Liste d’attesa, il nuovo Piano tra nuove garanzie e criticità da risolvere

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Il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2026-2028 conferma alcune tutele già previste dalla normativa e introduce nuove misure per rendere più accessibili le cure. Cittadinanzattiva promuove le novità, ma segnala criticità su risorse, programmazione regionale, pre-liste e sanzioni per le disdette.

Sanità pubblica

(Foto Pixabay) https://pixabay.com/it/photos/medico-medicinale-salute-563428/

Tra le novità più significative viene confermato il divieto inderogabile di sospendere le prenotazioni nelle strutture pubbliche e private accreditate, contrastando così il fenomeno delle cosiddette “liste chiuse”. Il Piano rafforza inoltre la garanzia dei percorsi di tutela: quando non è possibile rispettare i tempi massimi di attesa previsti nel canale pubblico, l’Azienda sanitaria dovrà attivare modalità alternative di accesso, rivolgendosi al privato accreditato o alla libera professione intramuraria, senza costi aggiuntivi per il cittadino oltre al ticket ordinario.

Viene inoltre confermata la presa in carico dei pazienti con patologie cronico-degenerative e oncologiche. Per questi cittadini dovrà essere garantita la prenotazione delle prestazioni successive al primo accesso, attraverso agende dedicate gestite dallo specialista o dalla struttura di riferimento, comprese quelle previste dai Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA).

Nuovi codici di priorità anche per i ricoveri

Una delle principali innovazioni riguarda i ricoveri, per i quali vengono individuati codici di priorità secondo il modello dei Raggruppamenti di Attesa Omogenea (RAO). Anche per queste prestazioni viene esteso il sistema dei percorsi di garanzia.

Qualora la struttura non sia in grado di rispettare il tempo massimo previsto dalla classe di priorità, dovrà proporre attivamente al paziente una sede alternativa, con pari livelli di qualità assistenziale, all’interno di un bacino geografico prestabilito. L’obiettivo è evitare che il superamento dei tempi di attesa si traduca in una rinuncia alla cura.

CUP unico e trasparenza sui tempi effettivi

Sul fronte delle prenotazioni, il Piano ribadisce il principio della totale interoperabilità e tracciabilità delle agende attraverso il CUP Unico Operativo. Al sistema dovranno confluire in maniera vincolante le offerte delle strutture pubbliche, del privato accreditato e dell’attività libero-professionale intramuraria. La regolarità delle agende sarà sottoposta alla vigilanza di Agenas.

Un ulteriore elemento di trasparenza riguarda l’obbligo per Regioni e Aziende sanitarie di pubblicare sui propri siti web i tempi di attesa effettivi, consentendo ai cittadini di avere informazioni più chiare sull’accessibilità delle prestazioni.

Il nodo delle risorse

Accanto agli elementi positivi, Cittadinanzattiva evidenzia però alcune criticità. La prima riguarda l’attuazione del Piano, prevista a invarianza di risorse. Secondo l’organizzazione, questo vincolo rischia di condizionare concretamente la possibilità di realizzare le misure previste, affidando la sfida soprattutto all’efficientamento organizzativo.

Il potenziamento dei sistemi informativi CUP, l’attivazione dei percorsi di tutela, lo sviluppo della sanità territoriale e l’acquisto di prestazioni aggiuntive dovranno infatti essere realizzati all’interno dei budget già disponibili.

Regioni e pre-liste: attenzione ai tempi

Un altro punto da monitorare riguarda la programmazione locale. Le Regioni avranno 120 giorni per recepire il Piano e alcuni aspetti applicativi saranno quindi definiti a livello territoriale. Particolare attenzione dovrà essere riservata agli Ambiti Territoriali di Garanzia, che dovranno essere individuati secondo criteri il più possibile uniformi, evitando che i cittadini siano costretti a percorrere distanze eccessive per ottenere una prestazione nei tempi previsti.

Criticità vengono segnalate anche per le pre-liste di garanzia. Il CUP potrà impiegare fino a 5 giorni per le prestazioni in classe B, fino a 10 giorni per quelle in classe D e fino a 30 giorni per quelle in classe P per formulare una proposta di appuntamento. Non si tratta, quindi, del tempo necessario a erogare la prestazione. Secondo Cittadinanzattiva, questo intervallo tecnico potrebbe dilatare ulteriormente i tempi complessivi e lasciare il cittadino in una situazione di incertezza proprio nella fase iniziale del percorso di cura.

Disdette e sanzioni: serve un sistema accessibile

Infine, il Piano introduce un sistema standardizzato di promemoria delle prenotazioni, con possibilità di conferma o disdetta telematica. Per chi, salvo cause di forza maggiore, non annulla la prenotazione almeno due giorni lavorativi prima della data fissata è prevista una sanzione pari alla quota ordinaria del ticket, anche in presenza di eventuali esenzioni.

Per Cittadinanzattiva, l’applicazione della sanzione dovrà essere necessariamente accompagnata da canali di comunicazione realmente accessibili ed efficienti. Il rischio, altrimenti, è che il cittadino venga penalizzato non per una propria responsabilità, ma per eventuali inefficienze tecnologiche o organizzative del sistema di prenotazione.

Il nuovo PNGLA rappresenta dunque un rafforzamento delle tutele sul fronte delle liste d’attesa, ma la sua efficacia dipenderà soprattutto dalla concreta capacità di Regioni e Aziende sanitarie di trasformare le disposizioni in servizi effettivamente accessibili. Perché le garanzie previste dal Piano non rimangano sulla carta, sarà decisivo monitorarne l’applicazione e assicurare ai cittadini strumenti chiari per far valere il proprio diritto alle cure nei tempi stabiliti.

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