Caldo estremo, servono almeno 5900 rifugi climatici
Non è caldo, è crisi climatica. È quanto ricorda la campagna Goletta Verde di Legambiente. L’associazione chiede azioni di mitagazione e adattamento e la definizione di una strategia nazionale per i rifugi climatici nelle città
Crisi climatica, in città servono rifugi climatici contro il caldo estremo (Foto Cz Jen per Pexels)
Non è caldo, è crisi climatica. E contro situazioni di caldo estremo che mettono a rischio persone fragili, lavoratori, cittadini tutti, nelle città servono più rifugi climatici in cui si possa trovare riparo dai rischi di salute legati alle isole di calore urbano e al caldo estremo che attanaglia le città. Ancor più laddove insiste la povertà di raffrescamento, la cooling poverty di chi non ha accesso a impianti di climatizzazione. Nelle giornate in cui l’Italia è investita da caldo estremo, la campagna Goletta Verde di Legambiente entra in azione dal mare. Contro la crisi climatica, secondo Legambiente, in Italia servirebbero almeno 5.900 rifugi climatici, che salgono a 17 mila per garantire un’oasi di ristoro accessibile a piedi in 10 minuti.

Italia sotto scacco della crisi climatica
“Non è caldo, è crisi climatica” è quanto ha gridato a gran voce la storica imbarcazione di Legambiente in navigazione lungo l’Adriatico.
“Non c’è più tempo da perdere servono più interventi di mitigazione e adattamento, lo stanziamento delle ricorse per attivare il piano di adattamento ai cambiamenti climatici, e la definizione di una strategia nazionale per i rifugi climatici in città. Cosa stiamo aspettando?”, ha detto Francesca Cugnata, responsabile di Goletta Verde.
L’Italia è sotto scacco della crisi climatica. L’impatto sull’ambiente evidenzia la tropicalizzazione del Mediterraneo, la secca del fiume Po, la fusione dei ghiacciai alpini in quota, le ondate di calore che sono particolarmente insopportabili nelle città. Mare e città gridano aiuto. Secondo le foto satellitari del Marine Service information di Copernicus, rielaborate da Legambiente, fino al 25 giugno la temperatura media mensile in superficie sul mar Adriatico è arrivata a 23,3 °C mentre sul mar Tirreno ha raggiunto i 24,3 °C.
Il caldo estremo non è uguale per tutti
Nelle città, col fenomeno delle isole di calore urbano, il disagio è grande e i rischi si amplificano.
L’impatto del caldo estremo non è uguale per tutti i cittadini e tutti i quartieri. Lo ricorda la campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste” di Legambiente, che invita a guardare come esempio Barcellona, dove dal 2022 sono attivi molti rifugi climatici.
Servono più rifugi climatici
I rifugi climatici sono spazi pubblici o aree adibite a uso pubblico in cui i cittadini possono trovare rifugio dal caldo estremo. Sono parchi, giardini, aree verdi, ombreggiate e depavimentate (senza asfalto e cemento, che raggiungono temperature roventi) biblioteche, musei, case di comunità, spazi al chiuso o all’aperto gratuiti e accessibili a tutti, dotate di climatizzazione e di tutti i servizi per permettere di vivere le ore più calde in una situazione confortevole a chi altrimenti non ne avrebbe la possibilità e a chi soffre di cooling poverty (Geopop).
Ebbene, secondo Legambiente i rifugi climatici nelle città “sono in numero insignificante rispetto alle sempre più evidenti necessità. Il ritmo con cui crescono è troppo lento e l’Italia paga lo scotto della mancanza di una strategia nazionale sui rifugi climatici e dei necessari finanziamenti”.
Servirebbero almeno 5900 rifugi climatici
Nelle città monitorate da Legambiente (Napoli, Milano, Roma, Terni, Bari, Torino, Firenze, Bologna) risultano almeno 280 luoghi censiti o assimilabili a rifugi climatici – per Roma non risulta un numero verificabile e ce ne sono 10 solo nel Municipio VIII. Ma sul modello di Barcellona, che si è già organizzata in questa direzione, una rete minima proporzionata alla popolazione richiederebbe circa 705 rifugi climatici solo in questi 8 comuni. Su scala nazionale, in assenza di un catasto ufficiale e prendendo a modello Barcellona, Legambiente stima che in Italia servirebbero come minimo 5900 rifugi climatici, quasi 17 mila per realizzare una rete capillare e accessibile a piedi in dieci minuti.
“Parlare di crisi climatica – ha detto Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente – significa parlare anche di cooling poverty, ossia di povertà di raffrescamento. Un tema che con la nostra campagna Che Caldo che fa, giunta alla sua seconda edizione, stiamo affrontando nelle principali città italiane. Per questo tra gli interventi che chiediamo ai Comuni c’è anche quello di mappare, realizzare e promuovere una campagna informativa sui “rifugi climatici” organizzando in ogni quartiere centri di raffrescamento naturali e di comunità, valorizzando e attrezzando cortili, giardini scolastici e spazi pubblici ombreggiati per i mesi estivi. Parliamo di oasi di ristoro dal caldo, indispensabili per aiutare e dare sollievo a cittadini e cittadine, a partire dalle persone più anziane”.
I Comuni si stanno organizzando ma chiedono risorse economiche
I Comuni, dal canto loro, si stanno organizzando con diverse iniziative ma chiedono un sostegno economico. Le ondate di calore, riconosce l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), “non rappresentano più soltanto un’emergenza sanitaria, ma una nuova sfida per le amministrazioni locali”.
In tutta Italia è aumentato il numero di Comuni che affiancano ai tradizionali Piani Caldo servizi sempre più articolati per proteggere anziani, persone fragili e cittadini soli durante i mesi estivi. E così, spiega l’Anci, “biblioteche, musei, centri civici e parchi si trasformano in luoghi di refrigerio, mentre si rafforzano l’assistenza domiciliare, la telefonia sociale, il trasporto dedicato e le reti di volontariato. Queste azioni promosse dal basso e vicine ai cittadini – prosegue l’Anci – devono poter avere spazio all’interno delle strategie e dei piani nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici e di contrasto alle ondate di calore prevedendo sostegni economici per interventi sempre più integrati tra servizi territoriali e di prossimità, servizi sociali con attenzione ai più vulnerabili, servizi sanitari”.
Qualche esempio di rifugi climatici e spazi di ristoro testimonia l’azione a livello locale. A Roma è previsto per gli over 70 l’accesso gratuito a 17 piscine comunali nell’ambito del Piano Caldo cittadino attraverso il progetto Piscine all’aperto. Bologna ha consolidato una rete di rifugi climatici distribuiti nei quartieri, collegati anche dal progetto delle “Linee d’ombra”, che valorizza i portici come percorsi ombreggiati. Milano ha creato 116 “Spazi Freschi” tra parchi, biblioteche e Case di Quartiere. A Verona, con il progetto “Oasi climatiche”, oltre cento biblioteche, musei, centri civici e aree verdi sono stati individuati come punti di refrigerio, affiancati da nuovi erogatori di acqua potabile. Ad Ancona il Comune concede in comodato gratuito condizionatori portatili alle persone più fragili che ne sono prive (Qui le iniziative segnalate dall’Anci). Tutto questo, però, ancora non basta. Servono più fondi e una strategia nazionale.
