Laghi fragili, Legambiente: sotto scacco di crisi climatica e inquinamento
Sono dieci i laghi “fragili” osservati speciali di Legambiente nel report “Laghi sotto pressione”. Sono minacciati da crisi climatica, inquinamento, attività umane. I più in sofferenza sono il lago Maggiore, d’Iseo e di Como, il Trasimeno, i laghi di Albano e Nemi e quello di Pergusa. Fra le sostanze inquinanti preoccupano i PFAS
Laghi fragili e sotto pressione, report Legambiente (Foto Melike B per Pexels)
I laghi d’Italia sono laghi fragili. Sono sempre più vulnerabili a causa di crisi climatica, inquinamento e attività antropiche che ne minacciano gli ecosistemi e la loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici stessi. Sotto osservazione di Legambiente finiscono in particolare dieci laghi al centro del report nazionale “Laghi sotto pressione” presentato nei giorni scorsi insieme a Goletta dei Laghi.
Sono dieci i laghi esaminati da Legambiente. E dal lago Maggiore (Piemonte e Lombardia), a quello di Como (Lario in Lombardia), dal lago di Iseo (Lombardia) al Trasimeno (Umbria) ai laghi laziali di Albano e Nemi, dal lago di Occhito (Molise e Puglia), a quello di Pietra del Pertusillo (in Basilicata), di Pergusa (Sicilia) e di Omodeo (Sardegna), questi bacini lacustri risultano estremamente vulnerabili, soprattutto sempre più in secca, con acque sempre più calde e spesso con uno stato non buono.
I laghi più in sofferenza
I laghi del Nord risultano al momento quelli più sotto pressione, seguiti da quelli del centro e del sud Italia.
Il lago Maggiore, il lago di Como e quello d’Iseo sono quelli più in sofferenza anche perché utilizzati in questa stagione anche per scopi irrigui. Ad esempio a oggi il lago Maggiore ha perso 43 milioni di metri cubi di acqua rispetto a fine giugno, registrando una percentuale di riempimento al 5 luglio del 40%. La temperatura superficiale media della sua acqua, secondo Copernicus, nel 2025 è stata di 0,75°C superiore alla media (1995-2020).
Nel Centro Italia, il lago Trasimeno è il più vulnerabile: è esteso e poco profondo, ha perso in questi giorni 169 cm rispetto allo zero idrometrico e la sua sopravvivenza dipende solo da un fragile bilancio idrico. Per quanto riguarda la temperatura superficiale media, sempre secondo Copernicus, l’anomalia nel 2025 è stata di 0,79°C superiore alla media del periodo di riferimento 1995–2020.
Soffrono anche i laghi di Albano e di Nemi nel Lazio, che, negli ultimi 40 anni, hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore a 6 metri (6,5 m a fine 2024 – inizio 2025) e una perdita di volume nelle falde di quantità ancora maggiori. Nel sud resta alta l’allerta per il lago di Pergusa che già in passato più volte si è quasi disseccato.
PFAS nei laghi
La qualità dell’acqua è poi minacciata da industrializzazione, uso di pesticidi in agricoltura, urbanizzazione crescente. Fra gli inquinanti emergenti si segnalano i PFAS, la cui presenza è stata monitorata nel Lago Maggiore, nel Trasimeno e nel Lago Lario.
Dallo scorso maggio il monitoraggio dei PFAS, ricorda Legambiente, è entrato a pieno titolo nella lista degli inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee da monitorare insieme pesticidi, farmaci, microplastiche.
Spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente: “Oggi i bacini lacustri sono sempre più vulnerabili a causa di stress multipli che incidono su di loro, come la crisi climatica e l’eccessiva attività antropica che determina un peggioramento della qualità delle acque, come denunciamo da anni con la nostra campagna Goletta dei Laghi. Per questo chiediamo a livello nazionale interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse economiche per attuare il piano di nazionale di adattamento climatico”.
