Imputabilità del minore, Save The Children: no ad “adultizzazione” del sistema di giustizia minorile
Il provvedimento sull’imputabilità del minore approvato dal Consiglio dei Ministri introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto. Save The Children: “messaggio rischioso”
Imputabilità del minore, Save The Children: no ad "adultizzazione" del sistema di giustizia minorile (foto Pixabay)
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro della giustizia Carlo Nordio, ha approvato un disegno di legge in materia di imputabilità del minore: il provvedimento – si legge in un comunicato – “interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto“.
“Muta così il criterio di accertamento: la capacità non deve più essere positivamente verificata caso per caso, ma si presume fino a prova contraria, restando ferma la possibilità di escludere l’imputabilità quando risulti, sulla base degli elementi acquisiti nel procedimento, che il minore ne fosse privo al momento del fatto. Resta ferma la diminuzione della pena prevista per i minori imputabili”.
Il disegno di legge modifica, di conseguenza, l’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, prevedendo che il giudice e il pubblico ministero possano acquisire anche elementi ai fini del giudizio sull’imputabilità del minore.
Imputabilità del minore, il parere di Save The Children
“La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti. Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio semplice quanto rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti, senza considerare la delicata fase evolutiva di vita di ragazzi e ragazze che entrano in contatto con la legge”: così Save The Children sul provvedimento.
“La presunzione di imputabilità di minori tra i 14 e i 18 anni riguarderebbe giovanissimi che stanno costruendo la propria identità, che possono compiere errori anche gravi, ma che hanno davanti a sé enormi possibilità di cambiamento – prosegue Save The Children – È proprio su questa possibilità che si fonda il sistema della giustizia minorile italiana, costruito attorno alla finalità educativa, alla centralità del recupero del minore e al principio che il ricorso alla sanzione penale dovrebbe essere l’ultima risposta”.
L’organizzazione ricorda che “le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni emesse dal Giudice per l’Udienza Preliminare sono passate nell’ultimo ventennio da 256 nel 2004 a 60 nel 2024 (erano 110 nel 2014); anche i proscioglimenti disposti per lo stesso motivo dal Tribunale per i minorenni sono stati solo 4 nel 2024″.
“Di fronte a questi numeri – afferma quindi Save The Children – non sembra ragionevole voler limitare la discrezionalità del giudice minorile nel procedimento penale, irrigidendo di fatto un sistema già messo a dura prova dagli ultimi interventi legislativi”.
“Nel nostro sistema – prosegue – tra i 14 e i 18 anni l’imputabilità non è automatica, ma deve essere accertata dal giudice caso per caso, proprio perché il legislatore ha riconosciuto che il percorso di maturazione degli adolescenti non è uguale per tutti e che la responsabilità penale di un minore non può essere presunta come quella di un adulto. Limitare la discrezionalità dei giudici in questa fase vuol dire snaturare la specializzazione del sistema penale minorile, che è stato invece creato proprio per rispondere alle esigenze evolutive dei giovanissimi”.
