Mutui, Osservatorio: le banche rivogliono la commissione per estinzione anticipata

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Sebbene il contesto attuale non faccia auspicare ad una ripresa immediata, sono in molti ad adoperarsi per costruire una propria autonomia famigliare, impegnandosi nella ricerca di una casa e informandosi sui requisiti e le modalità per ottenere un mutuo.In casi di gestione ponderata delle proprie finanze o di condizioni partiolarmente favorevoli, può inoltre verificarsi la possibilità, da parte del cliente, di concludere il proprio contratto di mutuo prima della scadenza, versando il capitale residuo e riducendo gli interessi da pagare alla banca. Questo si realizza nell’estinzione anticipata del mutuo, un’operazione per la quale, a seguito di alcune modifiche apportate dalla Legge Bersani (decreto n. 7/2007, convertito nella legge n. 40/2007), le banche non possono richiedere alcuna penale al cliente che desidera di rimborsare il mutuo prima del termine.
Questo però si sta rivelando un vincolo più pesante di quanto immaginato per le banche che chiedono la reintroduzione della “commissione per estinzione anticipata” del prestito immobialiare.
A giustificare tale richiesta è l’Abi che ha presentato un dossier al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan contenente un elenco di richieste al governo, nello specifico sul riequilibrio della pressione fiscale sugli istituti di credito (che è maggiore di 15 punti percentuali rispetto a quella applicata negli altri Paesi europei) e una rivendicazione del ruolo delle banche nell’economia anche durante la crisi, sottolineando che le banche italiane non hanno avuto bisogno di aiuti pubblici, a differenza di molte loro concorrenti in Europa.
Stando al dossier dell’Abi, l’Italia è l’unico Paese europeo dove non sono previste commissioni per l’estinzione anticipata dei mutui e ciò comporta una difficoltà per le banche nel collegare i costi di raccolta a quelli di impiego per tutta la vita dei finanziamenti ipotecari. Pertanto si richiede al Governo di ripristinare tale commissione prevedendo un periodo, proporzionale alla durata del mutuo, nel quale non è possibile il rimborso.
Elemento portante del report dell’Abi resta però la pressione fiscale, la quale registra un gap nella media del triennio 2010-2012 pari a 13,6 punti percentuali.
Questo dato spinge a le banche chiedere una rimozione delle discriminazioni di natura fiscale tra Italia e Europa, forti inoltre del fatto di non aver ricevuto aiuti pubblici (contrariamente ad altri Paesi europei) dirottati a sostegno di altri. Oltre a ciò, le banche ritengono di aver dato il proprio contributo, sopportando enormi perdite sui crediti concessi e quindi ritengono doveroso un intervento del Governo in loro aiuto.
Viene inoltre ribadito come dal primo luglio sarà applicata la nuova aliquota del 26% alla generalità dei prodotti di risparmio, destinata a sostituire quella del 20%, con l’eccezione dei titoli di Stato e di quelli ad essi equiparati ai fini fiscali. Questa rischia da un lato di amplificare alcune criticità dell’impianto normativo e, dall’altro, di disincentivare sempre di più l’afflusso di capitali esteri nel nostro paese.

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