Grano, il raccolto 2026 sorride ma i conti restano in rosso
Buona annata per i cereali italiani, ma l’aumento dei costi di produzione continua a pesare sui bilanci delle aziende agricole
Giornata mondiale dell’alimentazione: il cibo è un diritto (ma fame zero è un miraggio) (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/goranh-3989449/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=8087042">Goran Horvat</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=8087042">Pixabay</a>)
Una delle migliori annate cerealicole degli ultimi quindici anni, almeno sul fronte delle produzioni, ma con una redditività ancora tutta da conquistare. È questa la fotografia della campagna 2026 tracciata dal Coordinamento cerealicolo di Legacoop Agroalimentare, che evidenzia risultati agronomici positivi ma anche costi di produzione aumentati di diverse centinaia di euro per ettaro.
A cambiare è innanzitutto la distribuzione delle superfici. Quelle destinate al grano duro sono diminuite del 15%, a causa sia del maltempo che ha ostacolato le semine sia delle scelte degli agricoltori, orientati verso altre colture. Di segno opposto l’andamento del grano tenero, le cui superfici crescono del 12,5%. Grazie anche alle maggiori rese per ettaro, la produzione complessiva registra un balzo del 27,29%.
Le altre colture seguono il trend
Il quadro positivo interessa anche diverse altre colture. Secondo l’analisi di Legacoop, aumentano le superfici coltivate a orzo, che cresce dell’1,46% in ettari e del 16,62% in quantità, mentre il farro segna un incremento del 49,84%. Ancora più marcata la crescita della colza, le cui superfici aumentano del 99,71%. In aumento del 12,67% anche favino e pisello proteico.
Fa invece registrare una netta contrazione l’avena, con una riduzione delle superfici del 27,21%.
La raccolta si è svolta rapidamente e in condizioni prevalentemente asciutte, ma con forti differenze a livello territoriale. In Emilia-Romagna si sono raggiunte rese record, comprese tra 80 e 85 quintali per ettaro per il grano tenero e tra 65 e 70 per il duro. In Toscana, al contrario, il maltempo di inizio anno ha provocato perdite fino al 35-40% del grano duro.
Produzioni in crescita, costi alle stelle
È però sul terreno economico che emergono le maggiori criticità. I costi di produzione sono aumentati di 150-200 euro per ettaro, rendendo difficile trasformare i buoni risultati dei campi in una redditività adeguata per le imprese.
Per il grano duro i costi complessivi oscillano tra 2.200 e 2.700 euro per ettaro. Ai prezzi attuali, sottolinea il Coordinamento cerealicolo, sarebbe necessaria una resa aggiuntiva di circa 25 quintali per ettaro, quasi il 40% in più, soltanto per riuscire a coprire le spese.
Anche sul fronte commerciale arrivano segnali ancora insufficienti. Dopo una fase di forte debolezza, le quotazioni di alcuni cereali mostrano qualche segnale di recupero, ma non abbastanza da ristabilire condizioni di redditività soddisfacenti.
La sfida passa dai contratti di filiera
Per sostenere i produttori e dare maggiore stabilità al comparto, Legacoop Agroalimentare indica nei contratti di filiera di lungo periodo uno degli strumenti principali. L’obiettivo è garantire maggiore certezza agli agricoltori, rafforzando al tempo stesso il legame tra produzione italiana e industria di trasformazione.
Attenzione anche alle misure attese con il collegato agricolo “Coltiva Italia”, la cui approvazione è prevista a ottobre. Tra gli interventi indicati dal Coordinamento figurano il credito d’imposta per le imprese di trasformazione che acquistano grano italiano, il rifinanziamento del Fondo per la sovranità alimentare, la moratoria sui crediti e il via libera all’utilizzo dei droni per l’irrorazione.
La campagna 2026 consegna dunque un settore cerealicolo capace di produrre quantità importanti e, in diverse aree, anche con livelli qualitativi e rese di rilievo. Ma per trasformare una buona annata agricola in una buona annata economica servirà ora intervenire sul fronte dei costi e della remunerazione del prodotto.
