Frode informatica, MDC: ABF condanna PostePay a restituire oltre 27 mila euro
MDC racconta la lunga vicenda della vittima di una frode informatica che cerca di recuperare il denaro dal 2023. Arbitro Bancario Finanziario: PostePay deve restituire oltre 27 mila euro
Frode informatica, PostePay deve restituire oltre 27 mila euro (Foto Pixabay)
PostePay dovrà restituire oltre 27 mila euro a una utente vittima di frode informatica. Una pronuncia dell’Arbitro Bancario Finanziario del 30 dicembre 2025 ha dichiarato PostePay tenuta a restituire la somma di € 27.635 euro, oltre interessi legali dalla data del reclamo, sottratta attraverso frode informatica dal conto di un utente, associata al Movimento Difesa del Cittadino, mediante due bonifici e quattro prelievi da sportello Postamat. Le operazioni si erano verificate nell’agosto 2023.
La frode informatica e quello che ne è seguito
La vicenda è lunga e viene raccontata dal Movimento Difesa del Cittadino, che ha assistito la vittima della frode informatica.
L’utente si accorge degli ammanchi sul proprio conto BancoPosta la mattina del 9 agosto 2023, sporge formale querela-denuncia presso i Carabinieri e presenta tempestivi reclami presso l’ufficio postale di Cicciano, ove era intrattenuta la relazione bancaria. I reclami vengono respinti da PostePay, così come si conclude con esito negativo un’istanza di conciliazione.
Qualche giorno prima, a fine luglio, la vittima aveva ricevuto un SMS sul proprio smartphone che sembrava provenire da BancoPosta e chiedeva di verificare la propria identità tramite un link. Cliccando sul collegamento, veniva rinviata a una pagina web del tutto identica al sito ufficiale BancoPosta, sulla quale inseriva le proprie credenziali di accesso. Le indagini investigative, svolte dai Carabinieri nell’immediatezza, individuavano i due destinatari dei bonifici fraudolentemente disposti in due persone fisiche residenti a Napoli, intestatarie di conti online Qonto, sui quali erano confluite le somme bonificate e che risultavano estinti in data 15/08/2023. Non venivano invece individuati gli autori dei prelievi Postamat.
La vicenda prosegue con una richiesta di archiviazione del procedimento da parte del PM incaricato presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, ribadita poi dal GIP.
L’intervento dell’ABF
L’utente riproponeva allora a PostePay S.p.A. la richiesta di restituzione delle somme, istanza respinta.
Dopo il vaglio del ricorso, spiega MDC, l’Arbitro Bancario Finanziario “con la decisione del 30/12/2025, ha accertato che PostePay S.p.A. non ha fornito prova, mediante la produzione di documentazione informatica interna, idonea a dimostrare – come invece sostenuto dall’intermediario – che l’utente abbia, con la propria condotta imprudente del 28/07/2023, autenticato l’app Banco Posta su un diverso terminale in possesso dei malfattori, consentendo così l’esecuzione delle operazioni fraudolente”.
L’Arbitro, prosegue l’associazione, ha ribadito un principio ormai consolidato nella propria giurisprudenza e conforme al D.Lgs. 11/2010 (attuativo della PSD2), secondo cui «In presenza di operazioni non autorizzate, grava sull’intermediario l’onere di dimostrare che l’operazione sia stata autenticata, correttamente registrata e non inficiata da malfunzionamenti del sistema».
“L’analisi della vicenda vissuta dall’utente, nostra associata – ha dichiarato l’avv. Eugenio Diffidenti, responsabile dell’Ufficio Legale MDC – sebbene conclusasi positivamente, ha evidenziato, da un lato, la necessità di un maggiore dialogo tra autorità inquirenti e istituzioni bancarie, che consenta una pronta informazione reciproca sulle condotte fraudolente e agevoli la trasmissione dei relativi dati (si pensi che la Procura ha disposto l’archiviazione del procedimento penale senza conoscere la destinazione finale, dopo l’estinzione dei conti, delle somme illecitamente sottratte e senza interfacciarsi con PostePay S.p.A.) e dall’altro lato, l’esigenza di maggiore trasparenza e correttezza degli intermediari, i quali non dovrebbero respingere i reclami in assenza della prova dell’effettivo concorso colposo dell’utente, come accertato nel caso di specie”.
PostePay ha ora 30 giorni di tempo per adeguarsi alla decisione dell’Arbitro ,provvedendo alla restituzione di oltre 27 mila euro.
