Chiude la scuola, aprono i centri estivi. Ma per le famiglie è una stangata (Foto JESSICA TICOZZELLI per Pexels)

La scuola va in vacanza, i genitori stringono i denti e aprono il portafogli per pagare i centri estivi. La bellezza del darsi appuntamento all’anno prossimo, del sole e delle gite al mare con amici e famiglia si scontra con la necessità di trovare attività adeguate per i bambini in ferie. Perché in ferie ci vanno certamente gli studenti ma non i genitori, alle prese con la domanda delle domande: “E ora dove porto il pargolo mentre sono a lavoro?”.

Se infatti non si ha a disposizione una rete familiare vicina, con nonne, nonni, fratelli e sorelle a portata di abitazione e pronti a dare una mano nei nuovi orari quotidiani post fine della scuola (da giugno a settembre) ecco allora che l’opzione sono i centri estivi. Perché no? Sono tanti, sono belli, propongono una miriade di attività, ci sono quelli votati allo sport e quelli dove si fa arte e teatro, ci sono quelli in piscina e quelli al mare, ce ne sono così tanti… che il vero problema sono i costi.

«Troppo elevati e spesso inaccessibili per la maggior parte dei genitori i costi dei centri estivi», denuncia Anna Rea, presidente Adoc, davanti al monitoraggio del secondo rapporto Adoc-Eures sui costi dei centri estivi di quest’anno.

I costi sono in crescita del 10%.

Rapporto Adoc-Eures sui costi dei centri estivi 2024

I prezzi dei centri estivi: oltre 150 euro a settimana

“Si avvicina la lunga pausa estiva e per milioni di famiglie torna l’annoso problema di come gestire i propri figli per le oltre 12 settimane in cui le scuole resteranno chiuse contro le 6-8 di Germania, Francia e Regno Unito – spiega l’Adoc – Quest’anno, complici le elezioni europee, molte scuole chiuderanno ancora prima della naturale scadenza generalmente fissata dopo il 10 di giugno, anticipando ulteriormente al 5 o al 6 del mese il termine delle proprie attività”.

Ecco allora la soluzione: i centri estivi. L’indagine Adoc-Eures ha analizzato i costi dei centri estivi in cinque città (Milano, Bologna, Roma, Napoli e Bari) e ha trovato un aumento medio del 10% rispetto al 2023.

Il costo medio settimanale per una famiglia che decide di portare il proprio figlio per una settimana ad orario pieno, spiega l’Adoc, si attesta a 154,30 euro e per l’orario ridotto a 85 euro. Se si ipotizzano otto settimane di iscrizione al centro estivo (sono tante, ma su tre mesi estivi non tutti sono in grado di prendersi un mese di ferie), una famiglia spenderebbe 1.234 euro, che salgono a 2.382 euro per due figli, considerando che lo sconto medio per i fratelli, se applicato, raramente supera il 10%.

Se si considera dunque la chiusura delle scuole per 12 settimane e si ipotizza che, con ferie anche parzialmente sfalsate, i genitori riescano a coprire almeno un mese da soli, il costo medio di un centro estivo supera i 1200 euro a bambino. Per sei settimane sfiora i 1000 euro.

Prosegue il dossier: “I costi quasi raddoppiano per un eventuale secondo figlio, considerando che lo sconto medio per i fratelli, qualora applicato (nel 46% dei casi non è infatti previsto) raramente supera il 10%. Nell’ipotesi in cui una famiglia abbia quindi due o più bambini, ai 1.234 euro di costo per il centro estivo privato del primo figlio, occorrerà aggiungere ulteriori 1.148 euro per figlio (tenendo conto della riduzione media del 7% applicata sul secondo figlio), arrivando a 2.382 euro la spesa totale per una famiglia italiana con due figli (ovvero pari a una volta e mezzo una retribuzione media)”.

Ci sono poi notevoli differenze di costo. Al Nord i centri estivi sono più cari e hanno un costo medio per una settimana di 175 euro a tempo pieno, contro i 148 euro del Centro e i 118 euro del Sud.

Milano, fra le città monitorate, è la più cara con un costo medio a settimana di 218 euro a tempo pieno, un valore doppio rispetto ai circa 100 euro di Bari e ai 123 euro di Napoli. Tra le città del Nord, Bologna, con 148 euro per il tempo pieno e 98 per l’orario ridotto, segna il secondo valore più elevato, mentre Roma si colloca in una situazione intermedia, con 137 euro in media rilevati per il tempo pieno e 90 euro per quello parziale.

Quali servizi offrono i centri estivi? Il più diffuso è in genere il pranzo, presente nel 75,3% dei casi, mentre la merenda è inclusa solo nel 44,2% delle strutture. Circa il 25% dei centri estivi offre un servizio di pre e/o post-camp (che permette di lasciare e riprendere i figli prima e oltre l’orario stabilito) con un costo aggiuntivo.

 

Rapporto Adoc Eures sui costi dei centri estivi 2024

Rea, Adoc: “Genitori e figli abbandonati”

Senza contare che i centri estivi ripropongono la questione delle disuguaglianze: non tutte le famiglie, anche a costo di sacrifici, possono permettersi di affrontare questi prezzi.

«Troppo elevati e spesso inaccessibili per la maggior parte dei genitori i costi dei centri estivi – dichiara Anna Rea, presidente Adoc – tutto ciò è aggravato dal lungo periodo di chiusura delle scuole. Un problema che si ripropone ogni anno e che pesa esclusivamente sui genitori, in particolare su quelli che lavorano entrambi, sono senza il supporto della famiglia di origine o dove il carico è sostenuto solo dalle madri. Oltre al senso di abbandono avvertito dai genitori, a rischio sono l’apprendimento e le competenze acquisite durante l’anno dai bambini e dai ragazzi e l’amplificarsi delle disuguaglianze sociali. Non tutti, infatti, possono permettersi attività, centri estivi o vacanze studio e i più fragili restano parcheggiati sul divano davanti a tablet o cellulari».

«Nonostante le parole e le promesse elettorali – commenta la presidente Adoc nazionale – il governo Meloni ha fallito, continuando a ignorare le reali necessità delle famiglie e lasciando che il peso economico e sociale dei crescenti costi dei centri estivi e della lunga chiusura delle scuole ricada interamente sui genitori, senza offrire soluzioni concrete e strutturali che come Associazione chiediamo da tempo. Serve un cambio strutturale da parte delle istituzioni per sostenere le famiglie e garantire un servizio educativo e ricreativo accessibile a tutti».

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