiche scorrette
Secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Booking.com presenterebbe le strutture ricettive aderenti ai programmi “Partner Preferiti” e “Partner Preferiti Plus” come selezionate in base alla qualità del servizio e al rapporto qualità-prezzo, ma i requisiti di accesso non garantirebbero questi requisiti. I Consumatori chiedono trasparenza
Booking.com, istruttoria Antitrust (Foto Pixabay)
Quali sono le strutture migliori su Booking.com in termini di rapporto qualità-prezzo? Il consumatore si affida alla selezione e ai programmi del portale ma potrebbe finire per scegliere semplicemente le strutture più costose. È con questo dubbio, che investe i criteri di selezione alla base della scelta, che l’Antitrust ha aperto un’istruttoria verso Booking.com con l’ipotesi di pratiche commerciali scorrette.
Le ragioni dell’istruttoria verso Booking.com
Secondo l’Autorità garante della concorrenza, “Booking.com attribuirebbe alle strutture ricettive aderenti al programma Partner Preferiti (e alla sua estensione Preferiti Plus) un migliore posizionamento nei risultati di ricerca all’interno della piattaforma, elementi grafici di maggiore evidenza e claim per enfatizzarne la qualità del servizio e la convenienza in termini di rapporto qualità-prezzo, nonostante i requisiti di ammissione a questi programmi non sarebbero idonei a supportare i vantaggi riconosciuti a quelle strutture”.
Secondo l’ipotesi dell’Antitrust, la selezione delle strutture ricettive aderenti ai questi programmi “avverrebbe perlopiù sulla base di criteri che privilegiano quelle che forniscono commissioni più elevate a Booking.com, piuttosto che sulla base delle loro caratteristiche qualitative”.
Il risultato, prosegue l’Autorità, è che “le modalità di presentazione delle strutture e i claim utilizzati da Booking.com per enfatizzarne le qualità potrebbero indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali credendo – erroneamente – che queste strutture siano, a parità di caratteristiche, migliori in termini di rapporto qualità-prezzo rispetto alle strutture non aderenti. Questo potrebbe addirittura portare i consumatori a selezionare strutture in media più costose”.
Ieri i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi di Booking.com (Italia) con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.
I Consumatori chiedono trasparenza
Davanti all’istruttoria e alle pratiche su cui indaga l’Antitrust, le associazioni dei consumatori ribadiscono la necessità di trasparenza nei criteri di scelta.
“Si faccia subito chiarezza – chiede il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – I siti comparatori sono un passo avanti importante perché consentono di confrontare rapidamente i prezzi di tante strutture ricettive, permettendo al consumatore di poter scegliere quella più conveniente o quella che ha il miglior rapporto qualità prezzo”.
“Questo meccanismo, però, funziona – prosegue Dona – se le informazioni sono corrette e affidabili e se non si falsa l’ordine dei risultati privilegiando nel posizionamento alcuni rispetto ad altri, magari solo perché partner. Se l’ordine non dipende da criteri oggettivi ma viene modificato per altri interessi, viene meno la trasparenza del prezzo e la corretta dell’informazione che devono essere a fondamento di un sito comparatore”.
La richiesta di trasparenza è tanto più cruciale nel momento in cui in Italia, ricorda il Codacons, il 70% delle prenotazioni alberghiere avviene oggi attraverso piattaforme digitali come Booking.com, che detiene il 42% delle prenotazioni digitali.
“Gli utenti che utilizzano piattaforme di prenotazioni alberghiere come Booking hanno diritto alla massima trasparenza, perché i risultati e le indicazioni offerti da tali siti sono in grado di indirizzare e modificare le scelte economiche dei consumatori – afferma il Codacons – Enfatizzare elementi come la qualità, il prezzo, i servizi al pubblico, in assenza di criteri oggettivi e solo perché la struttura paga commissioni più alte, rappresenterebbe una forma di inganno per gli utenti, e potrebbe determinare danni economici portando gli utilizzatori della piattaforma a spendere addirittura di più nell’errata convinzione di fare la scelta migliore e più conveniente”.
