Pausa pranzo, quanto mi costi. Il pasto fuori casa diventa sempre più caro
La pausa pranzo in bar e tavola calda è diventata sempre più costosa. Federconsumatori: per un tramezzino, una bottiglietta d’acqua da mezzo litro e un caffè si spendono fino a 7 euro, 16 euro per un pasto con pasta e dessert
Pausa pranzo fuori casa è sempre più cara (Foto Pixabay)
Pranzo al bar, in tavola calda, in vari punti di ristoro: non può essere la soluzione quotidiana se si guarda all’andamento dei prezzi. La pausa pranzo negli anni è diventata sempre più cara. Rispetto allo scorso anno, stima Federconsumatori, quest’anno si arriva a spendere fino all’8% in più mentre i rincari sono a tre cifre se confrontati con il 2021. Per esempio: un piatto di pasta è aumentato del 245% in venti anni; un tramezzino del 355%; un panino del 238%. In denaro contante, quest’anno per un piatto di pasta servono in media 8 euro; per un tramezzino servono 3,50 euro e per un panino 5,25 euro. Il piatto di pasta rincara del 2% rispetto al 2025, tramezzino e panino rispettivamente del 6% e del 5%.
Sono solo alcuni degli esempi monitorati da Federconsumatori che ha analizzato i costi della pausa pranzo (QUI tutte le tabelle), aggiungendo anche i costi degli accessori per un pranzo fai da te e quello dei prodotti monodose pronti che si trovano al supermercato.
Quanto costa la pausa pranzo?
La pausa pranzo in bar e punti ristori ha infatti costi considerevoli.
“Anche i piatti più semplici hanno raggiunto prezzi inauditi: per un tramezzino, una bottiglietta d’acqua da mezzo litro e un caffè si spendono fino a 7 euro – spiega Federconsumatori – Chi mangia fuori in pausa pranzo e decide di prendere un piatto di pasta, una bottiglietta d’acqua da mezzo litro, un dessert e un caffè spende una media di 16,19 euro. Con questi costi, la spesa media a settimana ammonta a circa 81,00 euro. Considerando qualche pasto completo e qualcuno più frugale, si raggiunge una spesa annua tra i di 2.760 euro e i 3.250 euro”.
Risparmio home made
Ecco allora che la soluzione più semplice è anche la più economica: portare il pranzo da casa. Alcuni scelgono semplicemente i piatti pronti nei punti vendita della gdo. Se invece il pranzo viene dalla cucina di casa – opzione che permette di seguire regimi dietetici e quant’altro – l’associazione stima un risparmio di oltre il 75% rispetto al bar o tavola calda.
L’attenzione al risparmio si unisce al controllo sulla qualità dell’alimentazione. Questo però non elimina il tema dei costi.
“Rimane il fatto che, nell’ottica di tutelare il potere di acquisto dei lavoratori, occorrono interventi strutturali. In primo luogo, chiediamo un innalzamento del valore dei buoni pasto, spesso del tutto insufficienti a fronte degli aumenti registrati negli ultimi anni – afferma Federconsumatori – Inoltre, sollecitiamo un monitoraggio puntuale e continuo dei prezzi praticati da bar, tavole calde, mense, punti di ristoro e gdo. Gli aumenti registrati risultano, infatti, in molti casi, sproporzionati rispetto all’effettivo andamento dei costi di gestione e potrebbero risentire, spesso, di dinamiche poco trasparenti e volontà speculative”.
