Nuove tecniche genomiche, protestano associazioni del biologico, ambientalisti e consumatori

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Le nuove tecniche genomiche (NGT) dividono il mondo scientifico, agricolo e ambientalista. La promessa è quella di piante più resistenti al clima e più produttive, ma per le voci critiche è la deregolamentazione dei nuovi Ogm

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Nuove tecniche genomiche, le voci critiche (Foto Pixabay)

Le nuove tecniche genomiche (NGT) dividono il mondo scientifico, agricolo e ambientalista. Per alcuni sono lo strumento per avere un’agricoltura più produttiva e resistente ai cambiamenti climatici. Per i critici – associazioni del biologico, ambientalisti, consumatori – sono semplicemente nuovi Ogm dei quali non si avrà tracciabilità in etichetta. Il Parlamento europeo ha adottato ieri in via definitiva il nuovo regolamento sulle piante ottenute attraverso nuove tecniche genomiche, note in Italia anche come TEA – Tecniche di Evoluzione Assistita.

Agricoltura più produttiva e resistente al clima

Il dibattito è aperto. Una valutazione positiva viene ad esempio dal Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea).

“Da oggi un’agricoltura più sostenibile, resiliente e produttiva è più vicina – ha detto il presidente Crea Andrea Rocchi – Il provvedimento varato è un passaggio fondamentale per la Ricerca che dà certezze normative e informazioni chiare e  trasparenti ad agricoltori e consumatori”.

Il Crea coordina il progetto nazionale TEA4IT che coinvolge dieci strutture di ricerca italiane tra università ed enti pubblici e privati per sviluppare, attraverso queste tecniche, piante più resistenti alle malattie e più produttive. Le attività sono in corso su colture come pomodoro, melanzana, riso, vite, mentre l’orzo maggiormente resistente a stress idrico ha già passato la valutazione interna come NGT-1. Entro il 2026 sono annunciate nelle aziende sperimentali del Crea nuove sperimentazioni con prove su pomodoro, melanzana, orzo, frumento e vite. Parallelamente, su specie come riso, agrumi, melo, kiwi e pioppo “è in corso la caratterizzazione genetica e fenotipica di linee già disponibili o in sviluppo, per le future sperimentazioni”.

Passo indietro sulla trasparenza

Le associazioni del biologico bocciano invece le nuove tecniche genomiche, di fatto considerate come nuovi Ogm. E tutte le voci critiche parlano di una vera e propria deregolamentazione.

“L’approvazione di questa normativa rappresenta un arretramento sul piano della trasparenza e delle garanzie per agricoltori e consumatori – dichiarano Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, e Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio – Restano irrisolte questioni fondamentali come la tracciabilità lungo la filiera, l’etichettatura dei prodotti destinati ai consumatori e la disponibilità di metodi affidabili di identificazione e rilevamento. Senza questi strumenti sarà sempre più difficile garantire la separazione tra filiere OGM e non OGM, con conseguenze particolarmente gravi per il settore biologico.”

Le associazioni considerano le NGT a tutti gli effetti come tecniche di modificazione genetica. Per le sigle del biologico “la loro deregolamentazione non può essere considerata una risposta efficace alle sfide poste dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dalla sicurezza alimentare. La sostenibilità e la resilienza dei sistemi agricoli europei richiedono invece investimenti nell’agroecologia, nella selezione partecipativa e nell’innovazione, valorizzando la biodiversità coltivata e il patrimonio genetico sviluppato dagli agricoltori nel corso delle generazioni”.

Le nuove tecniche genomiche e i brevetti

Particolarmente critico e preoccupante è il tema dei brevetti sulle risorse genetiche e sulle sementi.

“La possibilità – dicono FederBio e AssoBio – che tratti genetici e caratteristiche vegetali possano essere oggetto di diritti di proprietà intellettuale sempre più estesi rischia di favorire ulteriori concentrazioni di mercato, limitare l’accesso alle risorse genetiche, ridurre la libertà di ricerca e selezione e aumentare la dipendenza degli agricoltori da un numero ristretto di grandi multinazionali”.

Proseguono Mammuccini e Maffini: “La biodiversità agricola rappresenta una risorsa strategica per affrontare le sfide future. Per questo continueremo a chiedere una chiara limitazione dell’ambito dei brevetti, affinché non possano estendersi a caratteristiche presenti in natura o ottenute attraverso processi convenzionali di selezione”.

Organizzazioni contro la deregolamentazione

21 organizzazioni italiane in difesa dell’agricoltura contadina, biologica, biodinamica e dei diritti dei consumatori e dei cittadini  giudicano “gravissimo” il voto definitivo del Parlamento Europeo sulle nuove tecniche genomiche.

Il regolamento, spiegano, “produrrà una completa deregolamentazione dei nuovi OGM: dispone infatti l’abolizione della valutazione dei rischi, della tracciabilità e dei metodi di identificazione e rilevamento, delle norme in materia di responsabilità e delle misure di protezione contro la contaminazione, nonché dell’etichettatura dei prodotti per i consumatori. Oltretutto, i paesi membri dell’UE non potranno avvalersi dell’opt out, cioè della facoltà di vietare la coltivazione sul proprio territorio, oggi applicata da due terzi dei paesi membri e da alcune regioni”.

Le NGT potranno insomma circolare liberamente nel mercato e negli ecosistemi.

“Le NGT rimangono degli OGM solo per la legge sulla proprietà intellettuale – aggiungono le associazioni – Sono infatti tutte coperte da brevetti, di proprietà di poche grandi multinazionali del settore sementiero come Corteva, Bayer-Monsanto, Syngenta, KWS, Limagrain e Basf”.

Le multinazionali, è l’accusa, potranno privatizzare le sementi e perseguire gli agricoltori e i piccoli produttori di sementi per violazione di brevetto, nel caso le loro varietà contengano tratti genetici brevettati.

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