Isole di calore, 4°C in meno in città con alberi e depavimentazione

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Contro le isole di calore in città, coperture vegetali e pavimentazioni che respingono il caldo possono far ridurre le temperature fino a 4°C. Il progetto Mirificus con le simulazioni a Roma e Firenze

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Isole di calore, in città 4°C in meno con alberi e depavimentazione (Foto Pixabay)

Più alberi e meno cemento contro le isole di calore urbano. E le temperature diminuiscono fino a 4°C. Le città sono sempre più esposte alle isole di calore urbano e hanno bisogno di diventare più fresche e vivibili. Il primo passo per contrastare la crisi climatica, favorire strategie di adattamento climatico e migliorare la qualità di vita di chi risiede nelle città è semplice: aumentare le coperture vegetali e la presenza di pavimentazioni che respingono il calore.

Si può ridurre il caldo in città

Da questi interventi è appunto possibile ridurre le temperature delle città fino a 4 gradi. A dimostrarlo, le simulazioni del progetto Mirificus nelle aree di Roma e Firenze, dove l’introduzione di pavimentazioni che non trattengono calore, la realizzazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuovi alberi producono un calo netto delle temperature nelle ore più calde della giornata.

Spiega Michele Munafò, responsabile del progetto per Ispra: “I risultati di Mirificus ci dicono una cosa molto semplice: possiamo ridurre il caldo nelle città e sappiamo come farlo. Le simulazioni di Roma e Firenze mostrano che gli interventi adottati nei due casi studio riducono le temperature fino a 4 gradi.  È una prova concreta che le soluzioni esistono e svolgono più funzioni contemporaneamente: riducono, oltre alla temperatura, gli impatti dei cambiamenti climatici, i rischi per salute, benessere e qualità urbana. I dati indicano la strada da seguire, gli interventi corretti, le scelte per rendere le città più vivibili e migliorarne la qualità della vita”.

Il progetto Mirificus contro le isole di calore

Il progetto Mirificus (Monitoraggio degli interventi di riforestazione per l’isola di calore urbana tramite i satelliti) vede coinvolti l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca Ambientale (Ispra) e l’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) di Sesto Fiorentino (Fi) in qualità di coordinatore, con il sostegno dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).

Contrastare le isole di calore non è solo una necessità ambientale ma un’opportunità per rendere le città più fresche e vivibili attraverso soluzioni semplici: più alberi, più suoli naturali, superfici che non si scaldano e una pianificazione urbana che tenga conto dei dati.

Città roventi, oltre 40°

Le isole di calore sono eventi microclimatici nei quali il riscaldamento delle superfici artificiali impermeabili nelle aree urbane determina la formazione di veri e propri “arcipelaghi di calore”.  Con la più recente ondata di caldo estremo, sono aumentati dati e rilevazioni che evidenziano come nelle città le temperature facciano un balzo verso l’alto dove c’è molto cemento, scarsa ombreggiatura, molti impianti di condizionamento e veicoli a combustione.

Le città italiane sono sempre più esposte all’isola di calore urbana, ma con differenze molto marcate. Secondo l’archivio storico delle temperature superficiali italiane dal 2013 al 2023, realizzato dal progetto, quasi tutti i capoluoghi superano i 40 °C in estate: Milano 43,1 °C, Torino 43,0 °C, Napoli 42,7 °C, Bologna 42,7 °C, Cagliari 42,9 °C, la città costiera con la temperatura urbana più alta. Le aree rurali sono più fresche, con differenze in media di 5,6 °C, che a Napoli arrivano a 9,4 °C. Cemento e asfalto, suolo naturale e vegetazione scarsi, superfici impermeabilizzate trattengono calore.

Roma e Firenze, come scenderebbe la temperatura

Le simulazioni dei progetto per Roma e Firenze dicono che, con più vegetazione e pavimentazioni anticalore, le temperature scendono. A Settecamini, nella Capitale, e nell’area Mercafir/Piazza Artom del capoluogo toscano, la differenza tra la situazione attuale e quella simulata supera i 4 °C tra le ore 9 e le ore 15. Nell’arco del giorno la riduzione si mantiene stabile intorno ai 2–2,2 °C, mostrando che l’effetto non è momentaneo ma continuo.

A Roma, dove la temperatura superficiale in estate aggiunge in media 43,7 °C, il raffrescamento con l’intervento simulato è evidente già dal mattino. A Firenze, che registra una media urbana superiore ai di 44,°C, il calo è superiore ai 4 °C nelle ore centrali.

Importante è anche la forma dei quartieri. Il progetto ha analizzato la struttura urbana e dimostrato che disposizione degli edifici, altezza e materiali usati influenzano il modo in cui si distribuisce il caldo. A Firenze le zone con edifici compatti di media altezza raggiungono i 44,6 °C, mentre nelle aree con boschi urbani le temperature si riducono a 35,9 °C, quasi 9 °C in meno. A Roma, i quartieri industriali con grandi superfici esposte al sole arrivano a 57,2 °C.

La piattaforma webGIS del progetto permette inoltre di consultare i dati di ogni comune italiano e di vedere come cambiano le temperature in relazione al consumo di suolo e alla presenza di aree verdi. “La piattaforma webGIS del progetto permette a ogni Comune di consultare i dati e simulare il rapporto tra temperature superficiali, consumo di suolo o aree verdi, di capire dove intervenire e con quali priorità – spiega Marco Morabito, Cnr-Ibe – Con il rilascio della piattaforma e di una Web App basata su Google Earth Engine, accessibili gratuitamente, decisori pubblici, cittadini e tecnici dispongono di mappe interattive, indicatori di stress termico e simulazioni ex ante ed ex post, un supporto scientifico per la pianificazione degli interventi di forestazione urbana e delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici”.

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