Covid-19, in vigore il divieto di spostarsi dal comune in cui ci si trova
Nuova stretta sugli spostamenti: è fatto divieto alle persone di spostarsi con mezzi pubblici o privati in un comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute
Giuseppe Conte
Divieto di spostarsi al di fuori dal comune in cui ci si trova, se non per motivi di lavoro, di salute o di assoluta urgenza. È la nuova stretta decisa da un’ordinanza del Ministero della Salute e del Ministero dell’Interno, recepita nel nuovo decreto firmato ieri dal Presidente del Consiglio, per limitare la diffusione del virus Covid-19.
L’Italia continua a stringere sull’isolamento sociale e vara nuova disposizioni che limitano ancora di più la possibilità degli spostamenti e fermano molte attività produttive che finora erano rimaste attive.

Divieto di spostarsi in un comune diverso salvo per lavoro, urgenza e salute
«Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute».
É quanto ha stabilito l’ordinanza adottata congiuntamente dal ministro della Salute e dal ministro dell’Interno, recepita dal nuovo decreto di Palazzo Chigi, che rimarrà efficace fino al termine deciso dal decreto stesso – per ora il 3 aprile 2020.
Le attività produttive aperte e quelle chiuse
L’ordinanza è stata recepita nel nuovo decreto di Palazzo Chigi, annunciato dal presidente del Consiglio sabato notte ma firmato solo ieri, anche a seguito – raccontano le cronache – delle pressioni di Confindustria e delle richieste delle aziende, che hanno fatto tardare la pubblicazione della lista delle attività consentite. Aveva detto Conte durante la diretta Facebook:
«Continueranno a rimanere aperti tutti i supermercati, tutti i negozi di generi alimentari e di prima necessità. Quindi, fate attenzione, non abbiamo previsto nessuna restrizione sui giorni di apertura dei supermercati. Invito tutti a mantenere la massima calma, non c’è ragione di fare una corsa agli acquisti, non c’è ragione di creare code che in questo momento non si giustificano affatto. Continueranno a rimanere aperte anche farmacie, parafarmacie, continueranno a venire assicurati i servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari. Assicureremo tutti i servizi pubblici essenziali, ad esempio i trasporti».
Il decreto firmato ieri recepisce quando stabilito dall’ordinanza del Ministero della Salute e dell’Interno sul divieto di spostamenti in un comune diverso da quello in cui si risiede. Di conseguenza sono soppresse le previsioni del decreto precedente, quello dell’8 marzo, nel quale si prevedeva la possibilità di ritornare a casa. Le parole “E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” sono soppresse. E questo probabilmente farà cambiare anche il modello di autocertificazione degli spostamenti finora disponibile.
Il decreto stabilisce poi che «sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 e salvo quanto di seguito disposto». Le attività produttive che sarebbero sospese possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile.
QUI l’elenco delle attività che rimangono aperte.

UNC: gli acquisti alimentari sono urgenza?
Non tutti gli aspetti dei provvedimenti sono ancora chiari. Chiede ad esempio l’Unione Nazionale Consumatori: gli acquisti alimentari sono assoluta urgenza? Si possono fare in un comune diverso? Il problema sono soprattutto quei piccoli comuni in cui bisogna spostarsi per fare acquisti o per trovare le tipologie di negozi che servono. Per l’associazione si deve poter uscire dal proprio comune per gli acquisti alimentari.
«I ministeri chiariscano subito cosa si intende per assoluta urgenza e se questa generica definizione include o meno gli acquisti alimentari», afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la nuova ordinanza che vieta a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi “in un comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.
«Sarebbe, infatti, un gravissimo errore vietare lo spostamento fuori dal proprio comune per gli acquisti alimentari – aggiunge Dona – Sarebbe un problema serio per chi abita nei piccolissimi comuni che spesso non hanno nemmeno tutte le tipologie di esercizi utili per i generi di prima necessità, dal fruttivendolo al panettiere, dal macellaio al droghiere».

Dove fare la spesa
Bisogna allora fare affidamento sulle FAQ disposte dal Governo, che a oggi parlano di fare la spesa il più vicino possibile.
È obbligatorio fare la spesa nel proprio comune di residenza o è possibile farla anche nel Comune limitrofo?
No, ma si deve fare la spesa nel posto più vicino possibile a casa o, per chi non lavora a casa, al luogo di lavoro. Infatti, gli spostamenti devono essere limitati allo stretto necessario sia tra Comuni limitrofi che all’interno dello stesso Comune. In ogni caso, si deve sempre rispettare rigorosamente la distanza tra le persone negli spostamenti, così come all’entrata, all’uscita e all’interno dei punti vendita. Per questa ragione la spesa è fatta di regola nel proprio Comune, dal momento che questo dovrebbe garantire la riduzione degli spostamenti al minimo indispensabile. Qualora ciò non sia possibile (ad esempio perché il Comune non ha punti vendita), o sia necessario acquistare con urgenza un bene non reperibile nel Comune di residenza o domicilio, o, ancora, il punto vendita più vicino a casa propria si trovi effettivamente nel Comune limitrofo, lo spostamento è consentito solo entro tali stretti limiti, che dovranno essere autocertificati.
