Ripristino natura, la Ue non è sulla buona strada per la tutela della biodiversità
Fra una settimana al via gli Stati generali della green economy. Fra i problemi dell’Europa ci sono tutela e ripristino della natura. La Ue è ancora lontana dagli obiettivi di tutela della biodiversità
Ripristino natura, la Ue non è sulla buona strada per la tutela della biodiversità (Foto Pixabay)
L’Unione europea non è ancora sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di tutela della biodiversità. Il progresso complessivo delle aree protette è lento e dovrà cambiare decisamente velocità per raggiungere l’obiettivo di ripristinare almeno il 30% di habitat oggi in cattive condizioni entro il 2030, previsto dalla Legge sul ripristino della natura.
Fra i ritardi e le difficoltà dell’Europa nella green economy c’è la tutela della natura, i cui indicatori non sono in linea con gli obiettivi di tutela della biodiversità. Anche di questo si parlerà la prossima settimana negli Stati generali della green economy 2025 che si svolgeranno il 4 e 5 novembre, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, patrocinato dalla Commissione Europea e dal Ministero delle imprese e del made in Italy.
Biodiversità e natura in Ue
Il focus di quest’anno sarà ‘La green economy europea nel nuovo contesto globale’ e farà il punto sullo stato di salute dei settori della green economy. Fra questi il tema della biodiversità in Europa, che insieme al collasso degli ecosistemi, è al secondo posto fra i maggiori rischi percepiti, entro i prossimi 10 anni, secondo quanto emerge dal Global Risks Report 2025.
Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, solo il 15% degli habitat europei è in ‘buono’ stato, il 4% è in uno stato “scarso”, il 36% è in stato ‘cattivo’ (il 45% non è classificato per mancanza di studi). Per quanto riguarda le specie presenti in Europa solo il 27% ha un buono stato di conservazione e solo il 6% mostra una tendenza al miglioramento.
L’Unione Europea ha raggiunto il 26% di area terrestre protetta e il 12% di aree marine protette. Ma il progresso è lento, mentre la connettività forestale, un indicatore dello sviluppo territoriale delle reti ecologiche (fondamentali per la biodiversità), nel 2021 nell’Unione Europea era dell’80,6%, con una diminuzione dello 0,8% rispetto al 2018.
Tutela della biodiversità in affanno
“Da questi indicatori, insieme al consumo di suolo che non si arresta, risulta chiaramente che l’Unione Europea non è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi di tutela della biodiversità”, informa la Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Le ragioni dei ritardi sono diverse ma chiare: “la crisi climatica, il modello lineare e dissipativo di crescita economica e le pressioni tradizionali dell’urbanizzazione diffusa e di un certo modello di agricoltura industriale, ancora diffuso”.
La Nature Restoration Law
Nel 2024 l’Unione Europea ha adottato misure significative per la biodiversità, in particolare con la Nature Restoration Law, la legge sul ripristino della natura. Applicarla diventa fondamentale e rappresenta un passaggio importante per la transizione ecologica europea. La legge stabilisce che i Paesi dell’Ue dovranno ripristinare almeno il 30% degli habitat in cattive condizioni (come foreste, praterie e zone umide) entro il 2030, almeno il 60% entro il 2040 e almeno il 90% entro il 2050.
«Una retromarcia nelle misure per la tutela e il ripristino del capitale naturale non conviene nemmeno dal punto di vista economico – dice Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Una parte importante delle attività economiche è, infatti, indirettamente legata o direttamente dipendente da servizi ecosistemici, forniti dal capitale naturale: dalle attività agro-alimentari a molte attività turistiche, dalla pesca alla disponibilità di acque di buona qualità, dall’uso del legno e di altri materiali naturali impiegati in molti settori produttivi, fino alla stabilità e qualità dell’assetto del territorio, necessarie per ospitare infrastrutture e insediamenti».
