Meta e Google creano dipendenza dai social: il verdetto in California
Una giuria di Los Angeles, nell’ambito di un caso che ha riguardato una ragazza di 20 anni, ha stabilito che Meta e Google creano dipendenza dai social. UNC: limitare l’esposizione degli utenti
Meta e Google creano dipendenza dai social: il verdetto in California (foto Pixabay)
Meta e Google creano dipendenza dai social: è il verdetto storico raggiunto da una giuria di Los Angeles nell’ambito di un caso che ha riguardato una ragazza di 20 anni. La ragazza, Kaley G.M., – si apprende da una nota Ansa – “riceverà un compenso di 3 milioni di dollari a titolo di risarcimento danni”.
“Kaley G.M. – si legge – ha testimoniato che YouTube (proprietà Google) e Instagram (proprietà Meta) hanno istigato la sua depressione e pensieri suicidi durante l’infanzia”.
Meta e Google, la causa
“La ragazza – riporta l’Ansa – ha raccontato in tribunale di essere stata fortemente coinvolta nell’uso dei social media fin da quando aveva solo sei anni”.
In particolare, “lei e la madre hanno accusato Meta e Google, a cui fa capo YouTube, di essere state progettate per incoraggiare un consumo incontrollato da parte dei giovani utenti di internet, a scapito della loro salute mentale. Il design delle loro app, con la funzionalità dello “scorrimento infinito” e suggerimenti dei loro algoritmi, le hanno causato ansia e depressione“.
“I giurati – si legge – ora sono chiamati a deliberare l’ammontare dei danni punitivi che le società dovranno versare per dolo o frode. I 3 milioni stabiliti, di cui il 70% a carico di meta, sono infatti solo i danni morali”.
UNC: va limitata l’esposizione degli utenti
Alla luce di questa sentenza, secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, “è arrivato il momento di prendere atto della pervasività del digitale nel quotidiano delle persone (giovani e adulti)”.
Per Dona occorre “attivarsi per limitare l’esposizione degli utenti a tecnologie “forti” che possono portare ad eccessi dannosi per la salute delle persone e per l’integrità stessa della società in cui viviamo”
