Etichette errate, test Ue: riguardano il 37% dei capi di abbigliamento
Secondo i test dell’Ue, le etichette errate riguardano il 37% dei capi di abbigliamento. Fibre con percentuali sbagliate, diverse da quelle indicate, più economiche o indicate male: il problema è diffusissimo
Etichette errate, test Ue: riguardano il 37% dei capi di abbigliamento
Sui capi di abbigliamento ci sono spesso etichette errate e inesatte. E il problema è sistemico e molto diffuso. Il 37% dei capi di abbigliamento sottoposto a indagine, quasi quattro su dieci, esibisce infatti un’etichetta errata su composizione e fibre presenti. Su alcuni prodotti gli errori sono frequentissimi: riguardano addirittura l’80% delle etichette apposte sulle sciarpe e il 25% dell’abbigliamento per bambini.
Una campagna di controllo della Ue, organizzata dalla Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI (DG GROW) della Commissione europea, ha analizzato 132 capi di abbigliamento e ha trovato che le etichette non rispecchiavano correttamente i materiali utilizzati in 49 campioni (37%).
L’indagine rientra nei cosiddetti test Jacop (Joint Actions on Compliance of Products), un’iniziativa della Commissione europea dedicata alla vigilanza di mercato, volti a testare i prodotti immessi sul mercato europeo, la loro sicurezza e la loro conformità agli standard europei.
Lana, cotone e fibre. Siamo sicuri?
I capi di abbigliamento erano realizzati in lana, cotone e fibre miste. L’indagine ha campionato in tutto 44 top, 36 capi di abbigliamento per bambini, 15 capi di abbigliamento sportivo, 12 capi di abbigliamento da notte, 5 sciarpe e 20 altri tipi di capi di abbigliamento.
Il test ha riscontrato tre tipi principali di non conformità:
- fibre indicate correttamente sulle etichette, ma con una percentuale dichiarata non corrispondente a quella effettiva
- prodotti con fibre diverse e più economiche rispetto a quelle dichiarate
- fibre indicate o denominate in modo errato.
Questi errori sulle etichette dai capi d’abbigliamento, spiega una nota, “sono economicamente dannose e minano la fiducia dei consumatori”.
I capi di abbigliamento con le etichette errate
Le percentuali di non conformità sono poi diverse a seconda dei capi di abbigliamento. Fra le sciarpe, i tassi di non conformità sono stati dell’80%. Errori sulle etichette sono presenti nel 54% dei top e nel 25% dell’abbigliamento per bambini. Per le altre categorie testate, i tassi di non conformità sono risultati inferiori: abbigliamento sportivo 13%, abbigliamento da notte 16% e altre categorie 40%.
“I consumatori e le imprese devono sapere che le etichette dei capi che acquistano forniscono un quadro veritiero della composizione delle fibre di tali capi – afferma Vanessa Capurso, responsabile delle politiche della DG GROW – Le campagne di vigilanza del mercato aiutano a garantire che i consumatori ottengano ciò che pagano e a proteggere le imprese dalla concorrenza sleale”.
Il campionamento si è svolto a livello europeo. Le autorità di Cipro, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Lituania, Malta e Portogallo hanno acquistato 104 articoli nei negozi e 28 online. I testi sono stati fatti in un laboratori accreditato in Italia. Hanno rilevato tassi di non conformità del 46% per gli acquisti online (compresi i siti web dei rivenditori) e del 36% per gli articoli acquistati nei negozi fisici. Molti prodotti importati da paesi extra Ue erano privi di informazioni di base sul produttore.
Fibre naturali e sintetiche
I test sui tipi di fibre hanno mostrato che gli errori sono più diffusi sui capi tessili contenenti una miscela di fibre naturali e sintetiche, con tassi di non conformità del 64%; nei campioni etichettati con miscela di fibre naturali la percentuale è del 46%.
I campioni etichettati come 100% fibra naturale singola hanno invece registrato un tasso di non conformità del 15%.
“Queste non conformità – sottolineano le autorità di vigilanza del mercato – comportano rischi economici significativi per i consumatori, minano la concorrenza leale e rendono difficile il riciclo, che richiede un’accurata identificazione delle fibre”.
Le autorità hanno ordinato la sospensione della vendita per 18 prodotti; i produttori di due prodotti dovranno adottare misure correttive, mentre per altri due capi è stata necessaria una nuova etichettatura. All’inizio di marzo 2026 le misure correttive riguardano 24 capi.
Etichette errate e danno per i consumatori
L’alto tasso di insuccessi suggerisce che l’etichettatura errata è molto diffusa. E questo è un danno per i consumatori, oltre che un’informazione errata. Quando acquistano capi di abbigliamento, spiega la nota del test Jacop, “i consumatori dovrebbero essere cauti nei confronti di prezzi molto bassi o di offerte che sembrano troppo belle per essere vere, e preferire i prodotti in cui il nome, l’indirizzo o il sito web del produttore sono menzionati sull’etichetta. Ciò garantisce la responsabilità e la tracciabilità”.
Gli importatori, i distributori e i rivenditori dovrebbero verificare che le etichette e le marcature siano presenti su tutti gli articoli. E a questo si aggiunge la necessità di test rigorosi.
