Liste di attesa, Cittadinanzattiva: i cittadini segnalano tempi lunghi e agende chiuse

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Agenas ha presentato la nuova Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa. Ci sono miglioramenti in 16 regioni su 21. Cittadinanzattiva: per il 2025 i cittadini ci segnalano criticità sul sul rispetto dei codici di priorità e sulle agende chiuse

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Liste di attesa (Foto Pixabay)

Nel 2025 sono ancora tante le criticità nel rispetto delle liste di attesa e dei codici di priorità. In quasi due casi su tre i cittadini parlano di tempi lunghi e non rispettosi dei codici di priorità e in più di un terzo di agende chiuse o bloccate. Cittadinanzattiva anticipa qualche dato del prossimo dossier che presenterà a giugno ed evidenzia le segnalazioni critiche che arrivano dai cittadini che hanno contattato l’associazione. Per gli esami diagnostici relativi allo scorso anno, oltre la metà dei cittadini ha segnalato il mancato rispetto del codice di priorità; il 40% delle visite specialistiche urgenti non veniva erogata entro i tre giorni stabiliti dalla legge.

Questi dati arrivano a fronte dell’aggiornamento della piattaforma nazionale sulle liste di attesa.

La piattaforma nazionale delle liste di attesa

Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha presentato oggi  la nuova Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, lo strumento di supporto al governo delle liste di attesa e di monitoraggio dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie.

“Nel primo quadrimestre del 2026, rispetto al primo quadrimestre del 2025, si evidenzia un miglioramento a livello nazionale, sia per le visite che per gli esami diagnostici, su tutte le classi di priorità – evidenzia l’Agenzia – In particolare, per le prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa passa dal 76,1% al 78,7% mentre per gli esami diagnostici passa dall’83,0% all’84,7%. La tendenza al miglioramento, che riguarda 16 Regioni su 21, è ancora più marcata per le prestazioni urgenti da erogare entro 3 giorni e per quelle in classe B da erogare entro 10 giorni: questo attesta una maggiore capacità del sistema sanitario nel gestire le richieste delle persone con bisogni clinici più immediati”.

Le visite mediche che nel primo quadrimestre del 2026 non sono state erogate nei tempi previsti sono oltre 1 milione e 200 mila; oltre 688 mila gli esami diagnostici (ecografie, risonanze, tac) fatti fuori tempo massimo. Un totale di quasi 2 milioni di visite ed esami in ritardo, relative a tutte le classi di priorità Urgente, Breve, Differita e Programmata) prenotate al Cup in tutte le regioni in strutture pubbliche e private accreditate (Ansa).

Fra miglioramenti e criticità

“Alla luce di quanto ci raccontano i cittadini, – afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – il miglioramento dei tempi di attesa fra primo quadrimestre 2025 e stesso periodo del 2026, reso noto oggi da Agenas nell’ambito della presentazione dell’aggiornamento della piattaforma nazionale sulle liste di attesa, ci sembra un buon segnale, in termini di trasparenza dei dati, e soprattutto di approccio condiviso alla responsabilità sul tema da parte del Governo centrale e delle singole Regioni. Sono evidenti tuttavia anche alcune delle questioni essenziali sulle quali è necessario lavorare, affinché la stessa piattaforma risulti davvero uno strumento utile per i cittadini, nonché uno strumento efficace per il superamento delle disuguaglianze territoriali”.

“Innanzitutto – prosegue Mandorino – mancano i dati riferiti alle singole Asl, così come sarebbe necessario entrare nel dettaglio –  sia a livello territoriale, che di motivazioni – delle mancate accettazioni del cittadino del primo appuntamento offerto dal CUP. Non ci sono, inoltre, dati sufficienti sui percorsi di garanzia attivati e gestiti, ossia quelli che consentono al cittadino di avere la prestazione nei tempi utili laddove non ci sia posto nel canale pubblico, così come andrebbe integrato il monitoraggio delle visite di controllo, in particolare per i pazienti cronici e fragili. Altrettanto importante, analizzare il fenomeno delle prescrizioni non prenotate, per comprendere in che misura sia legato a problemi di inaccessibilità dei CUP o al passaggio a canali privati”.

Il rapporto di Agenas evidenzia infatti alcune criticità. Fra queste ci sono l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione: in alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P, da erogare entro 120 giorni, è estremamente elevata (anche oltre l’80%) e questo dato “appare non coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo”. La variabilità è forte e va dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte.

Altra criticità riguarda la differenza fra l’appuntamento proposto entro la soglia di garanzia e quello accettato, che a livello nazionale, nel 20% dei casi va oltre i tempi massimi.

“Ora, se è vero che il paziente può rifiutare l’appuntamento proposto per motivi personali (ad esempio per impossibilità nella data indicata, per recarsi in una struttura più vicina o da un determinato professionista), quando la percentuale di accettazione di un appuntamento oltre soglia è molto elevata è possibile che ci siano delle criticità nella gestione delle agende”, spiega Agenas.

Le prenotazioni effettive

Un altro elemento che va approfondito riguarda il rapporto fra prescrizioni e prenotazioni effettive. Sulla base dei dati di Tessera sanitaria, alla prescrizione medica fa seguito una prenotazione al CUP nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici. A livello regionale, si passa dal 67,7% della P.A. di Bolzano al 33,7% dell’Abruzzo, mentre per gli accertamenti diagnostici si va dal 73,4% sempre di Bolzano al 37,3% del Lazio.

Si stima, spiega Agenas, che “una quota di questi mancati accessi al CUP, talvolta anche significativa (25-30%), può avere ragioni “fisiologiche”: il paziente sceglie di non utilizzare la ricetta, la prescrizione è stata chiesta per poterla esibire nell’ambito di una copertura assicurativa, oppure si verificano ripetizioni di ricette originariamente errate. Tuttavia, percentuali molto elevate di mancata presa in carico della ricetta sono indicative di una qualche difficoltà nella prenotazione di prime visite ed esami prescritti, che deve essere approfondita”.

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