Maltempo e caldo estremo, l’agricoltura europea in affanno: “danni sempre più gravi”

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In vista del prossimo Consiglio Agrifish di Dublino, Copa-Cogeca lancia l’allarme sulle conseguenze dei fenomeni meteorologici estremi. Colpite soprattutto Italia, Francia, Slovenia e Austria, con pesanti perdite per colture, allevamenti e produzioni agricole.

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Nuove tecniche genomiche, biodiversità e biologico (Foto Pixabay)

L’agricoltura europea sta facendo i conti con una stagione segnata da fenomeni meteorologici estremi, che stanno compromettendo raccolti e produzioni in numerosi Paesi. In vista del prossimo Agrifish di Dublino, i rappresentanti del Copa-Cogeca delle aree maggiormente colpite hanno portato la situazione all’attenzione del commissario europeo Christophe Hansen e del ministro irlandese Martin Heydon, in rappresentanza della presidenza di turno.

Secondo l’analisi del Copa-Cogeca, le conseguenze più pesanti si concentrano soprattutto nell’Europa meridionale, centrale e occidentale. Slovenia, Austria, Francia e Italia risultano tra i Paesi più colpiti, mentre danni significativi a livello regionale sono stati segnalati anche in Spagna, Ungheria, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania.

Cereali, mais e ortaggi sotto pressione

A subire i danni maggiori sono soprattutto le colture erbacee, a partire da cereali, mais e semi oleosi. Particolarmente significativa la situazione del mais: le perdite raggiungono il 50-70% in Slovenia, il 40% in Francia e il 20-25% in Italia, con punte fino al 70% in alcune aree italiane non irrigue.

Le difficoltà non riguardano però soltanto i cereali. Patate, barbabietole da zucchero e ortaggi hanno risentito fortemente delle condizioni climatiche, soprattutto nelle zone caratterizzate da una minore disponibilità di acqua per l’irrigazione.

Frutta, uva e olive colpite dal caldo

Anche le colture permanenti stanno pagando un prezzo elevato. Frutta, uva e olive sono state sottoposte a forte stress termico, con fenomeni di scottatura solare, caduta precoce dei frutti e riduzione delle dimensioni e della qualità delle produzioni.

Gli impatti più significativi sono stati segnalati in particolare in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna. In Croazia, la produzione di frutta, e soprattutto quella vitivinicola, è stimata in calo di circa il 30%. Particolarmente vulnerabile anche il settore olivicolo: oltre il 90% degli uliveti croati non dispone di sistemi di irrigazione.

L’emergenza riguarda anche gli allevamenti

La pressione climatica si estende inoltre alla zootecnia. La riduzione della disponibilità di pascoli e foraggi sta determinando una forte contrazione della produzione di fieno. Le perdite arrivano almeno al 50% in Ungheria e oscillano tra il 30% e il 90% nelle aree maggiormente colpite della Germania.

Carenze significative di mangimi vengono segnalate anche in Francia, Slovenia, Spagna e Irlanda. In alcune zone, tra cui l’Italia, la produzione di latte è già diminuita tra il 10% e il 15%, mentre le condizioni climatiche hanno avuto ripercussioni anche sul benessere degli animali.

Più costi e nuove preoccupazioni per l’inverno

La scarsità di foraggi sta costringendo numerosi allevatori ad acquistare mangimi aggiuntivi, con un conseguente aumento dei costi di produzione. Una situazione che rischia di aggravarsi nei prossimi mesi, quando la disponibilità di scorte sarà determinante per garantire l’alimentazione del bestiame.

Il quadro presentato dal Copa-Cogeca al Consiglio Agrifish evidenzia quindi una vulnerabilità sempre maggiore del comparto agricolo europeo di fronte agli eventi climatici estremi. Tra raccolti compromessi, produzioni in calo e costi crescenti, la richiesta al livello europeo è quella di mantenere alta l’attenzione e mettere in campo strumenti adeguati per sostenere gli agricoltori e la tenuta delle filiere.

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