Ecomafia 2026: reati ambientali in lieve calo, ma aumentano gli illeciti amministrativi

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Ecomafia 2026: reati ambientali in lieve calo, ma aumentano gli illeciti amministrativi

Ecomafia 2026: reati ambientali in lieve calo, ma aumentano gli illeciti amministrativi (foto Pixabay)

Dopo due anni di crescita, nel 2025 calano in Italia i reati ambientali, ma il quadro resta preoccupante: è quanto emerso dal nuovo report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente).

Complessivamente il business illegale delle ecomafie nel 2025 sale a ben 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024. Registra, quindi, un aumento del +2.2 miliardi, dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.

Reati ambientali, i dati di Ecomafia 2026

Secondo il rapporto nel 2025 scendono a 35.735 i reati ambientali accertati, –12% rispetto al 2024, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). Si tratta di una media di 98 reati al giorno. Al calo dei reati ambientali si affianca però l’aumento degli illeciti amministrativi, che raggiungono quota 77.895, con un +11,4% rispetto al 2024. Sommati ai 35.735 reati ambientali si arriva ad un totale di 113.630 violazioni (alla media di 311 al giorno, 13 ogni ora).

È la gestione illecita dei rifiuti che nel 2025 guida la classifica dei reati più commessi. Sono 10.914 gli illeciti (una media di quasi 30 al giorno) accertati in questa filiera. In forte crescita anche gli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%) Al secondo posto i reati nel ciclo cemento (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici), con 8.034 illeciti (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia), e quelli contro gli animali, che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti), con 6.930 reati accertati (-4%).

Crescono, inoltre, i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con oltre 90mila ettari andati in fumo. Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024). In aumento anche l’illegalità nella filiera agroalimentare.

La Campania la regione più colpita

A livello territoriale il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese più colpita. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le regioni con più illeciti ambientali: “qui, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – spiega Legambiente – l’incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%. Preoccupa anche la crescita del numero dei clan mafiosi coinvolti e il fenomeno della corruzione“.

Sono 393 i clan censiti da Legambiente in Italia dal 1995 al 2025. Riguardo la green corruption, dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, l’associazione ambientalista ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale: 1.066 le persone denunciate, 307 gli arresti e 151 i sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

Anche quest’anno, dunque, la Campania si conferma la regione più colpita, con 5.636 reati contestati, pari al 15,8% del totale nazionale. Al secondo posto la Sicilia, con 3.726 reati ambientali, pari al 10,4% del totale nazionale, che soprassa la Puglia (3.601 illeciti), seguita dalla Calabria (2.862 reati).

Al quinto posto il Lazio, prima regione del centro Italia con 2.358 reati. La Toscana (2.123 reati) viene, invece, superata dalla Sardegna, che si colloca al sesto posto con 2.240 reati, confermando il trend in crescita iniziato nel 2022 (quando era solo quindicesima). L’isola fa registrare anche 6.067 illeciti amministrativi.

A occupare la prima posizione come regione del Nord, con il maggior numero di reati ambientali, non è più la Lombardia, ferma al nono posto con 1.822 reati, bensì la Liguria, ottava con 1.863 illeciti penali contestati, in aumento rispetto al 2024. Segue al decimo posto l’Emilia-Romagna, con 1.434 reati.

Reati ambientali, le proposte di Legambiente

Il rapporto Ecomafia raccoglie anche 10 proposte, che Legambiente indirizza oggi al Governo Meloni per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli.

In primo luogo l’associazione ambientalista chiede che l’Italia completi il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti (uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, la produzione e i commercio illegale di F-gas, quest’ultimo ora solo di natura contravvenzionale), previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente ma non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026.

Chiede, inoltre, l’estensione del delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis del Codice penale) ai fitofarmaci illegali; l’approvazione di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo – che preveda adeguate risorse dei Fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare, oltre che ai Comuni, all’autorità giudiziaria e alle Prefetture – e la modifica dell’art. 10-bis della legge 120/2020 per stabilire l’estensione del potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell’approvazione della norma; l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132/2016, che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale.

Inoltre, tra gli altri interventi urgenti, Legambiente chiedere di rivedere il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata” e reintrodurre il delitto di abuso d’ufficio, come previsto dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, per contrastare l’illegalità negli appalti pubblici; di estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualunque incendio di vegetazione, e aggravare la fattispecie colposa.

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