Rapporto Coop, consumi: un paese in stallo che cerca benessere e cibo salutare

Nuove tendenze sul versante dei consumi: consumare meno, combattere gli sprechi, cercare benessere personale e a tavola. La fatica di essere italiani e le ripercussioni su consumi e cibo nel Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani

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(foto Pixabay)

Un paese in stallo, che fa fatica, in un mondo che naviga a vista. Sul versante dei consumi, l’Italia è un paese ingessato, fermo a vent’anni fa, ma si fanno strada nuove regole e priorità: consumare meno e combattere gli sprechi diventa un valore e non solo per necessità. Un quarto di chi riduce i consumi lo fa per scelta personale. La dimensione familiare rimane importante, la ricerca del benessere coinvolge anche la tavola. Il cibo è sempre più domestico (le vendite a volume negli ultimi sei anni si posizionano su un +5,6% con la MDD a 32% come quota di mercato raggiunta) e tutta l’evoluzione merceologica degli acquisti è orientata dal mantra del benessere, che fa ridurre il consumo di zuccheri e carboidrati e prodotti processati e promuove le nuove icone alimentari (ieri la curcuma e lo zenzero, poi mango ed avocado, oggi kefir e semi (di chia, di girasole, di zucca…). Come ogni anno arriva il quadro del “Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop) con la collaborazione scientifica di diversi istituti di ricerca.

Italiani nel mare in tempesta

Nel rapporto c’è spazio per l’analisi geopolitica – “il mondo naviga a vista, continuamente sottoposto ad allarmi e rischi sempre più pressanti” – che guarda agli equilibri mondiali, a crisi e conflitti, con il linguaggio delle armi che prende il posto della diplomazia. C’è il ruolo dell’Europa e a scendere quello dell’Italia, con una economia inceppata: le previsioni del consenso internazionale stimano la crescita italiana inferiore al punto percentuale (la stima dell’Ufficio Studi Coop di chiusura del Pil 2026 non supera lo 0,8%, 0,9% nel 2027).

In un mare in tempesta, gli italiani fanno fatica. Sono inquieti, temono come e più degli altri europei le guerre (87% del campione), le tensioni geopolitiche (79%), sono zavorrati da una difficile situazione economica (77%). Percepiscono la società in cui vivono più violenta di anni fa (lo affermano 4 italiani su 5). Sentono allora il peso del quotidiano e la mancanza di tempo: il 37% (e il 45% fra gli occupati) denuncia una vita in affanno in cui la quotidianità non lascia scampo e dove agli impegni lavorativi si sommano le mille incombenze del lavoro “ombra” della gestione della vita familiare (45%) e i ritmi frenetici del vivere contemporaneo (29%).

E l’affanno di tempo porta gli italiani sulla soglia di un vero e proprio burning out che colpisce il 30% degli italiani (più donne che uomini, più Gen Z che baby boomers). Si afferma il valore del benessere, affermatosi nel periodo pandemico, che ora ha una valenza diversa; prima la mente e poi il corpo. Infatti, il benessere coincide con il mantenimento di buone capacità cognitive per il 64% degli italiani, seguito dal benessere psicologico (54%) e solo a distanza dalla salute fisica (43%).

Consumare meno, evitare gli sprechi

Nel paese si fanno strada nuove regole e il valore del non consumo.

“Se è vero – afferma la Coop – che consumare meno ed evitare gli sprechi è l’obiettivo che più di tutti accomuna gli italiani trasversalmente a territori, generazioni e appartenenze sociali, per il 28% di quanti dichiarano di aver ridotto effettivamente i consumi questa è una scelta personale e non dettata da necessità economiche. E anche nella propria cerchia sociale consumare meno viene considerato un comportamento responsabile più che un segnale di minori possibilità economiche”.

Il ruolo dell’IA e le esperienze

Nella dimensione digitale il 50% degli italiani cerca consigli e idee per riparare o realizzare da soli dei prodotti. L’intelligenza artificiale diventa una consulente per gli acquisti (per il 74% dei consumatori italiani): è una IA che dà informazioni, genera ispirazione e permette di confrontare tra varie opzioni disponibili, per scegliere meglio e spendere con oculatezza risorse scarse. Gli unici consumi che tornano fra i desideri degli italiani sono quelli esperenziali: viaggi, week end, ma anche cura degli hobby, della creatività, il fai da te. Obbedisce alla stessa logica anche ciò che succede nel mercato del tech; esplodono gli acquisti di smartphone ricondizionati (nei primi 6 mesi dell’anno ne sono stati venduti 520.000 ovvero un +58% rispetto allo scorso anno) e se elettrodomestico deve essere almeno che sia funzionale e comunque accessibile. Su tutti il robottino lavapavimenti che raggiunge 1 milione di pezzi venduti pari a un +74% anno su anno.

Il cibo domestico e salutare

Il cibo è domestico, il trend dei consumi è positivo, e a fronte di un 8% di famiglie che immaginano di dover comprimere la spesa alimentare, un numero ben maggiore, il 21%, ha intenzione di farla crescere collocando i consumi alimentari domestici tra i pochissimi comparti a poter vantare un saldo positivo. Tutto questo a scapito del fuori casa: il 62% degli italiani dichiara di aver ridotto la convivialità fuori casa e il 66% denuncia apertamente il peso della difficoltà economica che impone queste difficili rinunce.

Nel carrello della spesa e sulla tavola si afferma il valore del benessere.

“Tutta l’evoluzione merceologica degli acquisti – spiega la Coop – è orientata da questo mantra che fa ridurre il consumo di zuccheri e carboidrati e prodotti processati e promuove le nuove icone alimentari – ieri la curcuma e lo zenzero, poi mango ed avocado, oggi kefir e semi (di chia, di girasole, di zucca…); il primo schizza al primo posto dei prodotti top con un +51,2%, i secondi raggiungono un altrettanto positivo +26,3%. Tra i top sale anche il comparto degli ingredienti vegan (+15,3%). Guardando nel carrello dell’ultimo anno, del resto, e approcciando diverse categorie salta agli occhi come ciò che entra è esattamente il corrispettivo più salutistico di ciò che esce. Le uova sì ma quelle allevate a terra, che crescono di un +11,6%, a fronte del -18,6% di quelle da galline allevate in batteria; il pane di segale prende il posto del pane bianco a fette (+10.7% contro il -11,5%), magari la cioccolata però fondente e non nocciolato (+4,5% vs 9,1%)”.

Cibi salutari, healthy e vegetali fanno parte della tavola, con un occhio alla bilancia e uno al pianeta. Sono una minoranza residuale coloro che dichiarano di non prestare alcuna attenzione alla componente green del cibo; 3,8 milioni di famiglie a fronte di 16 milioni che acquistano ecosostenibile o vorrebbero acquistarlo (ma appunto non possono). E i “senza” che valgono di più per tutti gli italiani sono i senza additivi (40%), i senza zuccheri aggiunti (39%), i senza parabeni, nichel, solfati (36%).

C’è poi il fattore prezzo: le scelte di acquisto sono ponderate con attenzione al contenuto e appunto al prezzo, driver di scelta obbligato a fronte della drammatica crescita dei prezzi alimentari dal 2019 al 2025 (pari a +29,7%).

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