Giornata Mondiale del Cuore: perché l’infarto nelle donne viene riconosciuto troppo tardi
Il 29 settembre è la Giornata Mondiale del Cuore, la ricorrenza promossa dalla World Heart Federation per informare i cittadini sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari
Giornata Mondiale del Cuore: perché l'infarto nelle donne viene riconosciuto troppo tardi (Foto Pixabay)
Il 29 settembre è la Giornata Mondiale del Cuore, la ricorrenza promossa dalla World Heart Federation per informare i cittadini sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Un’informazione corretta è anche una forma di tutela del consumatore-paziente, ed è per questo che vale la pena parlare di un divario ancora poco conosciuto: quello tra i sintomi di infarto nelle donne e quelli, più noti, riscontrati negli uomini. In presenza di sintomi insoliti e persistenti, rivolgersi subito a un medico online può fare la differenza tra una diagnosi tempestiva e un ritardo pericoloso.
Sintomi diversi, diagnosi più lente
Le donne con infarto miocardico acuto presentano spesso sintomi definiti “atipici” rispetto al classico dolore oppressivo al petto: nausea, vomito, fiato corto, dolore alla schiena o alla mandibola sono manifestazioni molto più frequenti nel sesso femminile, come documentato da una revisione sistematica pubblicata sulla rivista Cureus. Il problema è che questi sintomi, meno “da manuale”, vengono riconosciuti con più difficoltà sia dalle pazienti sia, talvolta, dal personale sanitario.
Il tempo perso pesa sulla prognosi
Le conseguenze di questo ritardo diagnostico sono tutt’altro che teoriche: uno studio osservazionale pubblicato su Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes ha rilevato differenze significative tra uomini e donne nella presentazione dei sintomi dell’infarto acuto, mentre una ricerca pubblicata sul Journal of the American Heart Association ha mostrato che le donne tendono a esitare più a lungo prima di cercare aiuto, spesso perché non riconoscono i propri sintomi come cardiaci. Questo ritardo si traduce in una minore probabilità di ricevere tempestivamente un elettrocardiogramma o terapie basate sull’evidenza, comprese quelle anticoagulanti come l’eliquis, che negli uomini vengono invece prescritte con maggiore rapidità.
Conoscere i propri diritti (e i propri sintomi)
Ecco perché parlare di questo divario è, a tutti gli effetti, un tema di tutela del consumatore: conoscere le differenze di genere nella presentazione dei sintomi cardiaci significa poter chiedere, con più consapevolezza, gli accertamenti giusti al momento giusto. Su Help Consumatori ci occupiamo ogni giorno di diritti e informazione dei cittadini, e la Giornata Mondiale del Cuore è un’occasione preziosa per ricordare che anche la salute si difende con l’informazione corretta.
Cosa può fare chi si riconosce a rischio
Conoscere i propri fattori di rischio personali — familiarità, menopausa, ipertensione, diabete, fumo — resta il primo passo per una prevenzione realmente efficace. Ma è altrettanto importante sapere di avere il diritto di insistere: se sintomi come affanno improvviso, nausea persistente o un’insolita stanchezza non vengono presi sul serio al primo controllo, chiedere un secondo parere o accertamenti più approfonditi non è un capriccio, è un diritto di ogni paziente, uomo o donna che sia.
Se qualcosa nel proprio corpo non torna, insomma, vale sempre la pena parlarne con un medico, senza lasciare che il dubbio si trasformi in un ritardo: in fatto di infarto, come in molti altri ambiti della salute, l’informazione corretta resta uno degli strumenti di tutela più efficaci a disposizione di ogni cittadino.
Fonti
- Schulte KJ, Mayrovitz HN, “Myocardial Infarction Signs and Symptoms: Females vs. Males”, Cureus, 2023.
- “Sex Differences in Symptom Phenotypes Among Patients With Acute Myocardial Infarction”, Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes, 2020.
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“Presenting Symptoms in Men and Women Diagnosed With Myocardial Infarction Using Sex-Specific Criteria”, Journal of the American Heart Association, 2019.
