Rincari di Natale, spesa in aumento sulla tavola (e non solo)
Il Natale di quest’anno, calcola il Codacons, costerà 22,3 miliardi di euro alle famiglie italiane, il 12,6% in più rispetto allo scorso anno. UNC: ecco tutti i rincari sul cibo di Natale
Rincari di Natale, spesa in aumento sulla tavola (e non solo) (Foto Nicole Michalou per Pexels)
Anche il brindisi di Natale costerà di più. Più 4,5% segnano i listini dello spumante, ma sono solo un particolare nel mare di rincari di Natale renderanno davvero salato il conto delle feste, in tavola e non solo. Il Natale di quest’anno, calcola il Codacons, costerà complessivamente 22,3 miliardi di euro alle famiglie italiane, circa il 12,6% in più rispetto allo scorso anno, fra alimentari, pranzi, cenoni e viaggi (per chi poi potrà permettersi di partire). L’Unione Nazionale Consumatori a sua volta fa una classifica dei cibi di Natale più rincarati e nella lista sono compresi tutti i prodotti che in genere finiscono sulle tavole: patate, carciofi, arance, lenticchie, pasticceria, salumi e pane.
Codacons: Natale 2023 costerà 22,3 miliardi di euro
“Quest’anno le famiglie metteranno sotto l’albero un totale di 7,5 miliardi di euro in termini di regali destinati ad amici e parenti, con una spesa in aumento del 12% sul 2022 – spiega il Codacons – Per il tradizionale cenone della Vigilia e pranzo di Natale si spenderanno oltre 2,8 miliardi, circa il 6% in più rispetto allo scorso anno. Milioni di italiani si metteranno poi in viaggio durante le festività natalizie generando un giro d’affari stimato in 11,6 miliardi di euro (+15% sul 2022), mentre ammonterà a circa 370 milioni di euro la spesa complessiva per il pranzo di Natale nei ristoranti italiani (+5% sul 2022). In totale, quindi, a parità di consumi il Natale 2023 costerà 22,3 miliardi di euro alle famiglie, +2,5 miliardi rispetto allo scorso anno – analizza il Codacons – A far crescere la spesa degli italiani non è certo l’incremento dei consumi, ma sono i pesanti rincari dei prezzi che interessano diversi settori, dagli alimentari ai viaggi, passando per ristorazione e strutture ricettive”.
UNC: ecco i cibi di Natale più rincarati
L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Istat disponibili per stilare le classifiche dei cibi del pranzo natalizio e di Capodanno più rincarati rispetto allo scorso anno.
Per la top 20 annua dei cibi e delle bevande tipiche del pranzo o del cenone di Natale e di Capodanno, vince la Frutta a bacca come l’Uva, che molti comperano, specie per Capodanno, ritenendo porti fortuna e che sale del 21,3% rispetto a un anno fa. Al capitolo contorni, per alcune ricette regionali non possono non esserci le Patate (pesce stocco) che sono medaglia d’argento rincarando del 18,7% e i Carciofi (abbacchio al forno), al 3° posto con +10,7%. Appena fuori dal podio, la Frutta esotica che spesso finisce sulle tavole delle feste e che rincara del 9,8%.
In quinta posizione Tonno, alici-acciughe, sgombro, salmone non affumicato con +8,6%. Seguono le Arance (+8,5%). Non mancano i dolci, in tavola e come regalo, ma quelli confezionati lievitano dell’8,2% (va meglio per quelli freschi, in 14a posizione con +3,8%). Rincarano ancora le Lenticchie cucinate spesso a Capodanno (+4,9%), seguite a ruota da Ravioli, tortellini, cappelletti, agnolotti (+4,6%). Se si vuole brindare con un Vino spumante o regalarlo si dovrà sborsare il 4,5% in più, esattamente come per Salmone affumicato e baccalà che chiudono ex aequo la top ten.
Ma fuori dai primi dieci, c’è da considerare che i cioccolatini costano il 4,1% in più, mentre il Pane fresco, molto gettonato per via degli affettati, registra un +4%, esattamente come i Salumi al banco (salame, prosciutto crudo, cotto …). Poi alcuni secondi tipici di ricette regionali, la Carne ovina con +3,6%, seguita a stretto giro da quella Bovina con +3,5%. Seguono Alcolici e liquori (+3,4%) e Pollame (+2,5%). Non va bene neanche per chi, come antipasto, prende Polpi o gamberi o cucina cozze e vongole, +2,2% ex aequo con i Vini da tavola. Chiude la top 20 il Pesce fresco, con +2,1%. Si salva, invece, chi prende Frutta secca (+0,9%).
