No ai dispositivi digitali sotto i tre anni: presentata al Senato una proposta di legge
Oggi al Senato è stata presentata la prima proposta di legge per evitare l’esposizione dei bambini da 0 a 3 anni ai dispositivi digitali come smartphone e tablet, promossa da Terre des Hommes e SIP – Società Italiana di Pediatria
No ai dispositivi digitali sotto i tre anni: presentata al Senato una proposta di legge (foto Pixabay)
Niente smartphone, tablet e altri dispositivi digitali sotto i tre anni, più sostegno ai genitori fin dalla gravidanza e servizi per la prima infanzia senza schermi: è quanto prevede la proposta di legge “Disposizioni per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età”, presentata oggi al Senato su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi e promossa insieme alla Società Italiana di Pediatria e a Fondazione Terre des Hommes Italia ETS.
No ai dispositivi digitali sotto i tre anni, la proposta di legge
Il testo, sostenuto in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici – si legge in una nota – “punta a introdurre Linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi dei bambini e bambine, codificandola come prassi estremamente dannosa e da evitare entro i tre anni di vita”.
Una proposta che nasce dalle evidenze scientifiche, secondo cui “l’esposizione precoce e non appropriata ai dispositivi digitali può avere ricadute sullo sviluppo dei bambini e delle bambine. La revisione della letteratura scientifica condotta dalla Commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, che ha analizzato 78 studi sugli effetti dell’esposizione digitale, evidenzia come ogni 30 minuti di schermo in più al giorno possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio. Ed effetti negativi si riscontrano anche sulle capacità attentive ed esecutive, sulla regolazione emotiva, sul sonno e sulla relazione tra adulto e bambino”.
“Nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase di straordinario sviluppo e ha bisogno soprattutto di esperienze reali: relazione, contatto, movimento, gioco, ascolto e interazione con l’adulto – afferma Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria –. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di evitare che venga introdotta troppo presto e che sottragga spazio a esperienze fondamentali per la crescita. I pediatri, attraverso i bilanci di salute e il rapporto continuativo con le famiglie, possono svolgere un ruolo decisivo: informare, intercettare precocemente le situazioni di rischio e offrire ai genitori indicazioni concrete, senza colpevolizzarli. Questa proposta trasforma le evidenze scientifiche in un intervento strutturato di prevenzione”.
I pilastri della proposta
Sono quattro i pilastri della proposta di legge.
Linee guida nazionali per proteggere la salute digitale: la proposta prevede che, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, il Ministero della Salute, insieme ai Ministeri dell’Istruzione e della Famiglia, adotti Linee guida nazionali basate sulle evidenze scientifiche per evitare l’esposizione ai dispositivi digitali di bambini al di sotto dei 36 mesi e, per le età successive fino ai 18 anni, indicare i tempi massimi giornalieri e le modalità di accompagnamento educativo a un uso graduale e consapevole.
Una rete intorno alle famiglie (ostetriche, neonatologi, pediatri e consultori): la proposta prevede l’introduzione, nei corsi di preparazione al parto e di accompagnamento alla nascita, di moduli dedicati all’impatto delle tecnologie digitali sui neonati e all’importanza di non utilizzare i dispositivi come strumenti abituali di sedazione o intrattenimento passivo. Consultori familiari, punti nascita e servizi per la prima infanzia dovranno distribuire materiali informativi alle famiglie. Pediatri di libera scelta e medici di medicina generale dovranno integrare nei bilanci di salute una consulenza specifica sull’uso dei dispositivi tra zero e tre anni.
De-digitalizzare i servizi per l’infanzia (più relazione, gioco e movimento): per i servizi educativi pubblici e privati destinati ai bambini da zero a tre anni, la proposta prevede il divieto di utilizzo dei dispositivi digitali nelle attività educative. I progetti educativi dovranno privilegiare la relazione, il gioco libero, il movimento e lo sviluppo del linguaggio. La proposta prevede inoltre una formazione specifica del personale educativo sui rischi dell’esposizione precoce.
Formare chi si prende cura dei bambini: la proposta prevede l’integrazione dei piani di studio universitari e dei programmi di formazione continua con moduli sulla neurobiologia dello sviluppo e sui rischi digitali. La formazione riguarderà pediatri, ostetriche, educatori, assistenti sanitari e assistenti sociali, affinché tutti i professionisti che incontrano bambini e famiglie possano riconoscere precocemente le situazioni di rischio e offrire indicazioni coerenti e fondate sulle evidenze scientifiche.
