Food delivery, rider sfruttati. Federconsumatori: “Caporalato 2.0”

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Deliveroo finisce sotto controllo giudiziario per sfruttamento dei rider. Il food delivery e le accuse di caporalato digitale. Federconsumatori: riconoscere i diritti di lavoratori “invisibili”

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Food delivery e caporalato digitale (Foto Pixabay)

Il food delivery sotto indagine per caporalato. Deliveroo è finito sotto controllo giudiziario per sfruttamento dei rider. Ieri la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario di Deliveroo Italy con l’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di 3 mila rider a Milano e di 20 mila in Italia. Ai rider sarebbero arrivate paghe “in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva”. Le testimonianze dei lavoratori raccontano di giornate lavorative che iniziano la mattina e finiscono la sera, sette giorni su sette, con centinaia di km percorsi, paghe da fame e un algoritmo che decide e penalizza chi non accetta l’ordine. Si allarga dunque l’indagine sul caporalato che già aveva coinvolto Foodinho‑Glovo. Deliveroo ha fatto sapere che sta esaminando la documentazione e sta collaborando alle indagini.

La protesta dei sindacati contro il caporalato digitale

Il potere degli algoritmi, le condizioni lavorative di persone sfruttate e il caporalato digitale. Ecco le accuse mosse verso il food delivery.

“L’intervento della procura di Milano, con il controllo giudiziario su Glovo e ora su Deliveroo, conferma un sistema di caporalato che denunciamo da anni, sia in tribunale che con inchieste sul territorio – ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini – Va garantito a queste lavoratrici e a questi lavoratori un salario dignitoso e un orario pieno, attraverso l’applicazione di un contratto nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e, laddove sussistano realmente condizioni di lavoro autonomo, parità di tutele, retribuzione e diritti sindacali”.

“Il lavoro su piattaforma – conclude Landini – non può essere più una zona grigia in cui si negano i diritti di rappresentanza e si ammette lo sfruttamento lavorativo”.

L’USB ha annunciato la mobilitazione dei rider. “Il 28 febbraio sarà la nostra risposta. La giornata nazionale di agitazione dei rider – spiega il sindacato di base – non è più solo una protesta, ma un atto di liberazione da un modello economico criminale che usa la tecnologia per mascherare il caporalato digitale. Non accetteremo più che il profitto di multinazionali miliardarie venga estratto dal sangue e dai diritti di lavoratori trattati come ingranaggi sostituibili di un software”.

Federconsumatori: ai consumatori la scelta se essere complici di questa schiavitù

Le maggiori società del food delivery sono “la nuova frontiera del caporalato 2.0”, denuncia Federconsumatori.

“Nel settore del food delivery si è consolidato un modello di organizzazione del lavoro basato sulla compressione dei diritti, su compensi inadeguati e sul trasferimento del rischio d’impresa direttamente sulle spalle dei lavoratori”.

L’associazione ricorda che i rider gestiscono un servizio sempre più diffuso ma non hanno diritti e sono privi delle tutele più elementari, ferie, malattie, salari adeguati, coperture assicurative e previdenziali. E questo chiama in causa la stessa responsabilità dal basso dei cittadini, che devono poter fare scelte responsabili.

Questa assenza di diritti “avviene ogni giorno sotto i nostri occhi – spiega Federconsumatori – e, ora che ne siamo maggiormente consapevoli, spetta anche a noi consumatori la scelta se essere o meno complici di questa forma di schiavitù. Come associazione di tutela dei consumatori, ma anche promotrice dei valori di legalità e di sostenibilità sociale, siamo infatti convinti che i cittadini, attraverso le loro scelte responsabili e consapevoli, possano fare la differenza anche su questo versante”.

Questo significa che, oltre alle tutele, serve trasparenza sulle condizioni lavorative dei rider per permettere ai cittadini di scegliere di ricorrere al food delivery solo se rispetta dignitose condizioni di lavoro.

“La dignità non ha prezzo: spetta anche a noi consumatori – spiega Federconsumatori – sostenere questo primo, importante, passo verso il riconoscimento dei diritti di questi lavoratori “invisibili”, che sono stati i protagonisti di una rivoluzione nella nostra modalità di consumo, sostenendo anche molte attività commerciali durante e dopo la pandemia”.

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