Comunicazioni elettroniche, Corte Ue: il parere dell’avvocato generale sulla conservazione dei dati
L’avvocato generale Szpunar precisa i criteri che consentono di valutare la compatibilità di una normativa nazionale con il diritto dell’Unione in materia di Conservazione dei dati relativi alle comunicazioni elettroniche
Comunicazioni elettroniche, Corte Ue: il parere dell’avvocato generale sulla conservazione dei dati (foto Pixabay)
L’avvocato generale Szpunar si è espresso davanti alla Corte Ue in materia di conservazione dei dati relativi alle comunicazioni elettroniche, precisando i criteri che consentono di valutare la compatibilità di una normativa nazionale con il diritto dell’Unione.
Comunicazioni elettroniche e conservazione dei dati, il caso del Belgio
Nel 2022 – si legge in una nota della Corte Ue – il Belgio ha adottato una nuova legge relativa alla raccolta e alla conservazione dei dati identificativi e dei metadati nel settore delle comunicazioni elettroniche. Tale legge mira, in particolare, a “disciplinare la conservazione, da parte dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica, di un certo numero di dati relativi al traffico e all’ubicazione, al fine di lottare contro le frodi, gli usi illeciti della rete e gli attentati alla loro sicurezza”.
La conservazione di tali dati è disciplinata rigorosamente dalla direttiva 2002/58 2 sulla vita privata e le comunicazioni elettroniche; direttiva che mira a conciliare gli obiettivi di interesse generale perseguiti dagli Stati membri con il rispetto dei diritti fondamentali, in particolare il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Adita con cinque ricorsi, la Corte costituzionale belga ha sottoposto alla Corte di giustizia la questione della compatibilità con il diritto dell’Unione di alcune disposizioni della legge del 2022.
Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale Maciej Szpunar propone alla Corte di dichiarare che il diritto dell’Unione osta a diverse norme contenute nella legislazione belga in questione.
Le conclusioni dell’avvocato generale – precisa la Corte Ue – non sono vincolanti. I giudici della Corte cominciano adesso a deliberare in questa causa e la sentenza sarà pronunciata in una data successiva.
Il parere dell’avvocato generale Maciej Szpunar
L’avvocato generale ricorda, innanzitutto, che “le misure nazionali che impongono la conservazione dei dati relativi al traffico e all’ubicazione costituiscono un’ingerenza nei diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali. Una tale ingerenza – sottolinea – può essere ammessa solo se prevista dalla legge, se è strettamente necessaria e se rispetta il principio di proporzionalità“.
Egli sottolinea, inoltre, che “la valutazione della compatibilità di un regime nazionale di conservazione dei dati dipende dalla gravità dell’ingerenza che esso comporta e dall’importanza dell’obiettivo perseguito”.
L’avvocato generale Szpunar osserva, tuttavia, che la recente giurisprudenza della Corte, nell’ambito degli atti di criminalità commessi esclusivamente online, “consente di tenere maggiormente conto delle modalità tecniche di conservazione dei dati al fine di valutare la gravità dell’ingerenza nei diritti fondamentali. A suo avviso, tale giurisprudenza potrebbe essere estesa a tutti i regimi di conservazione dei dati relativi al traffico e all’ubicazione”.
Pertanto, secondo il suo parere, “una normativa nazionale potrebbe prevedere, a determinate condizioni rigorose, una conservazione generalizzata e indiscriminata dei dati relativi al traffico e all’ubicazione per gli obiettivi perseguiti dalla direttiva 2002/58. Tali dati dovrebbero quindi essere conservati secondo modalità tecniche che garantiscano una separazione effettivamente stagna delle diverse categorie e impediscano il loro utilizzo combinato durante l’intera fase di conservazione, garantendo che non sia possibile trarre conclusioni precise sulla vita privata degli utenti. Tale conservazione dovrebbe, inoltre, essere limitata allo stretto necessario“.
Applicando tale analisi alla normativa belga, l’avvocato generale constata che “essa autorizza la conservazione di un insieme molto ampio di dati relativi al traffico e all’ubicazione senza imporre modalità tecniche che garantiscano un’effettiva separazione delle diverse categorie. Egli ritiene che l’ingerenza che ne deriva ecceda quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti“.
Egli rileva, inoltre, che “diversi elementi essenziali del regime di conservazione sono lasciati alla discrezionalità dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica. Questi ultimi possono, in determinati casi, stabilire quali dati ritengano necessario conservare e prolungarne il periodo di conservazione”.
Dunque secondo il parere dell’avvocato generale Szpunar, tale normativa “manca di chiarezza e precisione e non contiene le garanzie sufficienti richieste dal diritto dell’Unione. Essa è quindi contraria al principio di proporzionalità“.
Infine, l’avvocato generale ricorda che “solo la Corte di giustizia può, in via eccezionale, limitare nel tempo gli effetti dell’interpretazione che essa dà del diritto dell’Unione. Egli ne deduce che un giudice nazionale non possa mantenere provvisoriamente gli effetti di disposizioni nazionali incompatibili con tale diritto”.
