Proteine alternative, la proposta: ridurre l’Iva sulle bevande vegetali

0

Ridurre l’Iva dal 22% al 4% sulle bevande vegetali: è una delle proposte della rete RIPA, Rete italiana proteine alternative, che intende promuovere le proteine vegetali e alternative come leva di sviluppo, transizione a modelli alimentari più sostenibili, campo di innovazione e ricerca

evento proteine vegetali

Proteine vegetali, leva di sviluppo e di sostenibilità

Una rete per promuovere le proteine vegetali e più in generale le proteine alternative, che hanno un ruolo come “leva strategica per la sostenibilità, l’innovazione e la competitività del sistema agroalimentare italiano ed europeo”. Fra innovazione, alimentazione e sostenibilità, un evento ieri a Roma della rete RIPA- Rete Italiana Proteine Alternative ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, del mondo delle imprese e della ricerca per discutere del ruolo strategico delle proteine vegetali nel futuro del sistema agroalimentare italiano ed europeo.

Ridurre dal 22% al 4% l’Iva sulle bevande vegetali

RIPA è una realtà nata nel 2025 che unisce organizzazioni no profit e aziende innovative nel settore per promuovere lo sviluppo delle proteine alternative e la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili.

Una delle proposte che ha portato avanti è molto concreta: ridurre l’Iva sulle bevande vegetali dall’attuale 22% al 4%.

Il mercato delle bevande vegetali è interessante. Nel 2025 il mercato italiano delle bevande vegetali ha raggiunto un valore di circa circa 342 milioni di euro. Le bevande vegetali rappresentano “il 50% del mercato plant-based italiano e circa l’8% del mercato complessivo del latte”, spiega il position paper di RIPA.

In diversi paesi europei la tassazione delle bevande vegetali prevede aliquote Iva ridotte, analoghe a quelle del latte vaccino, perché considerate parte di un’alimentazione quotidiana e basata su molti fattori quali salute, ambiente e intolleranze. In Francia l’Iva è al 5,5%, in Spagna al 20%, in Germania al 19%, in Belgio e Svezia al 6%. In Italia è al 22% perché le bevande vegetali sono considerate come bevande e non come alimenti di base, nonostante il loro utilizzo sia sempre più assimilabile a quello del latte animale. La proposta avanzata dalla rete è dunque quella di ridurre l’Iva al 4% per rendere più accessibili questi prodotti e sostenere le filiere nazionali di legumi e cereali.

Il ruolo delle proteine vegetali

Le proteine vegetali sono alla base della transizione verso modelli alimentari più sostenibili. Il position paper ricorda che, fra le principali fonti proteiche, ci sono “quelle di origine vegetale, ricavate da legumi, cereali e altri prodotti vegetali e quelle proteine ottenute tramite fermentazione, attraverso l’impiego di microrganismi in processi biotecnologici”.

Nell’ottica della transizione ecologica, comprendono un insieme di alimenti che possono affiancare o sostituire le proteine di origine animale, offrono un’alternativa alla carne e hanno un minore impatto ambientale.

 

“Proteine vegetali: eccellenze tradizionali e leve strategiche per il Made in Italy nel quadro delle politiche europee per la sostenibilità, l’innovazione e la transizione dei sistemi agroalimentari”, Roma, 2 luglio 2026

 

Ricerca e innovazione, produzione e consumo di legumi

È un sistema in forte crescita e centrale nelle strategie europee per la transizione dei sistemi alimentari verso modelli più sostenibili e a minore impatto ambientale. Oltre alla riduzione dell’Iva sulle bevande vegetali, una seconda proposta della rete RIPA è quella di creare un Fondo nazionale per sostenere ricerca, innovazione e sviluppo industriale: il settore del plant-based in Italia ha raggiunto un valore di 639 milioni di euro, è cresciuto del 16% negli ultimi due anni, potrebbe generare fino a 10 miliardi di euro di valore aggiunto e oltre 31.000 nuovi posti di lavoro entro il 2040.

L’altra richiesta è quella di sostenere produzione e consumo di legumi, per rafforzare la produzione nazionale, ridurre la dipendenza dalle importazioni, valorizzare il primato italiano nella produzione di soia e favorire la nascita di nuove filiere ad alto valore aggiunto per il sistema agroalimentare. L’Italia è il primo produttore europeo di soia, ma importa circa l’80% del prodotto utilizzato; lo sviluppo delle filiere delle leguminose potrebbe ridurre in Europa fino a 350.000 tonnellate di importazioni di proteine vegetali e 63.000 tonnellate di fertilizzanti.

«Le proteine vegetali – dichiarano Claudio Pomo, Alessandro Ricciuti e Chiara Caprio, promotori di RIPA – Rete Italiana Proteine Alternative – non rappresentano una contrapposizione alle produzioni tradizionali del Made in Italy, ma un’opportunità di diversificazione e di rafforzamento dell’intero comparto agroalimentare, con ricadute positive in termini di investimenti e occupazione qualificata. La sfida, ora, è trasformare questo potenziale in politiche concrete e fare dell’Italia uno dei protagonisti europei nello sviluppo delle filiere plant-based».

Clima, sicurezza alimentare e salute

Le proteine vegetali e alternative sono uno degli ambiti emergenti nella transizione ecologica di sistemi alimentari. Permettono di ridurre le emissioni fra il 30% e il 50% su scala sistemica e fino al 90% su singoli prodotti, con un risparmio fino al 99% di acqua e al 93% di suolo.

Favoriscono la libertà di scelta dei consumatori. Nel complesso, lo sviluppo della filiera delle proteine alternative “rappresenta un’opportunità strategica per rafforzare la competitività del sistema agroalimentare italiano, creando nuove occasioni di crescita sia sul mercato interno sia sui mercati europei e internazionali”.

Le proteine vegetali, inoltre, hanno un impatto positivo sul piano ambientale e climatico e dal punto di vista della sicurezza alimentare, perché la diversificazione delle fonti proteiche riduce l’impatto sulla filiera alimentare di crisi geopolitiche, choc dei prezzi e crisi climatica.

Rappresentano un ambito ad alta intensità tecnologica, alimenta innovazione e ricerca nel food tech e nelle biotecnologie. E fanno bene alla salute.

Il position paper della rete RIPA ricorda: “In termini di salute pubblica, istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’EAT-Lancet Commission sottolineano l’importanza di diete più ricche di alimenti vegetali per la prevenzione delle principali patologie croniche non trasmissibili, tra cui malattie cardiovascolari e obesità. L’aumento dell’offerta di prodotti alternativi può quindi facilitare l’adozione di modelli alimentari più equilibrati e diversificati”.

About The Author

What do you feel about this?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *